Reperti (quasi) archeologici

Sono trascorsi quasi trent’anni dal giorno in cui decisi di scostarmi dai miei soliti ascolti ed avventurarmi nell’acquisto della musicassetta (!!) di un gruppo sconosciuto, appartenente ad un genere non propriamente mio, di cui ero rimasta piacevolmente colpita da una canzone ascoltata per caso alla radio. Una canzone orecchiabile, allegra, che mi dava buonumore.
All’epoca, nella mia piccola città, c’era un negozietto di musica, il proprietario e gestore a volte dava l’impressione di sapere mentre altre… il dubbio era ben forte! Quella volta ebbi fortuna. Non riuscendo mai a beccare il momento in cui venivano detti titolo ed autore, riportai il ritornello su un foglietto e tentai la sorte. E vinsi! Insomma, ottenni ciò che cercavo. Tutta felice me ne tornai a casa ma dovetti attendere di essere sola, soprattutto dovetti nascondere bene il nuovo acquisto. E poi finalmente ebbi tempo ed opportunità per inserire la cassetta nel mangianastri, quanto mi sento vecchia ad usare questi termini ma sinceramente c’era un qualcosa che col digitale si è perso. La bellezza dell’imperfezione… Comunque, pigiai il tasto play e mi misi in ascolto.
La canzone che mi interessava, e che era stata causa di quell’acquisto, era la prima del lato B ma non potevo certo saltare di palo in frasca! Mi piacque molto l’ascolto, alcuni pezzi più di altri, ma infine decisi che fosse stata una buona spesa. Ero soddisfatta!
Quello rimase l’unico acquisto e l’unico interesse per quella band, non solo perché apparteneva ad un genere non mio, ma soprattutto ascoltando qualche pezzo degli album successivi, sempre grazie alla radio, li ritrovai anni luce dai miei gusti. Era stata solo quella canzone a colpirmi e la cassetta mi era piaciuta. Punto. Fine esperienza con il gruppo degli Spin Doctors, band newyorkese formatasi nella seconda metà degli anni ‘80 del secolo scorso; inizialmente sotto il nome Trucking Company che comprendeva il chitarrista canadese Eric Schenkman, l’armonicista John Popper ed il cantante Chris Barron, successivamente Popper lasciò ed arrivarono Aaron Comess alla batteria e Mark White al basso. Nella primavera 1989, con questa formazione, nascevano gli Spin Doctors.
A quanto pare sono ancora attivi, tra alti e bassi hanno pubblicato sei studio album e tre live album ed hanno rilasciato dodici singoli, sempre nel loro genere Alternative/Funk/Jam. La canzone che mi colpì era Two Princes che ad oggi rimane uno dei loro più grandi successi internazionali. Fu pubblicata come singolo nel 1993, grazie al successo ottenuto in radio, arrivando settima in classifica USA, prima in Islanda e Svezia, seconda in Canada e terza in Australia. Nella musicassetta era la prima traccia del lato B dello studio album di debutto, uscito il 20 agosto 1991, Pocket Full of Kryptonite; inizialmente vendette 60.000 copie ma diverse stazioni radio iniziarono a passare continuamente il singolo Little Miss Can’t Be Wrong a metà del 1992 e successivamente il già citato Two Princes. Gli ascolti ebbero successo e portarono l’album ai primissimi posti delle classifiche Billboard Heatseekers e Billboard 200. Pocket Full of Kryptonite è stato l’album più venduto degli Spin Doctors ed è stato certificato cinque volte disco di platino dalla RIAA.
Pocket Full of Kryptonite è una citazione dalla traccia di apertura, Jimmy Olsen’s Blues, nella quale il personaggio dei fumetti di Superman cerca di convincere Lois Lane a preferire lui al supereroe in calzamaglia. Il richiamo a Superman si trova anche nella immagine di copertina, una cabina telefonica.

Yeah
One, two princes kneel before you
That’s what I said now
Princes, princes who adore you
Just go ahead now
One has diamonds in his pockets
And that’s some bread now
This one said he wants to buy you rockets
Ain’t in his head now

This one, he got a princely racket
That’s what I said now
Got some big seal upon his jacket
Ain’t in his head now
You marry him, your father will condone you
How ‘bout that now?
You marry me, your father will disown you
He’ll eat his hat now

Marry him, or marry me
I’m the one that loves you, baby, can’t you see?
I ain’t got no future or family tree
But I know what a prince and lover ought to be
I know what a prince and lover ought to be


7 pensieri su “Reperti (quasi) archeologici

  1. Ricordo bene l’esordio degli Spin Doctors, Two Princes piaceva davvero molto.
    Poi li ho persi di vista.
    E ricordo anche le mie prime cassette (Battiato e Matia Bazar). Bei tempi. Con il nastro che si incastrava e le parolacce.

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