Lievitazione ultrarapida…

Buzz Aldrin immortalato da Neil Armstrong

Il 20 luglio 1969 era una domenica. Una piacevole ed elettrizzante domenica di luglio. Alle ore 20:17 UTC (compromesso tra Coordinated Universal Time e Temps Universel Coordonné, fuso orario a riferimento globale sul quale si calcolano tutti gli altri), 22:17 italiane, una voce maschile un po’ eccitata, un po incredula e un po’ disturbata pronunciò quella che poi divenne una storica frase: Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed.


Quando Neil Armstrong disse queste parole, pochi secondi dopo lo storico allunaggio, la popolazione mondiale contava qualcosa in più di 3,625,680,600. Mentre sto scrivendo, sul sito Worldometer i numeri si muovono velocemente. E sono inquietanti e preoccupanti.
7,880,658,826… (in aggiornamento)
PIÙ DI 4 MILIARDI DUECENTOCINQUANTA MILIONI IN 52 ANNI!!

Potremmo anche diventare tutti vegani, insettivori, crudisti. Potremmo continuare a distribuire e redistribuire cibo/acqua e ricchezza a tutti gli abitanti in egual misura. Potremmo tornare a vivere nelle caverne diventando respiriani e vestendoci con foglie di banano, ma se NON ARRESTIAMO questa spropositata crescita non avremo risolto nulla. Purtroppo per giungere a comprendere questa semplice ed enorme realtà, occorrerebbe una vera e profonda evoluzione intellettuale e nel grande numero la qualità scarseggia. E noi siamo oltre il grande numero…
Il clima ha da sempre i suoi cicli, ma la nostra impronta è stata imponente ed i danni sono sempre più evidenti. Tuttavia il pianeta si salverà da solo, come sempre. Noi siamo soltanto una delle tante forme di Vita, non abbiamo alcun fine né siamo stati messi qui per qualsivoglia motivo. Non serviamo a nessuno, se non a noi stessi. Siamo in grado di creare Bellezza ma anche Bruttezza, ma non siamo ancora entrati nella giusta ottica. Ci perdiamo in pseudo battaglie da social che servono solamente a influencer ed a ottenere like e visualizzazioni. È triste, molto triste, ma occorre arrendersi all’evidenza che la nostra specie ha già toccato l’apice ed ora è in picchiata nell’evitabile caduta che terminerà nella fine del nostro percorso. Una occasione davvero sprecata.

Francesco Petrarca 20 luglio 1304 – 19 luglio 1374

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.



Sonetto 35 del Rerum Vulgarium Fragmenta, più comunemente noto come Canzoniere.
Ispirato dal desiderio di isolarsi, di solitudine, legato al sofferto amore per Laura, sottolinea lo stretto legame tra il paesaggio e lo stato d’animo del poeta. Cercando di perdersi tra sentieri e genti, nulla però può al sentimento che lo insegue nonostante i suoi tentativi.
Luca Marenzio (1553-1599) musicò il sonetto in un madrigale a cinque voci.


Una lettura su Audible e su Storytel.

L’ultimo album…

Il 19 luglio 1977, un martedì di quarantaquattro anni fa, la RCA pubblicava Moody Blue, ventiquattresimo e ultimo studio album di Elvis Presley.

Certificato disco d’oro dalla RIIA pochi mesi dopo, successivamente, ad inizio anni ‘90, doppio disco di platino, Moody Blue ottenne un enorme successo arrivando in testa alla Billboard Top Country Albums e nei primi tre posti della Billboard 200. Stanco e con sempre più problemi di salute, Elvis, che aveva in precedenza scelto dei brani da registrare insieme al produttore Felton Jarvis (produttore anche di nomi quali Carl Perkins, Skeeter Davis, Willie Nelson, Fats Domino e che morì a quarantasei anni nel gennaio 1981 in conseguenza ad un ictus), non si presentò in studio portando Jarvis a decidere di mettere insieme alcuni pezzi provenienti dal concerto in Michigan dell’aprile precedente, altri usciti come singoli e registrazioni fatte da Elvis nello studio di Graceland nel 1976. Tra i brani, una versione di Unchained Melody dove Elvis suona il piano (registrazione del concerto in Michigan); Moody Blue che era uscito come singolo a fine novembre 1976 (registrato a febbraio a Graceland) raggiungendo il primo posto della Billboard Hot Country Singles nel febbraio 1977 (l’ultimo numero 1) ed anche una sua versione di If You Love Me, Let Me Know di Olivia Newton-John. Per abbinare titolo e vinile, la RCA decise di stampare quest’ultimo in colore blu, cosa assai rara all’epoca tanto da far credere a molti che quella decisione fosse per una sorta di tributo/collezione. Successivamente, Moody Blue venne ristampato nel classico nero e poi di nuovo in blu come commemorazione dopo il decesso. Elvis venne trovato morto a Graceland il 16 agosto, nemmeno un mese dopo l’uscita dell’album.


PS: perché non funzionano più i video YT su WordPress?!

A little bit of… Cajun #1

Il 17 luglio 1951 alle ore 14:45 Harry Choates fu dichiarato morto, il decesso avvenne in una cella della Travis County Jail, ad Austin, Texas. Choates si trovava in arresto senza condizionale da tre giorni e l’ordine era giunto dalla contea di Jefferson, partito a causa del mancato pagamento del mantenimento che la ex-moglie aveva richiesto per i figli. Alcolizzato tanto da avere reni e fegato compromessi, Choates, in forzata astinenza in cella, cadde in una forte crisi di delirium tremens arrivando a battere ripetutamente e violentemente la testa contro muri e sbarre. Svenne, entrando poi probabilmente in coma. Vennero chiamati i soccorsi, ma a nulla purtroppo servirono. Choates era famoso per il suo alcolismo che tanti danni e tanti problemi gli aveva causato, dal divorzio all’espulsione da associazioni di musicisti e scuole, dal mancato presentarsi ai concerti alla rottura con varie band musicali.

immagine presa da Google

Il 14 luglio, giorno in cui venne arrestato, Harry Choates avrebbe dovuto salire sul palco della Dessau Hall, dance hall costruita a metà degli anni ‘70 del 1800 dagli abitanti dell’omonima cittadina d’origine tedesca, situata poco a nord di Austin. Dessau Hall divenne, col tempo, famosa nei territori del Texas e della Louisiana per balli e musica Country, Rock e Cajun. Nel corso degli anni vi si esibirono nomi importanti ed emergenti quali Glenn Miller, Hank Williams, Charlie Louvin, Bob Willis, Johnny Cash, Patsy Cline, Loretta Lynn, Willie Nelson ed, ovviamente, Elvis Presley.

immagine presa da Google

Nato in Louisiana nel dicembre 1922, Harry Choates si trasferì agli inizi del 1930 in Texas, a Port Arthur, insieme alla famiglia. La carriera di studente terminò ben presto, Harry, fin da ragazzino, preferiva barcamenarsi tra scorribande, qualche lavoretto, suonare il violino dove capitava e soprattutto bere. Notato da band all’epoca sulla cresta, iniziò anche ad esibirsi con performance Country, Blues e Jazz portando lo Western Swing nella musica Cajun tradizionale. Sposato e divorziato due volte, l’alcolismo fu il suo unico e vero compagno di vita assieme al violino che suonava magistralmente. Sulla lapide della sua tomba, situata nel Calvary Cemetery a Port Arthur, è stata incisa la doppia frase Parrain de la Musique Cajun – The Godfather of Cajun Music, come Choates veniva soprannominato. Probabilmente, uno dei gesti più assurdi dovuti al suo alcolismo cronico fu la vendita dei diritti di Jole Blon per cento dollari ed una bottiglia di whiskey.




Continua…

Un giorno di pioggia…

Scrivendo il titolo mi è balzata in testa la sigla di Kiss Me Licia, ora vi risuonerà per tutto il giorno…
Sono stati i forti tuoni ed il vento freddo che penetrava dalle imposte a svegliarmi e non c’è nulla di bucolico né romantico, dato che mi ero finalmente addormentata dopo una lunga notte insonne. Un cervello sempre su di giri non è un buon compagno di vita, soprattutto per chi soffre d’ansia ed ha svariati DOC. Ma questo passa il convento, come dice un vecchio detto…

pic by me


Dopo il rituale caffè e rivista, le varie incombenze accompagnate da scrosci equatoriali con temperatura che oscilla tra i 14º ed i 15º C. Il finale roboante composto da una intensa grandinata non poteva ovviamente mancare. E mentre stringo sulle spalle l’ampio foulard, penso alla cittadina canadese di Lytton che con 49º C ha ottenuto, tristemente, il record per le temperature più elevate del paese registrate fino ad ora. Lo stato della British Columbia, dove Lytton è ubicata, è stato investito negli ultimi giorni di giugno da calura anomala che ha causato oltre 480 decessi e vari incendi. E proprio quello di Lytton è stato orrendamente devastante, riducendo in macerie gran parte dell’abitato. Centinaia di abitanti sono stati fatti evacuare, mentre la cittadina veniva divorata dalle fiamme. In rete si trovano moltissime testimonianze fotografiche e video ed altrettanti articoli.

Lytton, immagine presa da Google

Il pianeta si salva da solo, noi siamo soltanto una delle varie forme di vita funzionali alla Vita stessa, il cui unico intento è proseguire a vivere. Con le capacità di cui siamo in possesso, siamo in grado di creare Bellezza tanto quanto Bruttezza e avremmo dovuto già capire molte cose ma ahimè, siamo una specie giovane, ancora poppanti e dubito fortemente che avremo il tempo di crescere veramente e diventare adulti. Non abbiamo ancora capito che uno dei primissimi problemi da risolvere è il sovrappopolamento ed il controllo delle nascite, però abbiamo sfornato pseudo-soluzioni pseudo-salutari, un po’ come cucinare un dolce mettendo Stevia a pioggia e poi olio di cocco, Rice Krispies e Kinder Cereali, spacciandolo per un dessert salutare, adatto persino ai diabetici. Ci sarebbe da ridere se non fosse amaramente indice del nulla cosmico che molta gente ha in testa.

Questo è stato uno dei mille protagonisti del sovraffollamento nel mio cervello, che mi ha impedito di riposare. Già ieri le temperature erano un po’ calate, era anche piovuto in mattinata ma stanotte… vento freddo, pioggia torrenziale, in mattinata entrambi fortificati e raggiunti da una bella grandinata. Più che metà luglio pareva settembre avanzato, ma quelli di qualche anno fa, quando l’estate era gradevole e non eccessiva grazie all’Anticiclone delle Azzorre e forti temporali abbassavano ulteriormente le temperature, facendoci scivolare verso ottobre ed il pieno autunno. Le anomalie meteorologiche sempre più frequenti e invasive sono state succedute dalla tristezza per la perdita del mio Biancolillo e dal come la sta prendendo il fratellino rimasto. Erano in tre, ad aprile abbiamo perso Selvy, così chiamato perché era un po’ selvaggio, e Grigio, che avrei chiamato Papillon per via della macchietta bianca sotto il collo, non è più il solito micio. I quattro stavano sempre insieme ed avevano un bel legame. Grigio viveva per mangiare, dormire, gironzolare, soprattutto le prime due. Quando ho trovato il corpicino privo di vita di Biancolillo, Grigio era lì con lui e vicini mi hanno poi riferito che lo vegliava da un bel po’. Da domenica, Grigio non mangia, dorme poco restando spesso con occhi sbarrati a fissare il vuoto, ha il musetto più mogio del solito e a volte piagnucola. Non posso entrare nella sua testolina per capire cosa gli sta succedendo, non so come poterlo aiutare. Cerco di fargli sentire la mia presenza senza tuttavia stressarlo troppo, impegnandomi a creare armonia tra i due rimasti e il Bimbone di casa che tra squilibri suoi e un po’ di gelosia non è mai stato proprio contento di ritrovarsi tra i piedi i quattro. L’unica loro convivenza fino ad ora era limitata alla bella stagione ed alla terrazza in condivisione, ma ora i due rimasti hanno chiaramente espresso interesse ad entrare in casa. Non vogliono evidentemente restare soli, hanno già perso due pezzi della famiglia. E noi due piccoli pelosi membri della nostra.

Mami – Grigio

Homo Absūrdus

Assùrdo: dal latino absurdus, derivazione da surdus ossia sordo; absŭrdus/m ossia stonato, dissonante.
Una dissonanza è un qualcosa che stride, sgradevole, all’orecchio fastidioso. Può risultare stonato anche come frase, come concetto. Assurdo è tutto ciò che va oltre la ragione, la norma, il buon senso, il reale. Per trovare ampia quantità di esempi di assurdità, basta semplicemente sfogliare le miriadi di commenti di un qualunque argomento, come ad esempio le notizie sulle recenti esternazioni del presidente francese Macron. Ormai sulla COVID-19 (la malattia) causata dal SARS-CoV-2 (il virus) ne sono state dette di tutte e di più, poiché è un virus ancora tutto da scoprire, così come ciò che causa, sarebbe saggio limitare abbondantemente ascolti ed esternazioni (sia per i non addetti ai lavori che per molti del settore). Ma di stonature e di stonati invece abbondano i social, ahimè antenna amplificatrice della dissonanza che i più hanno in testa. Tra i vari commenti, oggi ne ho trovato uno davvero esilarante oltre che sintomo di scarsa capacità di discernimento.

È un farmaco sperimentale con dosi placebo e doppio cieco… Sveglia.

Devo ammettere che lo sveglia finale ormai è stimolo per risate, grasse seppur amare. Gli stonati in questione, hanno evidentemente letto alcuni dei molteplici articoli su cosa sia, come venga sviluppato e testato un vaccino, mescolato il tutto all’interno di un cranio in cui di note non ne sono mai state azzeccate nemmeno una e, infine, partorito verità oscure che soltanto loro sono in grado di smascherare. La nostra specie, auto-definitasi Homo Sapiens (io, onestamente, modificherei…), ama le storie. Ama raccontarle, crearle, modificarle, ascoltarle. Di base, H. Sapiens ha un meccanismo animista e semplicista, tutto ha uno scopo e tutto ha un perché e, soprattutto, c’è l’eterna lotta tra il bene ed il male, il cavaliere che per salvare dama e regno deve lottare contro il cattivo e perfido drago. Una sorta di diktat evoluzionistico, diciamo… Questo specifico drago avrebbe escogitato una finta malattia al fine di poterci somministrare una pseudo cura per assoggettarci al suo volere, rendendoci schiavi. All’interno di questa non cura, microchip per controllare le nostre menti e chissà cos’altro. Direi che la trama sta ben avanzando, mi munisco di qualche snack salutare (la fine del mondo sta incombendo e così la nostra schiavitù, anche perché io ne sono già soggetta poiché ho completato le due dosi vaccinali attualmente richieste, ma ciò non significa ch’io possa mangiare Pringles) ed attendo l’arrivo del cavaliere. Sperando non sia quello nero…

A little bit of Country… #14

Il 13 luglio 1974 in testa alla Billboard Top Country Albums trovavamo If You Love Me, Let Me Know di Olivia Newton-John.

immagine presa da Google

Nove settimane in classifica di cui ben cinque in vetta, l’album, pubblicato nel maggio dello stesso anno, vedeva come nuovo unico pezzo il titolo omonimo mentre tutti gli altri, in totale le tracce sono dieci, provenivano da tre album precedenti pubblicati in Europa ed Australia (Long Live Love, Olivia, Music Makes My Day). La traccia numero quattro, I Honestly Love You, divenne la prima hit statunitense della cantante; raggiunse il sesto posto nella Billboard Hot Country Singles e il primo posto nella Billboard Hot 100 (quest’ultima classifica si basa sulle vendite e sulla riproduzione radiofonica, aggiungendo in seguito vendite digitali e streaming online con il loro avvento). I Honestly Love You, prima anche nelle classifiche canadese, australiana e svedese, raggiunse solamente il ventiduesimo posto in Inghilterra dove venne pubblicata come terza traccia del lato B (parliamo di vinili…) dell’album Long Live Love. Entrambe le canzoni, If You Love Me, Let Me Know e I Honestly Love You, entrarono nella Top 10 delle classifiche US Pop, Adult Contemporary e Country.
I produttori dell’album If You Love Me, Let Me Know erano Bruce Welch, The Shadows/The Drifters backing band di Cliff Richard, e John Farrar, chitarrista e cantautore, a metà anni ‘70 anch’egli membro dei The Shadows, che scrisse, tra le altre, la conosciutissima You’re the One That I Want che vide duettare Olivia Newton-John e John Travolta nella versione cinematografica di Grease. Farrar fu autore anche di Hopelessly Devoted to You, unici due scritti appositamente per il film e che non comparivano nell’originale versione teatrale. You’re the One That I Want, vendendo oltre quindici milioni di copie è entrata di diritto nella best-selling physical singles list.
Certificato disco d’oro dalla RIIA, If You Love Me, Let Me Know ebbe un gran riscontro negli Stati Uniti entrando anche nella Billboard 200 (classifica degli album più popolari pubblicata settimanalmente).

Avrei voluto…

Avrei voluto terminare il pezzetto che stavo scrivendo su Berrettini e Wimbledon, primo italiano ad arrivare nella finale del più famoso torneo tennistico sull’erba, ma la voglia è passata. Cancellata dalla tristezza e dal vuoto dell’ennesima perdita. Tre mesi fa ho detto addio al fratellino, il mio pazzerello, ora a lui, che io chiamavo Biancolillo poiché era figlio dei fiori. Amava cacciare, inseguire le foglie, dormire sotto gli alberi, salutare tutti quelli che conosceva… quando arrivava, prima di mangiare o bere o rannicchiarsi per il meritato pisolino, veniva a salutare. Codina dritta, la cui punta vibrava di gioia e gratitudine, mi guardava facendomi l’occhiolino e accettando volentieri qualche carezza. Aveva le zampette anteriori leggermente arcuate, questo lo faceva procedere come un ballerino di danza classica. Snello, leggiadro, curioso, volteggiava tra alberi e tetti sempre a caccia di qualcosa. Mi ha portato topini, lucertole, uccellini… era il nemico giurato di tutte le nidiate del circondario, non gli sfuggiva nulla. Ed aveva una macchietta a lato del naso, che io paragonavo ad un piccolo cuore perché apparteneva ad un micio dolcissimo e buono. Addio mio piccolo amico, il mio mondo sarà più triste senza di te.

2019 – 2021

NowListening #9

Il 9 Luglio 1954 (alcuni dicono forse il 6 o 7…), al 706 Union Avenue a Memphis, Tennessee, all’interno dello Sun Studio, aperto da Sam Phillips nel gennaio 1950 con il nome Memphis Recording Service nello stesso edificio dell’etichetta discografica Sun Records, come B-Side di That’s All Right Mama, Elvis Presley assieme a Scotty Moore e Bill Black, rispettivamente chitarra e basso, registrò una versione di Blue Moon of Kentucky.

Purtroppo non riesco ad inserire nessuno dei video trovati, cliccate quindi QUI e buon ascolto!

La versione di Elvis non rispecchia l’originale lento valzer risultando più rockabilly, più veloce. Scritta nel 1945 da Bill Monroe, considerato il padre del Bluegrass, Blue Moon of Kentucky venne eseguita per la prima volta nell’agosto del 1945 al Grand Ole Opry, ormai noto e famoso appuntamento musicale settimanale da Nashville fondato nel novembre 1925. Registrata l’anno successivo a Chicago per Columbia Records, con chitarra e voce Lester Flatt e Earl Scruggs al banjo ad accompagnare Bill Monroe, venne pubblicata nel 1947 riscuotendo fin da subito un grande successo che la portò a vestire diverse versioni tra cui, appunto, quella rockeggiante di Elvis Presley. E nel 2002 l’originale di Bill Monroe venne scelta dalla Library of Congress per essere inserita nel National Recording Registry.

Blue moon of kentucky keep on shining
Shine on the one that’s gone and proved untrue
Blue moon of kentucky keep on shining
Shine on the one that’s gone and left me blue
It was on a moonlight night
The stars were shining bright
When they whispered from on high
Your love has said good-bye
Blue moon of kentucky keep on shining
Shine on the one that’s gone and said good-bye…

Me, myself and… Books #12

Il titolo originale pare un incrocio tra uno scioglilingua ed una formula magica, di quelle che una volta pronunciate appare un portale extradimensionale in grado di condurti in luoghi lontani e fantasiosi. Ed è proprio quello che mi è capitato perdendomi tra le pagine del libro in questione o meglio, ascoltandolo squisitamente letto dall’attore Vinicio Marchioni che con tono accattivante e voce bassa e roca porta in vita la storia di Long John Silver.
Pubblicato per la prima volta in Svezia nel 1995 dalla Norstedts Förlag, casa editrice tra le più antiche del paese, in Italia arriva tre anni più tardi grazie ad Iperborea. Long John Silver è l’immaginario pirata de L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson e quello narrato da Björn Larsson è l’altrettanto fittizio racconto della storia della sua lunga e avventurosa vita, fatta di ombre e luci, odio e amore, vendette e giustizie. John Silver non è né buono né cattivo, ma solo un Uomo che vuole Vivere, che ama la Vita in ogni sua sfaccettatura. Leggendo La vera storia del pirata Long John Silver, sentiamo il sole bruciare sulla pelle, il rumore dello sciabordìo contro le sponde della nave, respiriamo l’odore salmastro trasportato dalla brezza marina che gonfia le vele e ci conduce lontano, verso lidi ignoti dove la libertà è una condizione che deve essere ottenuta e mantenuta lottando contro abusi e soprusi da parte di capitàni perfidi ma capaci, tempeste che affondano navi, compagni pronti a venderti per un goccio di rum, taglie inflitte dalla Reale Marina pronta ad appenderti al più alto cappio. Ma, leggendo La vera storia del pirata Long John Silver, veniamo incantati anche dall’evidente lavoro dell’autore che mostra un impegno ed una passione veramente degni di nota. Luoghi, nomi, tecniche, modi di dire… tutto perfettamente studiato e riportato nel giusto contesto. Oltre ad essere un racconto avventuroso, con punte di filosofia della vita, La vera storia del pirata Long John Silver è anche un divertente manuale marittimo e di pirateria.
Ho letto, pardon ascoltato La vera storia del pirata Long John Silver con ventitré anni in ritardo rispetto all’uscita e forse è stato meglio così, questo ritengo sia un romanzo con più strati, più significati, uno di quelli il cui messaggio cambia a seconda dell’età in cui lo si affronta.
Si può trovare in versione cartacea, le edizioni Iperborea sono piccoli gioielli, in versione eBook ma anche audiolibro sia su Audible che Storytel grazie ad Emons Edizioni.

pic by me

L’ultimo capitolo dell’audiolibro è letto proprio dall’autore, Björn Larsson, che racconta la genesi del romanzo che in Italia ha ottenuto un grandissimo successo. E proprio quest’ultima parte l’ho ascoltata mentre il cielo si annuvolava, senza tuttavia togliere il caldo di luglio, gustando e rinfrescandomi con il mio frozen yogurt arancia e cocco senza saccarosio; Fage 0%, bevanda al cocco senza zuccheri aggiunti, polpa e buccia di una arancia frullati, un poco di eritritolo per dolcificare, poi in freezer mescolando ogni tanto per mantenere lo yogurt morbido e compatto. Uno snack o un dessert goloso e salutare.