FotoPoesia #13

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And, like a dying lady lean and pale,
Who totters forth, wrapp’d in a gauzy veil,
Out of her chamber, led by the insane
And feeble wanderings of her fading brain,
The moon arose up in the murky east,
A white and shapeless mass.

Art thou pale for weariness
Of climbing heaven and gazing on the earth,
Wandering companionless
Among the stars that have a different birth,
And ever changing, like a joyless eye
That finds no object worth its constancy?



To The Moon – Percy Bysshe Shelley

Percy Bysshe Shelley nacque nel West Sussex nell’agosto 1792. Una vita segnata da crisi, malattie, vagabondaggi, problematiche legate al suo essere anarchico e radicale. Auto esiliatosi in Italia, sposa in seconde nozze Mary Godwin, la quale nel 1818, due anni dopo il matrimonio, pubblicherà Frankenstein. La storia tra Shelley, la prima moglie Harriet, Mary, famigliari e figli, è praticamente degna di una cupa telenovela…
Come spesso accade, Shelley non raggiunse mai la grande fama mentre era in vita, ma dopo la tragica morte avvenuta in un incidente di barca nel luglio 1822, tra Lerici e Viareggio, iniziò la (ri)valutazione che successivamente lo ha portato ad essere eletto come uno dei più grandi poeti lirici inglesi.

Consiglio di lettura: I Ragazzi che amavano il vento, in formato cartaceo ed eBook, un libriccino di nemmeno centoventi pagine dove vengono accennate le vite di Percy Bysshe Shelley, John Keats, George G. Byron e le rispettive scelte che li condussero in Italia.

Goodbye, my furryfriend…

2019 – 2021

Addio, amico mio. Addio, mio piccolo peloso amico. Mi mancheranno le nostre coccole, le nostre risate, il suono della mia voce mentre ti chiamavo allegramente pazzerello mio. Mi mancherà non poterti più prendere in braccio e sentire le fusa forti che emettevi. Mi mancheranno i tuoi limpidi e birbanti e dolci occhi verdi. Addio.

FotoPoesia #12

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She sights a Bird – she chuckles – Emily Dickinson


She sights a Bird—she chuckles
She flattens—then she crawls
She runs without the look of feet
Her eyes increase to Balls

Her Jaws stir—twitching—hungry
Her Teeth can hardly stand
She leaps, but Robin leaped the first
Ah, Pussy, of the Sand

The Hopes so juicy ripening
You almost bathed your Tongue
When Bliss disclosed a hundred Toes
And fled with every one.

FotoPoesia #11

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The daisy follows soft the sun – Emily Dickinson.

The daisy follows soft the sun,
and when his golden walk is done,
sits shyly at his feet.
He, waking, finds the flower near.
“Wherefore, marauder, art thou here?”
“Because, sir, love is sweet!”
We are the flower, Thou the sun!
Forgive us, if as days decline,
we nearer steal to Thee?
Enamoured of the parting west,
the peace, the flight, the amethyst,
Night’s possibility!



Quando era in vita, Emily Dickinson (1830-1886) vide pubblicati soltanto sette suoi componimenti, a cui gli editori vollero apportare diverse modifiche. Una donna poetessa a quell’epoca era pressoché impensabile…
Dopo la sua morte, la sorella Vinnie scoprì nella sua camera centinaia di poesie tutte scritte su piccoli foglietti rilegati poi assieme manualmente. Nel corso degli anni sono state pubblicate molte raccolte, la prima delle quali nel 1890 voluta proprio da Vinnie e da Mabel Todd, amica di famiglia e amante del fratello maggiore Austin. La poesia della Dickinson è soave e forte al contempo, sottolineando le meraviglie del piccolo riesce ad illustrare la bellezza del grande.

Consiglio il sito italiano emilydickinson.it, un vero database ricchissimo e stupendo da sfogliare. Non consiglio invece la serie tv Dickinson, di cui non riporto alcun link poiché mi fa orrore il solo cercarli. Un insulto al gusto e alla storia della poetessa. Un guazzabuglio di stereotipi, pietosi anacronismi pop, musica moderna, gioventù da social trasportata al 1800. Sono allibita per il successo che ha riscontrato e che le ha fatto guadagnare il rinnovo per la terza stagione. Al peggio non c’è mai limite. Un po’ come alcuni musei francesi e la decisione di sostituire i numeri romani, sia mai che occorra un po’ sforzare il cervello di questi tempi dove la banalità, il vuoto, l’analfabetismo funzionale/di ritorno imperano soprattutto sui social, luogo in cui hanno attecchito meravigliosamente.

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Me, myself and… Books #10

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Fuori il cielo è grigio e carico di nubi minacciose, gonfiate da un vento freddo a tratti molto forte. Chissà se era lo stesso cielo di centocinquantadue anni fa, quando George Eliot, pseudonimo di Mary Anne Evans coniugata Cross (1819 – 1880), scrittrice britannica tra le più importanti dell’età vittoriana, dovette accantonare la stesura del romanzo ambientato nella fittizia Middlemarch a causa della malattia del figlio dell’amante. Iniziato nel 1869, due anni dopo venne fuso all’altro racconto a cui Eliot diede vita nel 1870 e che vedeva come protagonista la figura di Dorothea. Nel 1872 il romanzo nella sua interezza venne pubblicato in otto libri e due anni più tardi, nel 1874, uscì in un unico volume ottenendo grande successo. Un’opera ambiziosa, che tratta dell’allora status femminile, di religione, di ipocrisia, di riforme. Un romanzo che come protagonista ha una città intera, la sua crescita, il suo sviluppo, il suo evolvere, visto attraverso personaggi quali Dorothea, Lydgate, Featherstone, la famiglia Vincy e tutta una serie di personaggi minori. Troppi. Veramente troppi. Un caos, nel vero senso della parola. Affrontare le lunghe, lunghissime pagine è stata davvero una scalata all’Everest. Nell’edizione Garzanti cartacea ne conta 1072…
Ho già accennato ai troppi personaggi che mi hanno causato un senso di confusione tale da darmi quasi il mal di testa. È un romanzo che ho trovato caotico, che abbisognerebbe, per i miei gusti, di una bella sfoltita. Le vicende del giovane medico Tertius Lydgate, il suo interesse per la medicina, per il progresso della scienza, passionale e orgoglioso, il matrimonio con Rosamund Vincy che pur apparendo come donna elegante e delicata dimostra una indole superficiale, egoista e incapace di scendere a compromessi. Mary Garth, schietta e gentile con idee molto salde, quasi l’opposto della bella Rosamund. Dorothea Brooke, intelligente e piena di ideali, incapace di uniformarsi allo standard femminile dell’epoca. Già questi nomi basterebbero a dare vita ad un intreccio interessante, ma George Eliot ne aggiunge molti altri, dando al coro troppe voci che finiscono per stridere l’una con l’altra. Aggiungiamo poi le riforme che all’epoca furono molte e molto discusse. Troppo. Un romanzo che per me è equivalso ad una discoteca. Ho apprezzato l’accuratezza, il realismo, le storie di Dorothea e Lydgate, l’impotenza dell’intelletto nei confronti dell’eterna ipocrisia del genere umano, ma ho fatto fatica in molti capitoli e molti passaggi, perdendomi per le strade di Middlemarch senza la più pallida idea del dove stessi andando e da dove provenissi. Saggistica e Classici sono le mie letture preferite, ma, ovviamente, non può piacere tutto.
Mi piace però questo Earl Grey Imperiale di La Via del Tè, qui in versione bustina poiché si tratta dell’omaggio che inseriscono negli ordini, l’ultimo dei quali mi è arrivato proprio in questi giorni. Un tè classico perfetto per una giornata da cielo grigio.

Gli ultimi 42 minuti…

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Nel novembre 1839 Maria Ann Smith ed il marito Thomas arrivarono in Australia dall’East Essex a bordo della Lady Nugent, andando a vivere nei pressi di Ryde, New South Wales. Maria Ann e Thomas avevano già avuto diversi figli e nella loro nuova casa lei venne conosciuta come Nonnina Smith, molto stimata dalla comunità. Maria Ann amava preparare torte di frutta fresca che ella stessa coltivava. E fu proprio nel suo compost che un giorno del 1868 vide esser spuntata una piantina nuova. Se ne prese cura e nel 1876, dopo la morte di Thomas, Maria Ann era morta nel 1870, il frutticoltore Edward Gallard acquistò parte della fattoria degli Smith sviluppando la piantina di Maria Ann, i cui frutti vennero chiamati in suo onore Granny Smith.
Io adoro le Granny Smith e adoro usarle per cucinare torte, da quelle tipiche italiane all’americana Apple Pie.
Evidentemente la Granny Smith piaceva anche ai Beatles dato che la scelsero come logo della loro Apple Corps Limited, fondata nel 1968 e che a fine anni ‘60 del secolo scorso vedeva la propria sede nel cosiddetto Apple Building, al 3 Savile Road.
E proprio sul tetto dell’Apple Corps il 30 gennaio 1969 i Beatles improvvisarono quella che poi sarebbe risultata la loro ultima performance pubblica. Insieme al tastierista Billy Preston suonarono nove riprese di cinque canzoni per un totale di quarantadue minuti, prima che la polizia entrasse nell’edificio interrompendo l’esibizione.

FotoPoesia #10

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He halted in the wind, and – what was that
Far in the maples, pale, but not a ghost
He stood there bringing March against his thought,
And yet too ready to believe the most.
‘Oh, that’s the Paradise-in-bloom,’ I said;
And truly it was fair enough for flowers
had we but in us to assume in march
Such white luxuriance of May for ours.
We stood a moment so in a strange world,
Myself as one his own pretense deceives;
And then I said the truth (and we moved on).
A young beech clinging to its last year’s leaves.


Robert Frost – A Boundless Moment




Robert Lee Frost moriva il 29 gennaio 1963 a quasi ottantanove anni, dopo una vita costellata di tragedie famigliari che mai influenzarono negativamente la dolcezza e la forza della sua produzione poetica. Vincitore di quattro Pulitzer, pubblicò la prima raccolta, A Boy’s Will, nel 1913 a Londra, grazie anche all’interessamento di Ezra Pound.

Reperti (quasi) archeologici

Sono trascorsi quasi trent’anni dal giorno in cui decisi di scostarmi dai miei soliti ascolti ed avventurarmi nell’acquisto della musicassetta (!!) di un gruppo sconosciuto, appartenente ad un genere non propriamente mio, di cui ero rimasta piacevolmente colpita da una canzone ascoltata per caso alla radio. Una canzone orecchiabile, allegra, che mi dava buonumore.
All’epoca, nella mia piccola città, c’era un negozietto di musica, il proprietario e gestore a volte dava l’impressione di sapere mentre altre… il dubbio era ben forte! Quella volta ebbi fortuna. Non riuscendo mai a beccare il momento in cui venivano detti titolo ed autore, riportai il ritornello su un foglietto e tentai la sorte. E vinsi! Insomma, ottenni ciò che cercavo. Tutta felice me ne tornai a casa ma dovetti attendere di essere sola, soprattutto dovetti nascondere bene il nuovo acquisto. E poi finalmente ebbi tempo ed opportunità per inserire la cassetta nel mangianastri, quanto mi sento vecchia ad usare questi termini ma sinceramente c’era un qualcosa che col digitale si è perso. La bellezza dell’imperfezione… Comunque, pigiai il tasto play e mi misi in ascolto.
La canzone che mi interessava, e che era stata causa di quell’acquisto, era la prima del lato B ma non potevo certo saltare di palo in frasca! Mi piacque molto l’ascolto, alcuni pezzi più di altri, ma infine decisi che fosse stata una buona spesa. Ero soddisfatta!
Quello rimase l’unico acquisto e l’unico interesse per quella band, non solo perché apparteneva ad un genere non mio, ma soprattutto ascoltando qualche pezzo degli album successivi, sempre grazie alla radio, li ritrovai anni luce dai miei gusti. Era stata solo quella canzone a colpirmi e la cassetta mi era piaciuta. Punto. Fine esperienza con il gruppo degli Spin Doctors, band newyorkese formatasi nella seconda metà degli anni ‘80 del secolo scorso; inizialmente sotto il nome Trucking Company che comprendeva il chitarrista canadese Eric Schenkman, l’armonicista John Popper ed il cantante Chris Barron, successivamente Popper lasciò ed arrivarono Aaron Comess alla batteria e Mark White al basso. Nella primavera 1989, con questa formazione, nascevano gli Spin Doctors.
A quanto pare sono ancora attivi, tra alti e bassi hanno pubblicato sei studio album e tre live album ed hanno rilasciato dodici singoli, sempre nel loro genere Alternative/Funk/Jam. La canzone che mi colpì era Two Princes che ad oggi rimane uno dei loro più grandi successi internazionali. Fu pubblicata come singolo nel 1993, grazie al successo ottenuto in radio, arrivando settima in classifica USA, prima in Islanda e Svezia, seconda in Canada e terza in Australia. Nella musicassetta era la prima traccia del lato B dello studio album di debutto, uscito il 20 agosto 1991, Pocket Full of Kryptonite; inizialmente vendette 60.000 copie ma diverse stazioni radio iniziarono a passare continuamente il singolo Little Miss Can’t Be Wrong a metà del 1992 e successivamente il già citato Two Princes. Gli ascolti ebbero successo e portarono l’album ai primissimi posti delle classifiche Billboard Heatseekers e Billboard 200. Pocket Full of Kryptonite è stato l’album più venduto degli Spin Doctors ed è stato certificato cinque volte disco di platino dalla RIAA.
Pocket Full of Kryptonite è una citazione dalla traccia di apertura, Jimmy Olsen’s Blues, nella quale il personaggio dei fumetti di Superman cerca di convincere Lois Lane a preferire lui al supereroe in calzamaglia. Il richiamo a Superman si trova anche nella immagine di copertina, una cabina telefonica.

Yeah
One, two princes kneel before you
That’s what I said now
Princes, princes who adore you
Just go ahead now
One has diamonds in his pockets
And that’s some bread now
This one said he wants to buy you rockets
Ain’t in his head now

This one, he got a princely racket
That’s what I said now
Got some big seal upon his jacket
Ain’t in his head now
You marry him, your father will condone you
How ‘bout that now?
You marry me, your father will disown you
He’ll eat his hat now

Marry him, or marry me
I’m the one that loves you, baby, can’t you see?
I ain’t got no future or family tree
But I know what a prince and lover ought to be
I know what a prince and lover ought to be


FotoPoesia #9

Foto Mia

I KNOW not how it falls on me,
This summer evening, hushed and lone;
Yet the faint wind comes soothingly
With something of an olden tone.
Forgive me if I’ve shunned so long
Your gentle greeting, earth and air!
But sorrow withers e’en the strong,
And who can fight against despair?


Emily Brontë

Costellata da tragedie, problemi di salute ma anche da un innato talento letterario, la vita di Emily Brontë ebbe termine il 19 dicembre 1848. Fin da bambina, assieme a sorelle e fratello, diede vita a luoghi immaginari dove, tramite scritti, facevano accadere le storie più disparate. Molte poesie appartengono al cosiddetto ciclo di Gondal a cui si dedicherà praticamente fino alla fine. Fu Charlotte, la terza dei sei figli di Maria (nata Branwell) e Patrick Brontë, a trovare alcune poesie della sorella ed insistere poi per curarne una pubblicazione, Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell. Sempre Charlotte, rimasta ultima Brontë, felicemente sposata da poco e prima di morire nel marzo 1855 quasi certamente per iperemesi gravidica, si occupò di sistemare altri cicli di poesie delle sorelle. Alcuni taccuini di Emily sono rare testimonianze.
Nota soprattutto per Wuthering Heights, Emily fu anche una elegantissima poetessa nei cui scritti sapeva trasmettere tutta una serie di intense e vivide emozioni.