A little bit of Country… #13

🎵🧡12 Settembre🧡🎵

Nato il 12 Settembre 1931 a Saratoga, Texas, George Glenn Jones crebbe nel sud-est texano con un fratello e cinque sorelle, in una casa dove la musica, nel bene e nel male, era sempre presente. Il padre, che lavorava in un cantiere navale, suonava chitarra e armonica mentre la madre il piano, che suonava nella chiesa pentecostale che frequentavano. I Jones possedevano una radio ed il piccolo George scoprì così la Country Music innamorandosene. Cercava di restare sveglio per poter ascoltare i programmi del Grand Ole Opry, dove si esibivano i suoi idoli. Il padre, che aveva già problemi con l’alcol, subì un peggioramento dopo la morte di una delle figlie. Quando beveva, e beveva troppo, diventava violento con la famiglia arrivando a svegliare George costringendolo a cantare, pena un sacco di botte…
A sedici anni lasciò casa, si trasferì a Jasper, sempre Texas, dove prese a lavorare e cantare per alcune stazioni radio locali. Di questo periodo ricorderà sempre l’incontro con il suo grandissimo idolo, Hank Williams. E sempre da questo periodo arriva il nomignolo che lo seguirà per tutta la sua carriera, Possum. Seguirono il periodo militare nei Marines, la canzone di debutto, No Money in This Deal, che scrisse di suo pugno prendendo spunto dall’iconico Lefty Frizzell e che uscì nel febbraio 1954 e l’anno successivo, 1955, la presenza allo Louisiana Hayride dove si esibì in diverse serate assieme ad Elvis Presley e Johnny Cash. Sempre nel 1955 uscì Why Baby Why, un pezzo Country-Rockabilly che lo portò per la prima volta in classifica. In vetta alla quale giunse nel 1959 con la rockeggiante White Lightning.

In quei primi anni forma e costruisce voce e impostazione, che saranno poi una sua inequivocabile firma. Inizia così la lunga e altalenante carriera di una delle grandi stelle della Country Music. George si sposerà quattro volte ed avrà quattro figli. Meravigliosi i duetti con una delle consorti, Tammy Wynette, con la quale sarà legato dal 1969 al 1975 e dalla quale avrà Tamala Georgette. I due canteranno insieme anche dopo il divorzio, restando tuttavia legati dopo una lunga serie di problemi e ripetuti tentativi da parte di lui di riconciliazione (come cantò nella bellissima If Drinkin’ Don’t Kill Me Her Memory Will). George ha ereditato dal padre i problemi di alcolismo ai quali aggiunse l’abuso di droghe. Uno dei vari soprannomi, oltre a The Possum, era No Show Jones poiché poteva benissimo capitare non si presentasse a show o registrazioni a causa degli abusi. O che vi si presentasse completamente ubriaco! Fu proprio in uno di questi momenti che conobbe Merle Haggard, altra Country Legend.
Ottantasette studio album, centotrentaquattro singoli di cui una dozzina al N°1, una moltitudine di collaborazioni e duetti tra cui nove album con Tammy Wynette, numerosi premi e riconoscimenti tra cui il Grammy Lifetime Achievement, questi sono alcuni dei numeri della carriera di George Jones, durata sessant’anni tra debutto, salita, discesa, quasi oblio e poi risalita. La lunghissima lotta con droghe, alcol, problemi con la legge, ricoveri. L’aiuto importante da Nancy, quarta e ultima moglie sposata nel 1983 due anni dopo il loro primo incontro. Nell’agosto del 2012 annuncia l’ultimo tour, sessanta città con concerto finale nel novembre dell’anno successivo a Nashville. Non avverrà mai, poiché ad aprile viene ricoverato, dopo alcuni giorni in terapia intensiva muore il 26 all’età di ottantuno anni. Uno degli ultimi grandi, dopo di lui e dopo di loro la Country Music sprofonderà sempre più in sonorità troppo pop e troppo rock.

Ritornando al lontano 1955, al periodo del Louisiana Hayride, durante il quale conobbe Johnny Cash con cui rimase legato da una buona amicizia, troviamo un altro collegamento tra i due.

Johnny Cash, nato J.R. Cash e divenuto John R. Cash quando si arruola nell’Air Force nel 1950, muore il 12 Settembre 2003 a causa di complicazioni legate a diabete e sindrome di Shy-Drager diagnosticatagli nel 1997. Il tracollo fisico aveva ricevuto un ulteriore abbattimento emotivo pochi mesi prima, il 15 maggio, quando muore June Carter Cash, compagna di vita che fu la sua ancora di salvezza. La vita di Johnny Cash non fu meno travagliata di quella dell’amico George Jones, due leggende della Country Music con molti punti in comune tra i quali quel lato oscuro che ha tuttavia contribuito a renderli ciò che erano e per sempre saranno. Ma questa è un’altra storia e il dodici settembre sta quasi per finire…

A little bit of Country… #11

Venerdì 21 agosto 2020 su etichetta MCA Nashville è uscito l’ottavo studio album del cantante Country Josh Turner. Originario del South Carolina, anno 1977, da ragazzo ha fatto parte di un gruppo gospel che si esibiva in tutto lo stato ed il debutto ufficiale avvenne nel dicembre 2001, quando venne invitato ad esibirsi al Grand Ole Opry. Sul palco cantò Long Black Train, pezzo scritto interamente da lui, ottenne una standing ovation e la richiesta di un bis.
Nel 2003 uscì l’album di debutto, omonimo del pezzo con cui aveva suonato al Grand Ole Opry due anni prima, con il quale salì al 3º posto nella Top Country Albums. Durante la sua ancora giovane carriera, ha prodotto diciassette singoli di cui quattro hanno raggiunto il N°1. Tutt’oggi produce e si esibisce in musica Gospel e cristiana.

Il titolo dell’album è quello della traccia numero quattro, cover del pezzo co-scritto da Hank Williams Jr. per l’album Montana Cafe del 1986. Turner esegue la canzone assieme al giovanissimo cantante Chris Janson. Tutti i pezzi dell’album sono stati scelti da Turner perché parte della sua crescita, della sua gioventù, legati a ricordi particolari. Tra le canzoni ci sono I’ve Got It Made di John Anderson, Midnight in Montgomery di Alan Jackson, I’m No Stranger to the Rain di Keith Whitley, Desperately portata al successo da George Strait, The Caretaker di Johnny Cash, Good Ol’ Boys di Waylon Jennings. Quest’ultima è stata la sigla del noto serial The Dukes of Hazzard, di cui Jennings era l’originale storyteller.

Tornando all’album di Turner, una chicca davvero emozionante è stata la collaborazione per la cover di Forever And Ever, Amen. Co-scritta da Paul Overstreet e Don Schlitz, registrata da Randy Travis, venne pubblicata nel marzo 1987 come primo singolo dell’album Always & Forever, divenne il suo terzo N°1 nella Billboard Hot Country Singles. La voce Travis si sente solo nell’ultima parola della canzone, una voce leggera, come trasognata forse incredula poiché per Travis è stato il primo ritorno in sala registrazione dopo l’ictus del 2013 che gli ha lasciato numerosi e pesanti strascichi.

L’album mi piace, non lo trovo eccezionale ma è un buon album di cover. La voce baritonale di Turner rende giustizia a pezzi quali Good Ol’ Boys e The Caretaker, ma anche Why Me di (e con) il leggendario Kris Kristofferson. Il sound è Neotraditional, forse un po’ più rock in I’m No Stranger To The Rain, con qualche chitarra elettrica di troppo (per i miei gusti).
Se volete farvi un’idea dell’album potete andare sulla pagina YouTube dell’artista, precisamente alla playlist dedicata a Country State of Mind.

A little bit of Country… #10

Il 15 Agosto 1970 in vetta alla Billboard Top Country Album si trovava Charley Pride’s 10th Album.

Classe 1934, uno dei pochissimi afroamericani indotti nel Grand Ole Opry, musicista, imprenditore, ex-giocatore professionista di baseball, Charley Pride fu una delle galline dalle uova d’oro della RCA dopo Elvis Presley. L’apice della sua carriera lo si può collocare tra metà anni ’60 e metà anni ’80 (molti nell’area Countrypolitan dove Pop e Rock divennero davvero invasivi) dove piazzò numerose hit ed altrettanti album in vetta alle vendite.
Il 1970 vide ben 3 album al numero uno: The Best of Charley Pride (da inizio gennaio a metà marzo), Just Plain Charley (il paio di settimane a cavallo tra aprile e maggio e poi, di nuovo, dai primi di giugno a metà luglio), Charley Pride’s 10th Album.
Quest’ultimo salì al N°1 nella settimana dell’8 agosto e vi rimase fino a fine ottobre quando lasciò il posto all’album Hello Darlin’ di Conway Twitty, la cui omonima traccia fu al numero uno della Hot Country Song a giugno.

Nel 1953 Charley Pride debuttò nei Memphis Red Sox, squadra dell’allora Negro League Baseball; durante questo periodo venne incoraggiato ad entrare nel mondo della Country Music. La sua calda e gentile voce baritonale in effetti possiede una intonazione perfetta per questo genere. Nel 1958 registrò alcuni pezzi durante una visita agli studi della Sun Records e durante il periodo in cui visse in Montana (lavorava in una fonderia e giocava nella locale squadra semiprofessionale di baseball) la sera si esibiva nei locali. Nel 1965 firmò un contratto con la RCA grazie all’intervento di Chet Atkins (Mr. Guitar, cantautore, produttore ed uno dei padri del Nashville Sound). Il primo singolo, The Snakes Crawl at Night, non ebbe molto ascolto ma poi arrivò Just Between You and Me e con essa il grande successo.

Charley Pride’s 10th Album (che potete ascoltare QUI), inciso per la RCA Victor, contiene dieci tracce. Fra di queste Is Anybody Goin’ to San Antone. Rimase due settimane di aprile (1970) in testa alla Hot Country Song e venne scritta dal duo Glenn Martin e Dave Kirby, quando la presentarono in versione dimostrativa al manager di Pride, Jack D. Johnson, questi la rimaneggiò rendendola adatta al suo cliente. Venne poi presentata come il primo singolo dell’album in uscita.

Rain dripping off the brim of my hat
It sure is cold today
And here I am’a walking down sixty-six
Wish she hadn’t done me that way
Sleeping under a table at a road side park
A man could wake up dead
But it sure seems warmer than it did
Sleepin’ in our king size bed
Is anybody goin’ to San Antone
Or Phoenix Arizona
Anyplace is alright as long as I
Can forget I’ve ever known her

A little bit of Country… #9

Nel giugno 1986 con etichetta Warner Bros. usciva Storms of Life, studio album di debutto dell’allora ventisettenne Randy Travis. Tra le dieci tracce c’era On the Other Hand; scritta da Paul Overstreet e Don Schlitz, venne prima registrata da Keith Whitley, all’epoca anch’esso agli inizi, con il quale non ottenne però molto successo. Passò poi alla voce di Travis che la incise nel 1985 come singolo ottenendo però un flop. Arrivò poi il suo album di esordio, Storms of Life. Grazie ad un’altra traccia, 1982, che ebbe un buon ascolto, l’etichetta decise di tentare il rilancio di On the Other Hand come singolo ottenendo come risultato il primo posto della Billboard Hot Country Song il 26 luglio 1986.

Nato Randy Bruce Traywick il 4 maggio 1959 a Marshville, North Carolina, fin da bambino insegue la passione per la musica, sostenuto dal padre grande ammiratore di Hank Williams e George Jones. Randy inizia ad esibirsi in piccoli locali, vincendo, nel 1975, un talent contest in un club di Charlotte, il Country City USA. La proprietaria lo nota e lo scrittura come cuoco dandogli la possibilità di esibirsi sul palco. Nel 1978 incide un paio di single con la casa minore Paula Records; il primo è quasi un fallimento, il secondo entra nella Hot Country Songs restando però in fondo alla classifica. Nel 1982 Randy, assieme ad Elizabeth Hatcher, la proprietaria del Country City USA, si trasferisce a Nashville per tentare il grande salto. Ma in quel periodo il sound della città era molto Pop e Randy viene rifiutato da molte etichette perché troppo Country. Qui l’aiuto della Hatcher, che nel 1991 diverrà sua moglie, è fondamentale. Trova lavoro come manager presso un nightclub, assume Randy come cuoco facendolo esibire anche come cantante (…), gli fa incidere un album, Live at the Nashville Palace (dal nome del nightclub), che userà poi per contrattare con la sede locale della Warner Bros. Cosa che avvenne, ma i due dovettero inizialmente tenere nascosta la loro relazione e Randy adottò il nome d’arte che da allora lo accompagna, Randy Travis. Poco dopo arrivò la hit On The Other Hand e l’album d’esordio Storms of Life.

On one hand I count the reasons I could stay with you
And hold you close to me, all night long.
So many lover’s games I could play with you
And on that hand I see no reason why it’s wrong
But on the other hand, There’s a golden band
To remind of someone who would not understand
On one hand I could stay and be your loving man
But the reason I must go is on the other hand
In your arms I feel the passion, I thought had died
When I looked into your eyes I found myself
When I first kissed your lips I felt so alive
I’ve got to hand it to you girl, you’re something else
But on the other hand, There’s a golden band
To remind of someone who would not understand
On one hand I could stay and be your loving man
But the reason I must go is on the other hand.

La vita di Randy Travis è stata costellata da moltissimi problemi con la legge, alcool, droga, delinquenza giovanile ma non ne parlerò, sono altamente allergica al pettegolezzo, a quel giudicare gli altri, soprattutto sconosciuti famosi, per questioni private e personali. Il gossip non mi interessa, io guardo l’operato dell’artista. Autori, scrittori, registi, attori, cantanti, scienziati… la mia attenzione va a ciò che producono e soltanto a questo.
Negli anni ‘90 Randy ha vissuto un calo del successo che stava vivendo. Si è riciclato anche come attore e come interprete di musica cristiana. Ventidue studio album, ventitré N°1, sei Grammy, cinque CMA (Country Music Association), la carriera di Randy Travis, tra alti e bassi, è stata costellata da successi e riconoscimenti. Il 7 Luglio 2013 viene ricoverato a Dallas a causa di una cardiomiopatia dovuta ad una infezione virale delle vie respiratorie. Durante la degenza viene colpito da un importante ictus cerebrale. Subisce operazioni chirurgiche per alleviare la pressione intracraniale. Si riprende ed inizia la lunga e difficile riabilitazione. Deve imparare di nuovo a parlare, camminare, muoversi, scrivere canzoni e suonare la chitarra. La mano destra ha subito disabilità permanenti. Si mostra pubblicamente nel 2016 quando partecipa all’evento per la sua introduzione alla Country Music Hall of Fame. Partecipa ad altri eventi, mettendo qua e là qualche parola cantata, durante omaggi altrui alla sua carriera.

Ieri, 29 Luglio 2020, sette anni dopo l’ictus, trentacinque dopo la prima uscita e trentaquattro anni dopo la scalata alle vette della Billboard Hot Country Songs di On The Other Hand, Randy ha rilasciato un nuovo singolo.
Fool’s Love Affair parla di un tradimento, proprio come On The Other Hand. Con la sua voce baritonale, il tipico sound Neotraditional e la dolcezza delle sue ballate, Randy è tornato. La traccia tuttavia risale ai primi anni durante i quali tentava di ottenere dei contratti, infatti si tratta di una demo registrata prima dell’album d’esordio Storms of Life del 1986.
Il nuovo singolo si può ascoltare su Spotify, Amazon Music, YouTube Music, YouTube, Deezer.

A little bit of Country… #8

Il 20 luglio 1968 in testa alla Billboard Hot Country Songs si piazzava Johnny Cash con Folsom Prison Blues. Vi resterà per quattro settimane.

La genesi della canzone risale a metà anni ‘50, quando Cash prestava servizio a Landsberg, Germania, durante gli anni dell’arruolamento nel U.S. Army. Le prime buste paga servirono per l’acquisto di una chitarra ed un registratore, l’amore di Cash per la musica restava sempre forte e presente. Nel 1953 assistette alla visione del film di Crane Wilbur intitolato Inside the Walls of Folsom Prison, novanta minuta di cruda realtà carceraria. Il film colpì molto Cash che iniziò a buttare giù le prime tracce di quello che poi sarebbe diventato uno dei suoi più grandi successi. Musica e parole gli vennero ispirate, così parrebbe, da Crescent City Blues, una melodia orchestrale di un allora non accreditato Gordon Jenkins, che narra di una donna che sogna di fuggire dalla sua casa nel Midwest. Al contrario il pezzo di Cash, che parla di un prigioniero che sogna la libertà, è incentrato su una più veloce chitarra. Ovviamente la questione tra Jenkins e Cash finì poi in tribunale…
Nel 1955 Johnny Cash, Luther Perkins e Marshall Grant, con il nome Johnny Cash and the Tennessee Two, firmarono un contratto con il produttore Sam Phillips della Sun Records. Folsom Prison Blues venne registrata ed uscì come secondo singolo riuscendo ad arrivare 4º nella classifica Billboard Country Western Best Sellers. Giunsero fama e problemi, molti problemi. Alcol, droga, un burrascoso divorzio, problemi con la legge e poi June Carter. Carter sì, discendente di una delle famiglie più importanti per la Country Music.

Il 13 Gennaio 1968 nel penitenziario di Folsom, contea di Sacramento in California, vennero eseguiti due concerti. Il primo vide salire sul palco Carl Perkins and the Statler Brothers. A fine esibizione Cash salì sul palco, in mezzo al silenzio generale, guardò quel pubblico di carcerati e con la sua profonda voce baritonale si presentò.

Hello. I’m Johnny Cash.

Partirono poi le note di Folsom Prison Blues. E il resto appartiene alla storia.

A little bit of Country… #7

L’11 Luglio 1987 in testa alla Billboard Hot Country Songs trovavamo All My Ex’s Live in Texas di George Strait.

Co-scritta da Sanger D. Shafer e dalla sua quarta moglie Lyndia J. Shafer, nominata come Best Male Country Vocal Performance per i Grammy Awards nel 1988 (premio vinto poi da Randy Travis con Always&Forever), registrata nel settembre 1986 e parte del settimo studio album intitolato Ocean Front Property, All My Ex’s Live in Texas con il suo ritmo Western Swing rimase in classifica per undici settimane. Parte della colonna sonora del film Road House con Patrick Swayze e del videogioco Grand Theft Auto: San Andreas, cantata però in entrambi i casi dal co-autore Sanger D. Shafer.

All my ex’s live in Texas
And Texas is the place I’d dearly love to be
But all my ex’s live in Texas
And that’s why I hang my hat in Tennessee
I remember that old Frio River
Where I learned to swim
But it brings to mind another time
Where I wore my welcome thin
By transcendental meditation
I go there each night
But I always come back to myself
Long before daylight

Grazie alla meditazione trascendentale, ogni notte l’uomo torna a rivivere il suo passato in Texas, lungo il Frio River, dove faceva vita da gran donnaiolo. I ricordi della sua turbolenta e prolifica vita sentimentale lo accompagnano ogni notte, lì nel Tennessee, dove ha dovuto trovare rifugio.

A little bit of Country… #6

…of SAD Country News

Nato il 28 Ottobre 1936 a Wilmington, North Carolina, Charlie Edward Daniels è morto oggi, 6 Luglio 2020. Attivo a partire da metà anni ‘50, polistrumentista che sapeva egregiamente navigare tra Southern Rock, Country, Bluegrass, Blues, Rock, fu co-autore nel 1964 della ballad It Hurts Me portata al successo da Elvis Presley. Le sue collaborazioni furono moltissime; dai Lynyrd Skynyrd a Bob Dylan, da Leonard Cohen a Hank Williams jr, dalla Marshall Tucker Band a Johnny Cash. Trenta studio albums, otto live albums e poi LEI, la mitica, la unica: The Devil Went Down To Georgia. Il suo album d’esordio, l’omonimo Charlie Daniels di genere Southern Rock, vide la luce nel 1970 per la Capitol. Ricevette ottime critiche e fu l’inizio di una lunga e prolifica carriera. L’ultimo del 2017, una raccolta intitolata Memories, Memoirs and Miles – Songs of a Lifetime. Sposato con Hazel dal 1964, i due hanno avuto un figlio. Daniels è sopravvissuto a diversi problemi di salute, tra cui un tumore alla prostata nel 2001 ed un infarto nel 2010. È morto oggi, al Summit Medical Center in Nashville, Tennessee, in seguito ad un ictus emorragico.

A little bit of Country… #6

Il 29 Giugno 1968 in vetta alla Billboard Hot Country Songs trovavamo D-I-V-O-R-C-E di Tammy Wynette. Da sette settimane in classifica, l’ha scalata fino a salirne sul podio dove rimarrà per tre settimane. Registrata nel marzo 1968 e uscita due mesi dopo, venne scritta da Bobby Braddock (autore natio della Florida, classe 1940, membro della Country Music Hall of Fame e della Nashville Songwriters Hall of Fame) e Curly Putnam (1930-2016 originario dell’Alabama, membro della Nashville Songwriters Hall of Fame, spesso coautore assieme a Braddock, tra i suoi successi Green, Green Grass of Home portata al successo da Porter Wagoner). La donna a cui Tammy da voce parla del suo imminente divorzio, usando il trucchetto adottato dagli adulti quando in presenza dei figli piccoli, ossia parlando facendo lo spelling dei termini più forti o che non si vuole far capire.

Our little boy is four years old and quite a little man
So we spell out the words we don’t want him to understand
Like T-O-Y or maybe S-U-R P-R-I-S-E
But the words we’re hiding from him now
Tear the heart right out of me.Our D-I-V-O-R-C-E; becomes final today
Me and little J-O-E will be goin’ away
I love you both and this will be pure H-E double L for me
Oh, I wish that we could stop this D-I-V-O-R-C-E.

L’interpretazione impeccabile ed emozionante di Tammy è dovuta sicuramente alla sua voce particolare e all’aver portato in questo pezzo sentimenti ed emozioni ricollegabili alla sua tumultuosa vita. Nata Virginia Wynette Pugh il 5 maggio 1942 nel Mississippi, è stata una delle voci femminili più influenti nella Country Music, partendo dal suo singolo di maggior successo, Stand by your man, alla ventina di N°1 nella Billboard Country Chart, agli oltre trenta milioni di dischi venduti, ai temi di sofferenza e solitudine e passione che vengono affrontati nella maggior parte del suo repertorio. Cinque matrimoni (l’ultimo, con il cantautore George Richey, probabilmente violento con anche un tentato rapimento a celare abusi), quattro figlie (tra cui Tina, affetta da meningite spinale), numerosi problemi di salute che inclusero varie operazioni chirurgiche (nel 1986 dovette sottoporsi alla rimozione di una parte dello stomaco) e dipendenza dagli antidolorifici. Il 1969 può essere considerato uno dei suoi anni migliori; pubblicò l’album Greatest Hits Vol. 1 che divenne il primo per una cantante donna certificato Oro dalla Recording Industry Association of America; entrò al Grand Ole Opry; sposò il collega e icona della Country Music George Jones, con il quale, anche dopo il divorzio avvenuto nel 1975, collaborò per varie hit e album (i due ebbero una figlia, Tamala Georgette). Tammy morì a cinquantacinque anni, nel sonno, a causa di un coagulo di sangue polmonare, il 6 aprile 1998.

A little bit of Country… #5

Altro giro altra corsa!

Siamo di nuovo alla Billboard Hot Country Songs. Sul trono troviamo lui, The King of Country come in molti lo appellano, George Strait. Ho già accennato al fatto che Strait è stato uno dei nomi più importanti di quell’onda che ha riportato la Country Music alle sue radici, dopo la svolta sempre più Pop che stava prendendo negli anni ‘80. Il 23 Giugno 1990 al N°1 c’è Love Without End, Amen. Nove settimane in classifica e la terza consecutiva al primo posto, ci resterà per altre due. Scritta dal cantautore texano Aaron Barker, è stata il singolo di punta dell’album Livin’ It Up uscito il 15 Maggio 1990. Un pezzo mid-tempo nel quale di padre in figlio viene tramandato il valore dell’amore genitoriale che è incondizionato (ci sarebbe tutta una lunghissima parentesi da aprire, ma vabbè…). Aaron Barker, autori di molti pezzi per vari artisti ed anch’egli cantante, ha scritto il testo partendo da un avvenimento personale. Diventato genitore a soli diciassette anni, ha vissuto un momento problematico con il figlio che ha avuto come conseguenza numerosi dubbi sul suo modo di essere padre e sul come meglio approcciarsi ad un figlio che sta crescendo, che sta diventando adulto. Essere genitori è un qualcosa di profondamente intenso, una responsabilità senza eguali. E tutti questi pensieri Barker li ha tradotti in questa canzone di successo, con cui egli stesso si esibisce. E che nel 2002 è divenuta anche un libro.

I got sent home from school one day with a shiner on my eye
Fightin’ was against the rules and it didn’t matter why
When dad got home I told that story just like I’d rehearsed
Then stood there on those tremblin’ knees and waitin’ for the worstAnd he saidLet me tell you a secret about a father’s love
A secret that my daddy said was just between us
He said daddies don’t just love their children every now and then
It’s a love without end, amen
It’s a love without end, amen

A little bit of Country… #4

Il 20 Giugno 1977 in testa alla Billboard Hot Country Songs c’era Luckenbach, Texas (Back To The Basics Of Love). In classifica da dieci settimane, di cui cinque al numero uno, venne scritta dal duo Chips Moman e Bobby Emmons. Autori e musicisti entrambi molto attivi nella sfera musicale in Tennessee, Moman fu anche produttore e vincitore di un Grammy nel 1976 come co-autore del singolo Country Pop (Hey Won’t You Play) Another Somebody Done Somebody Wrong Song. Sempre Moman, produsse album per nomi quali Willie Nelson, Tammy Wynette, Ronnie Milsap; nel 1969 anche From Elvis In Memphis di Elvis Presley ed a metà anni Ottanta Highwayman, il primo studio album del supergruppo The Highwaymen composto da Willie Nelson, Kris Kristofferson, Johnny Cash e Waylon Jennings. E proprio a Waylon Jennings, Moman ed Emmons proposero il loro pezzo, Luckenbach, Texas (Back To The Basics Of Love).

Sebbene allo stesso Jennings non piacesse granché, come scrisse nella propria autobiografia, sapeva che sarebbe stata sicuramente una hit perché c’è sempre bisogno di una Luckenbach, ossia un luogo dove poter fuggire. Poiché proprio di questo parla la canzone; una coppia sposata, ricca, altolocata, il cui matrimonio viene messo in crisi da tutto questo vuoto e sterile (finto) benessere che ha anche portato una crisi economica. La soluzione? Mollare tutto e ricominciare in modo più semplice, a Luckenbach in Texas.

So baby, let’s sell your diamond ring
Buy some boots and faded jeans and go away
This coat and tie is choking me
In your high society, you cry all day
We’ve been so busy keepin’ up with the Jones
Four car garage and we’re still building on
Maybe it’s time we got back to the basics of loveLet’s go to Luckenbach, Texas
With Waylon and Willie and the boys
This successful life we’re livin’ got us feudin’
Like the Hatfield and McCoys
Between Hank Williams’ pain songs and
Newbury’s train songs and “Blue Eyes Cryin’ in the Rain”
Out in Luckenbach, Texas ain’t nobody feelin’ no pain

Il refrain finale vede un cameo di Willie Nelson ed i riferimenti in tutto il testo sono numerosi, a cominciare da nomi quali Hank Williams e Jerry Jeff Walker, e la storica faida delle famiglie Hatfield–McCoy avvenuta tra metà e fine del 1800 nell’area rurale Kentucky/West Virginia. E, su tutto, aleggiano inconfondibili la voce e la chitarra del mitico Waylon, uno dei pionieri dell’Outlaw Country.