NowListening #10

Come già raccontato, beh più che un racconto diciamo che erano proprio due righe… Dicevo, come già precedentemente accennato, luglio vede anche il compleanno di una delle più longeve band del panorama musicale inglese e globale. Sto parlando dei Rolling Stones, il cui co-fondatore Mick Jagger, personaggio alquanto eccentrico che tutti conosciamo (anche i non fan della band), oggi compie 78 anni. Come sia arrivato a questo onorevole traguardo resta uno dei grandi misteri…
L’ho già detto nello scorso scritto, i Rolling Stones non sono il mio genere, ma occorre dare a Cesare quel che è di Cesare e quindi riconoscere che come band hanno lasciato importanti impronte nella storia del Rock. Insomma, non sono una fan ma il panorama musicale sarebbe molto più povero se non ci fossero stati.
Oltre a She’s a Rainbow, trovo molto piacevole un pezzo contenuto nel loro primo album, omonimo e datato 1964. Co-scritta da Jagger e Keith Richards, registrata tra gennaio e febbraio (1964) in un piccolo studio del West End, finita nella prima pubblicazione nella versione senza la partecipazione del piano e corretta poi per le uscite successive, uscì successivamente in USA come singolo militando una decina di settimane nella Billboard Hot 100.

I want you back again
I want your love again
I know you find it hard to reason with me
But this time it’s different, darling you’ll see
You got to tell me you’re coming back to me
You got to tell me you’re coming back to me
You said we are through before
You walked out on me before
I tried to tell you but you didn’t want to know
This time you’re different and determined to go
You got to tell me you’re coming back to me
You got to tell me you’re coming back to me
I long for the nights to go by
I hear the knock on my door that never comes
I hear the telephone that hasn’t rung
You got to tell me you’re coming back to me





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6 pensieri su “NowListening #10

  1. Pure io devo ammettere a malincuore che forse un po’ di importanza l’hanno avuta, anche se sopravvalutati. Per contro sono stati anche il concentrato di tutti i luoghi comuni del rock, trasgressioni vere e fasulle, eccessi di ogni genere, e grazie a Brian Jones c’è scappato pure il morto che fa curriculum.

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