FotoPoesia #17

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Les choses qui chantent dans la tête
Alors que la mémoire est absente,
Êcoutez, c’est notre sang qui chante…
Ô musique lontaine et discrète!
Êcoutez! c’est notre sang qui pleure
Alors que notre âme s’est enfuie,
D’une voix jusqu’alors inouïe
Et qui va se taire tout à l’heure.
Frère du sang de la vigne rose,
Frère du vin de la veine noire,
Ô vin, ô sang, c’est l’apothéose!
Chantez, pleurez! Chassez la mémoire
Et chassez l’âme, et jusqu’aux ténèbres
Magnétisez nos pauvres vertèbres.



Tutto quello che canta nella testa
quando la memoria s’allontana
ascoltate, è il sangue che fa festa…
O musica discreta e lontana!
Ascoltate! Il sangue piange, è lui,
non appena l’anima è fuggita,
con voce sin allora inaudita
e che ben presto ritornerà muta.
Fratello al sangue della vigna rosa,
fratello al vino della vena nera,
o vino, o sangue, oh apoteosi!
Canto e pianto! Scacciate la memoria
e l’anima, e all’orlo delle tenebre
magnetizzate le povere vertebre.


Vendanges/Vendemmia – Paul Verlaine

Incluso da sé stesso nel cerchio dei cosiddetti poète maudit, nell’opera con lo stesso nome, Les poètes maudit, datata 1883 e dedicata anche ad Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé, Auguste Villiers de L’Isle-Adam, Tristan Corbière, Marcellino Desbordes-Valmore, Paul Verlaine (1844-1896) nasce in una famiglia della piccola borghesia e dopo gli zoppicanti studi, che non porterà comunque a termine, inizia a frequentare i café letterari e pubblicare poesie. Attivo nel periodo della Comune di Parigi, parteciperà a riviste e gruppi libertari e filosofici tra cui il famoso movimento parnassiano, per il quale l’arte non deve avere scopi sociali né politici ma soltanto portare e mostrare Bellezza (il nome deriva dal monte Parnasso o Parnàso, situato in Grecia e consacrato al dio Apollo ed alle sue Muse//Apollo era la divinità della poesia, della musica, della profezia e della scienza che illumina l’intelletto) ed il movimento decadentista. Quest’ultimo deriva dal termine décadence, riportato dallo stesso Verlaine nella poesia Langueur/Languore, dove l’autore descrive l’inaridimento esistenziale che lo aveva investito conducendolo all’avversione verso l’epoca a lui contemporanea.
Tra il 1871 ed il 1873 vive vagabondando con l’amico e amante Arthur Rimbaud, la storia tra i due si concluderà in malo modo e Verlaine verrà portato in Belgio per scontare la pena di due anni per il reato di sodomia. Uscito di prigione, vive alti e bassi con riprese di pubblicazione delle sue liriche sempre appassionate ed apprezzate. Divorzia definitivamente dalla moglie, che aveva abbandonato a suo tempo per seguire Rimbaud, inizia poi a frequentare sempre più assiduamente prostituite contraendo malattie veneree. Verlaine cade nell’alcolismo sempre più nero, tentando di strangolare la madre, fatto per cui finirà di nuovo in carcere. Dopo aver scritto liriche dal contenuto mistico, nel periodo della prima prigionia, in quest’ultima fase produce opere erotiche sia a sfondo omosessuale che eterosessuale. Verlaine infine si ammala di polmonite e la sua già precaria condizione di salute lo porta alla morte l’8 gennaio 1896. Viene seppellito presso il cimetière des Batignolles a Parigi.

Je suis l’Empire à la fin de la décadence,
Qui regarde passer les grands Barbares blancs
En composant des acrostiches indolents
D’un style d’or où la langueur du soleil danse.
L’âme seulette a mal au coeur d’un ennui dense.
Là-bas on dit qu’il est de longs combats sanglants.
O n’y pouvoir, étant si faible aux voeux si lents,
O n’y vouloir fleurir un peu cette existence!
O n’y vouloir, ô n’y pouvoir mourir un peu!
Ah ! tout est bu! Bathylle, as-tu fini de rire?
Ah ! tout est bu, tout est mangé! Plus rien à dire!
Seul, un poème un peu niais qu’on jette au feu,
Seul, un esclave un peu coureur qui vous néglige,
Seul, un ennui d’on ne sait quoi qui vous afflige!


Sono l’Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti dove danza
il languore del sole in uno stile d’oro.
Soletta l’anima soffre di noia densa al cuore.
Laggiù, si dice, infuriano lunghe battaglie cruente.
O non potervi, debole e così lento ai propositi,
o non volervi far fiorire un po’ quest’esistenza!
O non potervi, o non volervi un po’ morire!
Ah! Tutto è bevuto! Non ridi più, Batillo?
Tutto è bevuto, tutto è mangiato! Niente più da dire!
Solo, un poema un po’ fatuo che si getta alle fiamme,
solo, uno schiavo un po’ frivolo che vi dimentica,
solo, un tedio d’un non so che attaccato all’anima.


Langueur/Languore – Paul Verlaine

Il vino in foto è un blend Merlot e Sangiovese vinificato rosé. Leggermente fruttato, piacevolmente rotondo, è prodotto dalla giovane azienda toscana Castagnini di Carrara. Qui, ossia sempre in questa foto e per il pranzo, stupendamente abbinato alla parmigiana di melanzane consumata presso l’enoteca e osteria La Luna Brilla di Mulazzo.

15 pensieri su “FotoPoesia #17

  1. Ovviamente ho un debole per i poeti maledetti.
    Appena ho visto la tua foto, mi è venuta in mente Baudelaire sul vino, famosissime parole, lo so.
    Ti ringrazio, ho letto con interesse: questi approfondimenti a me piacciono sempre muchissimo 🙂

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