Me, myself and… Books #1

Oggi mi sono detta che è tempo di iniziare una rubrica sulle mie letture, ma dovrei innanzitutto trovarle un nome. E darle un contesto. I libri fanno parte della mia vita da che ho ricordo. Ho vissuto una situazione assai ambigua i primi anni; se da un lato osservavo mio padre aprire un libro la sera (quasi esclusivamente manuali di elettronica, poco di Storia e ancor meno di fotografia), in casa mi era impedito leggere volumi che non fossero quelli scolastici. Sgattaiolavo nella biblioteca comunale di nascosto, carezzavo le copertine quasi con voluttà, sniffavo avidamente l’odore dei tomi vecchi nella stanza relegata ai libri con moltissimi anni, mi beavo di quel silenzio carico di storie di cui volevo sapere sempre di più. Mi ritrovavo a correre sotto tetti verdi, prendevo il tè a casa di quattro sorelle spettegolando di giardini segreti e piccoli amici convocati oltreoceano e amichette che cercavano sempre il lato positivo. Indagavo assieme a Nero Wolfe, Sherlock Holmes, Miss Marple, Sam Spade e quelli dell’87º Distretto. E che brividi d’emozione sfogliare quei vecchissimi e polverosi volumi che contenevano la Storia dei miei luoghi! Arrivò la fase di cui prima o poi soffrono tutti i lettori, quella relativa al desiderio di possedere fisicamente i libri. Questa fase mi portò a comprarli tramite una vecchia amica e nasconderli in fondo all’armadio. Eccitazione e paura si rincorrevano ogni qualvolta mi accucciavo per aprirli, sempre con il cuore in gola perché se mi avessero sorpresa…! Cosa che, immancabilmente, avvenne. Fui costretta a mostrare il mio bottino, indicando titolo, contenuto, costo e come avevo fatto a pagarli. Alcuni riuscii a infilarli dietro la scrivania, recuperandoli poi una volta rimasta sola. Fu una sorta di imputazione in aula di tribunale, che mi costò urla, diversi schiaffi, le solite genitoriali umiliazioni. Alcuni libri mi furono tolti, non ho mai saputo che fine fecero. Imparata la lezione, fui molto più accorta ma venni anche salvata dal fatto che iniziarono ad entrare in casa i libri del Premio Bancarella, quindi approfittai anche di quella piccola fortuna. Ormai non mi importava più tanto il non poter tenere con me tutti i libri che avrei voluto, il feticismo libresco non mi è mai appartenuto e quella primordiale fase era passata in fretta! Certo, è bello avere i propri preferiti in presenza cartacea che ti osservano dagli scaffali, presenza costante e rassicurante, ma un libro è un libro e non conta il formato, conta ciò che ti da, che ti lascia, che ti insegna, che ti fa provare. Un libro lo porti con te, dentro di te, per tutta la vita. Finché ho potuto ho prediletto il cartaceo; mi piaceva, mi è sempre piaciuto, mi piace ancora e mi piacerà sempre (repetita iuvant) entrare in una libreria, trovare bancarelle o incappare in androni divenuti angoli per i libri e curiosare, sfogliare, giocare al Ce l’ho!… ce l’ho… mi manca! Uscire con anche solo un libriccino è una gioia immensa, anche la milionesima edizione di una minuscola casa dell’ennesimo Il Ritratto di Dorian Gray. Ma per me è ugualmente bello scartabellare sui siti delle varie case editrici o sui millemila altri dove poter acquistare libri, seguire il flusso del momento e saltare di autore in autore, di titoli in titolo, scovandone di nuovi od emozionandomi nell’imbattermi in vecchi amici. Perché è questo che sono i libri, AMICI. Amici dai quali impari, che ti fanno ridere ma anche piangere e perché no?, che ti annoiano ed esaltano, sfiniscono ed incuriosiscono, di cui non sai fare a meno e da cui vorresti fuggire, magari anche solo una oretta o due… e l’amico non lo scegli per un mero fattore estetico, non lo scegli dalla copertina ma dal contenuto. Quindi, che sia cartaceo o digitale o in formato audio, l’Amico Libro è e sempre sarà il Migliore Amico. Books are my BFF. Rileggendo questa presentazione della mia libresca rubrica, trovo che sia già fin troppo lunga! Quindi per il momento chiudo e con il prossimo articolo, di suddetta rubrica, inizierò a parlare delle mie letture.

Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso. Daniel Pennac.

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14 pensieri su “Me, myself and… Books #1

  1. A me i libri piace averli, ma di quelli voluminosi, fuori diritti, e che conto di leggere quando andrò in pensione (ora difficilmente supero le 200 pagine) ho preso a scaricarne qualcuno: Gargantua, Bouvard e Pecuchet, non trovo Il buon soldato Sc’vejk.

  2. Il titolo incompiuto di Flaubert lo trovi in vari formati anche su Amazon, quindi credo sia acquistabile pure in libreria. Hašek invece non lo conosco, se non solo per nome. E se con Gargantua ti riferisci ai cinque libroni di Rabelais beh, auguri! 😆

  3. Pennac è tra i miei autori preferiti.

    Io ho iniziato a leggere veramente dopo la laurea, perché prima non avevo coltivato questa passione. Forse mi erano pesate le letture “imposte” dai vari insegnanti di lettere durante la scuola, fatto sta che solo dai 24 anni in poi ho iniziato ad avere costantemente un libro sul comodino.

  4. Bel post. Bella la frase di Pennac. Immagino tu sappia ciò che ne diceva Kafka (Bisognerebbe leggere, credo, soltanto libri che mordono e pungono. Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martella sul cranio, perché dunque lo leggiamo? […] Un libro deve essere un’ascia per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi].
    Questa è la mia: certi libri ti cambiano… la vita. In ogni caso, spesso ti cambiano.

  5. Penso che qualunque lettore possa ritrovare un po’ di se stesso in queste righe. Magari le vicende non saranno le stesse, ma chiunque ama i libri prima o poi si ritrova a scontrarsi con il problema dello spazio o con il problema del costo dei libri. Grazie per aver condiviso con noi questi pensieri così intimi e profondi da poter essere capiti solo da veri amanti dei libri come te.

  6. Grazie a te 🙂
    Era assai ironico che ad un certo punto, regalati da conoscenti, arrivassero i libri del Bancarella, dato che nessuno, tranne me, leggeva ma nessuno sapeva. Per molti il libro è un mero simbolo di ‘aosoquarcuno’. Un qualcosa che va a braccetto con ciò che hanno portato i moderni social, apparenza e manifestazione di sé.

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