Isole nella corrente

Il 29 Ottobre 1983, al N° 1 della Billboard Hot 100, era posizionato Islands In The Stream, un duetto eseguito da Dolly Parton e Kenny Rogers.

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Con un ritmo Pop con un pizzico di R&B che ha scalato anche le classifiche Country and Adult Contemporary, prende il titolo da un romanzo di Ernest Hemingway. Certificata oro e doppio platino dalla Recording Industry Association of America, fu scritta inizialmente pensando a Marvin Gaye. Gli autori? I fratelli Barry, Robin e Maurice Gibb. The Bee Gees. Quando Kenny Rogers si ritrovò in studio per la registrazione, qualcosa non lo prendeva. Il pezzo non lo convinceva. Fortunatamente, i fratelli Gibb, sapendo della presenza di Dolly Parton nello stesso edificio per altre registrazioni sue, ebbero l’idea di raggiungerla e proporle un duetto. E successo fu. Islands in the stream ha scalato le classifiche sia Country che Pop negli USA e le classifiche Pop di mezzo mondo, compreso Spagna, Belgio, Canada, Australia, contando anche milioni di digital downloads.
I Bee Gees hanno eseguito la loro versione dal vivo allo MGM Grand di Las Vegas nel 1997, mentre la versione in studio si trova nella compilation Their Greatest Hits: The Record del 2001.

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Islands In The Stream è stato il primo dei romanzi di Ernest Hemingway pubblicati postumi, esattamente nel 1970 e venne scritto dall’autore tra il 1950 ed il 1951. La genesi fu lunga e complessa, l’autore proveniva dalle pessime recensioni di Across the River and Into the Trees. Islands in the stream è composto da tre parti il cui protagonista è Thomas Hudson in, appunto, tre periodi differenti della sua vita. Thomas Hudson lo conosciamo pittore sull’isola di Bimini, spensierato e tranquillo in attesa dell’arrivo dei tre figli. E la prima parte si svolge con essi e con il grande amico Roger Davis, un animo più dinamico e conflittuale rispetto ad Hudson. Le vicende sulla splendida e assolata isola di Bimini finiscono con un dramma e ritroviamo poi Hudson a Cuba, in una versione più cinica, quasi brutale. Ma è il dramma che lega le due parti, anzi tutte e tre poiché è subentrata la Seconda Guerra Mondiale ed il lungo racconto di Thomas Hudson termina tra ricordi, rammarichi, disperazione e rinunce…
Isole Nella Corrente è un romanzo a tratti dispersivo ed a tratti pesante, con richiami a molti altri scritti dell’autore, in particolare Per Chi Suona La Campana. Sinceramente, in molti punti, soprattutto nella prima parte che avrebbe dovuto nominarsi The Sea When Young e che poi in fase di correzione postuma divenne semplicemente Bimini, sono stata tentata di abbandonare. Eppure Hemingway mi piace, molto, ma non tutte le ciambelle escono col buco…

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Boots and Music…

Prendersi cura dei propri stivali è fondamentale. Eliminare sporco e polvere e idratare il pellame è necessario affinché lo stivale duri nel tempo e sia sempre performante. Una buona spazzola, un panno pulito ed una emulsione sono i miei strumenti; quest’ultima pulisce, idrata e lucida e crea anche una sorta di protezione temporanea contro la polvere. Ho sempre trovato quasi catartico il rito della pulizia degli stivali, come se togliere ciò che vi si è depositato fino a quel momento servisse a ricominciare, a creare nuovi percorsi, a spazzare via ciò che appesantisce. Un pò come la pioggia rigeneratrice…



cowboys boots are a statement, a way of life

I cowboy boots non sono scarpe, non sono semplicemente un accessorio calzabile, sono uno stile di vita, una dichiarazione d’intenti. E di Essere.
Riconosciuti ufficialmente come state footwear in Texas, la loro nascita risale ad un periodo tra metà e fine 1800, quando i mandriani, cowboys, presero a chiedere e ricercare specifiche caratteristiche partendo dagli stivali dei vaqueros provenienti dal Messico e soprattutto dalla Spagna. L’area dove i cowboy boots nacquero è compresa tra Texas, Oklahoma e Kansas, nei pressi di quel Chisholm Trail reso famoso da film e leggende. E proprio quest’ultima narra che nel 1876, uno sconosciuto cowboy si recò dal bootmaker C.H. Hyer ad Olathe, Kansas, chiedendo specificatamente un nuovo tipo di stivale e così vide luce lo stivale con punta appuntita, tacco rialzato e bordatura superiore smerlata. In pratica l’origine dei cowboy boots…
Poco dopo nacquero Justin Boots e Lucchese Boots, entrambi in Texas ed ancora fortemente attivi. Il resto è storia, è icona, è leggenda…
Da allora sono diversi gli stili dei cowboy boots, dai classici (detti anche semplicemente western) e dai roper (performanti per i rodeisti, con punta e tacco diversi), sono arrivati i cosiddetti walking, con tacco sempre slittato in avanti ma più basso rispetto ai primi, exotic, work, eccetera… le differenze sono anche nella punta che può variare dalla più appuntita alla leggermente stondata alla squadrata. Non è solo questione di gusti, ma soprattutto di usi.

E proprio in una bella, soleggiata e assurdamente calda giornata di inizio ottobre stavo pulendo i cowboy boots che uso quotidianamente, quando ho letto la triste notizia della morte di Loretta Lynn.

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Loretta Webb nasce in Kentucky nell’aprile 1932, seconda degli otto figli di Ted e Clary, piccoli coltivatori ed inoltre Ted era un minatore. E da qui il titolo di una delle canzoni più famose di Loretta, Coal Miner’s Daughter, considerata la sua signature song. Sul finire del 1947, Loretta conosce Oliver Vanetta Lynn, di qualche anno più grande, detto Doolittle o Doo o Mooney. Si sposano a gennaio 1948, praticamente poco dopo il loro primo incontro… Col matrimonio arriva il trasloco, le gravidanze, avranno sei figli, e soprattutto l’aiuto e il sostegno di Mooney verso Loretta e la sua carriera da. musicista. Le regala una chitarra e la spinge a formare una piccola band e iniziare a suonare in piccoli locali. Mooney, seppur sia un forte bevitore e spesso fonte di problemi, è anche il primo ammiratore di Loretta. Senza Oliver, forse la sua magnifica carriera non sarebbe nemmeno cominciata…

Nel 1960, dopo esser stata vista durante una serata, viene contattata dalla indipendente Zero Records con cui firma un contratto e registra, presso la United Western Recorders di Hollywood, il suo primo singolo; lato A I’m a Honky Tonk Girl e lato B Whispering Sea. Cantante e autrice, Loretta, assieme al marito, prende a girare tra varie stazioni radio al fine di autopubblicizzarsi. Pochi mesi dopo, il secondo singolo contenente Heartaches Meet Mr. Blues, lato A, New Rainbow invece lato B. I viaggi tra una radio e l’altra, l’impegno della Zero Records, alla fine danno i loro frutti. Per la fine del 1960 i pezzi di Loretta arrivano a Nashville, casa della Country Music e Billboard magazine la nomina come No. 4 Most Promising Country Female Artist. E’ l’inizio di quella che sarà una carriera di sessant’anni; tre Grammy Awards, 50 studio album, 86 singoli, 24 No. 1 hit singles e 11 number one albums, una lista infinita di premi e riconoscimenti, Loretta Lynn E’ una icona, una leggenda, una delle donne più influenti della Country Music. Tra gli anni ’70 e ’80 lavora in duo con Conway Twitty, sfornando successi, numeri uno e ottenendo un Grammy con After the Fire Is Gone. Nel 1977 registra un album dedicato alla compianta e grande amica Patsy Cline, I Remember Patsy. Impegnata anche nel sociale, Loretta ha fatto costruire un ranch in Tennessee, Loretta Lynn’s Ranch, dove inizialmente viveva con marito e figli e che poi è divenuto un centro turistico, dove vengono ospitati anche vari eventi. Il matrimonio con Mooney è durato fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1996; una unione profonda ma anche problematica, afflitta dall’alcolismo e dalle numerose infedeltà dell’uomo. Nella sua autobiografia, Loretta così ricorda:

I married Doo when I wasn’t but a child, and he was my life from that day on. But as important as my youth and upbringing was, there’s something else that made me stick to Doo. He thought I was something special, more special than anyone else in the world, and never let me forget it. That belief would be hard to shove out the door. Doo was my security, my safety net. And just remember, I’m explainin’, not excusin’… Doo was a good man and a hard worker. But he was an alcoholic, and it affected our marriage all the way through. Still Woman Enough: A Memoir

Still Woman Enough: A Memoir


Costretta a rinunciare alle tournée dopo aver subito un ictus nel 2017, continua tuttavia a fare musica, partecipare ad eventi, collaborare. Nel 2021, prodotta dalla figlia Patsy Lynn Russell e da John Carter Cash, figlio di Johnny Cash e June Carter Cash, rimandato a causa delle varie problematiche, esce l’ultimo studio album, Still Woman Enough.

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Loretta Lynn è morta nel sonno il 4 ottobre 2022 ed è stata sepolta accanto al marito, nella tomba di famiglia nella casa ad Hurricane Mills, in Tennessee.

Reali Connessioni…

Fredericton è il capoluogo del New Brunswick, Nouveau-Brunswick in francese, provincia del cosiddetto Canada francese. Il nome della città, che al 2021 contava 63.116 abitanti (108.610 l’area metropolitana), deriva dal principe Federico Augusto di Hannover, Duca di York e di Albany, figlio di Giorgio III. Quest’ultimo, Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, con 59 anni e 96 giorni, è il monarca con il terzo regno più lungo di tutta la storia britannica. E ne fu anche il primo, poiché il Regno venne istituito con un atto nel 1800. Sotto il regno di Giorgio III ci furono le guerre napoleoniche, la guerra d’indipendenza degli Stati Uniti e l’inizio della rivoluzione industriale. E sempre Giorgio III è il protagonista del film The Madness of King George di Nicholas Hytner del 1994, con Nigel Hawthorne nel ruolo del Re ed Helen Mirren in quelli della Regina Carlotta. Giorgio, a quanto pare, sarebbe stato affetto da porfiria, un insieme di patologie per lo più ereditarie causate da accumulo di porfirine che attaccano il sistema nervoso (nel 2005 alcuni esami sui capelli hanno riscontrato una alta concentrazione di arsenico, portando così il dubbio che la pazzia possa derivare da intossicazione da arsenico).
Da buon padre (o forse no…) nominò il figlio Federico (secondo di ben quindici!) a rango di Colonnello dell’esercito britannico. E da buon (…) figlio, Federico venne inviato nelle Fiandre nel 1793 riportando una colossale sconfitta (perse in tre battaglie nel giro di un anno). Sei anni più tardi, nominato Comandante in capo delle Forze armate, Federico arrivò nei Paesi Bassi per unirsi al corpo d’armata russo; fu sconfitto dal generale Guillaume Marie Anne Brune nella battaglia di Castricum firmando la Convenzione di Alkmaar.
Rimpatriato, dietro una scrivania promosse riforme che, strano a dirsi, portarono enormi miglioramenti nell’esercito e vittorie contro Napoleone I. Dovette dimettersi nel 1809 a causa di uno scandalo legato alla sua amante, venendo poi tuttavia reintrodotto quando, in seguito a varie indagini, si scoprì esser stato vittima di un tradimento perpetuato dal suo accusatore e dall’amante stessa. Federico morì nel gennaio 1827 e fu sepolto nella St George’s Chapel del Castello di Windsor. Nello stesso luogo, presso la Cappella Commemorativa di Re Giorgio VI, il 19 settembre verrà sepolta Elisabetta II.

St. George’s Chapel at Windsor Castle

Nei pressi del St. James’s Park, a Londra, tra Regent Street ed il viale denominato The Mall, nell’aprile 1834 venne eretta la colonna monumento alla figura di Federico. A commissionare il monumento, l’intero corpo dell’esercito che mise insieme, membro dopo membro, la paga di un giorno per ordinarne la costruzione.

Duke of York Column

I territori dove attualmente sorge Fredericton, capoluogo del New Brunswick, erano abitati dalle tribù dei the Mi’kmaq e Maliseet, appartenenti al popolo delle First Nations, i nativi canadesi. I primi insediamenti dei coloni europei cominciarono nel 1692 con la costruzione di Fort Nashwaak. Nel 1783 nacque l’insediamento di Ste. Anne’s Point, fondata dai cosiddetti Loyalists (United Empire Loyalists), americani rimasti leali alla corona britannica. Ste. Anne’s Point divenne Frederick’s Town e nel 1785 cambiò definitivamente nome in Fredericton.

Fredericton

Al 411 University Avenue di Fredericton sorge il Lady Beaverbrook Rink, impianto sportivo dedicato principalmente ad hockey, pattinaggio artistico, ringette e pattinaggio di velocità. Nel maggio 1959 Johnny Cash si esibì proprio al Lady Beaverbrook Rink, durante un tour per promuovere il suo album d’esordio, Johnny Cash and His Hot and Blue Guitar!

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Ma non fu l’unica volta in cui Cash si ritrovò a Fredericton. Infatti, nel 1976 fu di nuovo al Lady Beaverbrook dove, nel backstage, incontrò l’allora principe ed oggi King Charles III.

Il confirmation bias, pregiudizio di conferma, è l’atteggiamento insito nella nostra specie a cercare e trovare conferme in ciò che crediamo di sapere, in nostre opinioni, giungendo così ad avvalorare (o cercare di farlo) convinzioni preesistenti. In questo inganno del cervello cadde anche Johnny Cash. Durante una intervista al Larry King Show, nel 2002, Cash parla di un sogno che gli ha ispirato il testo di una canzone. Nel sogno si ritrova all’interno di Buckingham Palace ed ha un incontro con Queen Elizabeth II.

“There she sat on the floor and she looked up at me and said, ‘Johnny Cash, you’re like a thorn tree in a whirlwind’. I woke up and thought, what could a dream like this mean? I forgot about it for two or three years, but it kept haunting me. I kept thinking about how vivid it was. I thought maybe it was biblical.”

Johnny Cash at Larry King Show

Johnny Cash è stato un uomo con una fortissima fede religiosa, tanto da divenire ministro. Ed il suo bias di conferma lo ha portato a trovare nella Bibbia il significato di quello strano sogno. Precisamente, il riferimento che Cash crede di aver trovato è all’interno del Libro di Giobbe e del Libro dell’Apocalisse. Il testo che questo sogno gli ispira diviene The Man Comes Around, scritta diverso tempo prima della pubblicazione avvenuta nel maggio 2002 e dal sound che mescola Gospel ed Alternative Country. La canzone si trova nell’album American IV: The Man Comes Around, parte di una serie ed ultimo pubblicato (novembre 2002) quando era in vita.

Hear the trumpets hear the pipers
One hundred million angels singin’
Multitudes are marchin’ to the big kettledrum
Voices callin’, voices cryin’
Some are born and some are dyin’
It’s alpha and omega’s kingdom come
And the whirlwind is in the thorn tree
The virgins are all trimming their wicks
The whirlwind is in the thorn trees
It’s hard for thee to kick against the prick
In measured hundredweight and penny pound
When the man comes around

The Man Comes Around

12 Settembre

Il 12 Settembre 2003 all’incirca alle 2 di notte, presso il Baptist Hospital di Nashville (dal 2013 conosciuto come Saint Thomas – Midtown Hospital), Tennessee, moriva Johnny Cash. Causa della morte, complicazioni legate al diabete di cui soffriva da tempo. La diagnosi finale della sua patologia avvenne dopo svariati errori medici, sicuramente dovuti all’ampia sintomatologia che accusava. Capire che male lo affliggesse, fu un percorso altrettanto travagliato come lo fu la sua stessa vita.
Vita di cui parlerò nel giorno del suo compleanno, il 26 febbraio…

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Johnny Cash iniziò il suo percorso ufficiale nel mondo della musica nel 1954, quando, dopo essersi trasferito a Memphis, Tennessee, riuscì ad ottenere un contratto discografico con la Sun Records di Sam Phillips. Il primo singolo fu Cry! Cry! Cry!, uscito nel giugno 1955 e seguito, a dicembre, da So Doggone Lonesome. Ma è nel maggio 1956 che finalmente ottiene il primo posto nella classifica Country di Billboard, con quella che diverrà una delle sue signature songs: I Walk The Line. Nel 1957 esce l’album di esordio, Johnny Cash with His Hot and Blue Guitar!, che contiene un’altra canzone iconica: Folsom Prison Blues. Johnny apriva ogni concerto con il solito saluto, Hello, I’m Johnny Cash, seguito proprio da Folsom Prison Blues. Ad accompagnare Johnny, già prima della Sun Records, il chitarrista Luther Perkins ed il bassista Marshall Grant, conosciuti come The Tennessee Two (la storia della band è un po’ più complicata). I tre daranno subito conto del loro inconfondibile sound, accompagnato dalla voce basso-baritonale di Johnny. Nonostante il cantante abbia subito un declino di notorietà a partire dagli anni ‘80 del secolo scorso, una ripresa consistente la vedrà nell’ultimo periodo della sua vita grazie alla collaborazione con Rick Rubin che lo produrrà in American Recordings, dove Johnny sarà in cabina di registrazione accompagnato solo dalla chitarra. Con oltre 90 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, Johnny Cash, il cui stile abbracciava Country, Rock and Roll, Blues, Folk e Gospel, è uno dei musicisti più venduti di tutti i tempi.

“I wear the black for the poor and the beaten down, livin’ in the hopeless, hungry side of town, I wear it for the prisoner who has long paid for his crime, but is there because he’s a victim of the times.”

Johnny Cash

NowListening #12

Chris Rodrigues, one-man band polistrumentista originario di Asheville, North Carolina, dove nacque nel 1989. Il padre abbandonò presto lui e la madre, i quali dovettero rimboccarsi le maniche impiegandosi in ogni sorta di lavoro per potersi mantenere. Chris ricevette bambino la sua prima chitarra, arrivando poi con gli anni ad esibirsi con varie band musicali ed anche in strada. Il suo genere spazia tra Country Blues, Americana, Jug Band, Appalachian folk.
Dal 2013 inizia ad esibirsi anche insieme a Abby Roach.
Abby ‘the Spoon Lady’ Roach, nata in Kansas nel 1981, fin da giovane vive principalmente on the road, tra autostop e treni merci, esibendosi come musicista di strada ed attivista per la libertà di parola. Impara l’arte del suonare i cucchiai, a mo’ di strumento di percussione, da autodidatta. Il suo repertorio musicale rientra in generi quali Americana, Early Jazz, Ragtime, Country Blues, Jug Band, Western swing, Appalachian folk.
Nel 2015 Abby e Chris sono apparsi del docu-film Buskin’ Blues di Erin Durham, che mostra come sia ancora molto sentita la cultura dello spettacolo di strada ad Asheville, dove Abby era capitata per caso, tra un treno e l’altro (almeno così dice lei…).
Vaden Landers è un cantautore trentenne originario dell’East Tennessee, vissuto come Abby e Chris tra lavoretti, vita in strada e performance di strada (buskers, così vengono definiti gli artisti di strada). Autodidatta, conosciuto con il soprannome di The Yodeling Country Bluesman, nel 2017 forma un gruppo incentrato principalmente su Honkytonk, Folk, Blues, Ragtime, Jazz, Western Swing e Old-Time Appalachian. La band ha come base Asheville, ma si esibisce in un continuo tour per tutto il paese.

L’ultimo album…

Il 19 luglio 1977, un martedì di quarantaquattro anni fa, la RCA pubblicava Moody Blue, ventiquattresimo e ultimo studio album di Elvis Presley.

Certificato disco d’oro dalla RIIA pochi mesi dopo, successivamente, ad inizio anni ‘90, doppio disco di platino, Moody Blue ottenne un enorme successo arrivando in testa alla Billboard Top Country Albums e nei primi tre posti della Billboard 200. Stanco e con sempre più problemi di salute, Elvis, che aveva in precedenza scelto dei brani da registrare insieme al produttore Felton Jarvis (produttore anche di nomi quali Carl Perkins, Skeeter Davis, Willie Nelson, Fats Domino e che morì a quarantasei anni nel gennaio 1981 in conseguenza ad un ictus), non si presentò in studio portando Jarvis a decidere di mettere insieme alcuni pezzi provenienti dal concerto in Michigan dell’aprile precedente, altri usciti come singoli e registrazioni fatte da Elvis nello studio di Graceland nel 1976. Tra i brani, una versione di Unchained Melody dove Elvis suona il piano (registrazione del concerto in Michigan); Moody Blue che era uscito come singolo a fine novembre 1976 (registrato a febbraio a Graceland) raggiungendo il primo posto della Billboard Hot Country Singles nel febbraio 1977 (l’ultimo numero 1) ed anche una sua versione di If You Love Me, Let Me Know di Olivia Newton-John. Per abbinare titolo e vinile, la RCA decise di stampare quest’ultimo in colore blu, cosa assai rara all’epoca tanto da far credere a molti che quella decisione fosse per una sorta di tributo/collezione. Successivamente, Moody Blue venne ristampato nel classico nero e poi di nuovo in blu come commemorazione dopo il decesso. Elvis venne trovato morto a Graceland il 16 agosto, nemmeno un mese dopo l’uscita dell’album.


PS: perché non funzionano più i video YT su WordPress?!

A little bit of… Cajun #1

Il 17 luglio 1951 alle ore 14:45 Harry Choates fu dichiarato morto, il decesso avvenne in una cella della Travis County Jail, ad Austin, Texas. Choates si trovava in arresto senza condizionale da tre giorni e l’ordine era giunto dalla contea di Jefferson, partito a causa del mancato pagamento del mantenimento che la ex-moglie aveva richiesto per i figli. Alcolizzato tanto da avere reni e fegato compromessi, Choates, in forzata astinenza in cella, cadde in una forte crisi di delirium tremens arrivando a battere ripetutamente e violentemente la testa contro muri e sbarre. Svenne, entrando poi probabilmente in coma. Vennero chiamati i soccorsi, ma a nulla purtroppo servirono. Choates era famoso per il suo alcolismo che tanti danni e tanti problemi gli aveva causato, dal divorzio all’espulsione da associazioni di musicisti e scuole, dal mancato presentarsi ai concerti alla rottura con varie band musicali.

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Il 14 luglio, giorno in cui venne arrestato, Harry Choates avrebbe dovuto salire sul palco della Dessau Hall, dance hall costruita a metà degli anni ‘70 del 1800 dagli abitanti dell’omonima cittadina d’origine tedesca, situata poco a nord di Austin. Dessau Hall divenne, col tempo, famosa nei territori del Texas e della Louisiana per balli e musica Country, Rock e Cajun. Nel corso degli anni vi si esibirono nomi importanti ed emergenti quali Glenn Miller, Hank Williams, Charlie Louvin, Bob Willis, Johnny Cash, Patsy Cline, Loretta Lynn, Willie Nelson ed, ovviamente, Elvis Presley.

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Nato in Louisiana nel dicembre 1922, Harry Choates si trasferì agli inizi del 1930 in Texas, a Port Arthur, insieme alla famiglia. La carriera di studente terminò ben presto, Harry, fin da ragazzino, preferiva barcamenarsi tra scorribande, qualche lavoretto, suonare il violino dove capitava e soprattutto bere. Notato da band all’epoca sulla cresta, iniziò anche ad esibirsi con performance Country, Blues e Jazz portando lo Western Swing nella musica Cajun tradizionale. Sposato e divorziato due volte, l’alcolismo fu il suo unico e vero compagno di vita assieme al violino che suonava magistralmente. Sulla lapide della sua tomba, situata nel Calvary Cemetery a Port Arthur, è stata incisa la doppia frase Parrain de la Musique Cajun – The Godfather of Cajun Music, come Choates veniva soprannominato. Probabilmente, uno dei gesti più assurdi dovuti al suo alcolismo cronico fu la vendita dei diritti di Jole Blon per cento dollari ed una bottiglia di whiskey.




Continua…

A little bit of Country… #14

Il 13 luglio 1974 in testa alla Billboard Top Country Albums trovavamo If You Love Me, Let Me Know di Olivia Newton-John.

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Nove settimane in classifica di cui ben cinque in vetta, l’album, pubblicato nel maggio dello stesso anno, vedeva come nuovo unico pezzo il titolo omonimo mentre tutti gli altri, in totale le tracce sono dieci, provenivano da tre album precedenti pubblicati in Europa ed Australia (Long Live Love, Olivia, Music Makes My Day). La traccia numero quattro, I Honestly Love You, divenne la prima hit statunitense della cantante; raggiunse il sesto posto nella Billboard Hot Country Singles e il primo posto nella Billboard Hot 100 (quest’ultima classifica si basa sulle vendite e sulla riproduzione radiofonica, aggiungendo in seguito vendite digitali e streaming online con il loro avvento). I Honestly Love You, prima anche nelle classifiche canadese, australiana e svedese, raggiunse solamente il ventiduesimo posto in Inghilterra dove venne pubblicata come terza traccia del lato B (parliamo di vinili…) dell’album Long Live Love. Entrambe le canzoni, If You Love Me, Let Me Know e I Honestly Love You, entrarono nella Top 10 delle classifiche US Pop, Adult Contemporary e Country.
I produttori dell’album If You Love Me, Let Me Know erano Bruce Welch, The Shadows/The Drifters backing band di Cliff Richard, e John Farrar, chitarrista e cantautore, a metà anni ‘70 anch’egli membro dei The Shadows, che scrisse, tra le altre, la conosciutissima You’re the One That I Want che vide duettare Olivia Newton-John e John Travolta nella versione cinematografica di Grease. Farrar fu autore anche di Hopelessly Devoted to You, unici due scritti appositamente per il film e che non comparivano nell’originale versione teatrale. You’re the One That I Want, vendendo oltre quindici milioni di copie è entrata di diritto nella best-selling physical singles list.
Certificato disco d’oro dalla RIIA, If You Love Me, Let Me Know ebbe un gran riscontro negli Stati Uniti entrando anche nella Billboard 200 (classifica degli album più popolari pubblicata settimanalmente).

A little bit of Country… #13

🎵🧡12 Settembre🧡🎵

Nato il 12 Settembre 1931 a Saratoga, Texas, George Glenn Jones crebbe nel sud-est texano con un fratello e cinque sorelle, in una casa dove la musica, nel bene e nel male, era sempre presente. Il padre, che lavorava in un cantiere navale, suonava chitarra e armonica mentre la madre il piano, che suonava nella chiesa pentecostale che frequentavano. I Jones possedevano una radio ed il piccolo George scoprì così la Country Music innamorandosene. Cercava di restare sveglio per poter ascoltare i programmi del Grand Ole Opry, dove si esibivano i suoi idoli. Il padre, che aveva già problemi con l’alcol, subì un peggioramento dopo la morte di una delle figlie. Quando beveva, e beveva troppo, diventava violento con la famiglia arrivando a svegliare George costringendolo a cantare, pena un sacco di botte…
A sedici anni lasciò casa, si trasferì a Jasper, sempre Texas, dove prese a lavorare e cantare per alcune stazioni radio locali. Di questo periodo ricorderà sempre l’incontro con il suo grandissimo idolo, Hank Williams. E sempre da questo periodo arriva il nomignolo che lo seguirà per tutta la sua carriera, Possum. Seguirono il periodo militare nei Marines, la canzone di debutto, No Money in This Deal, che scrisse di suo pugno prendendo spunto dall’iconico Lefty Frizzell e che uscì nel febbraio 1954 e l’anno successivo, 1955, la presenza allo Louisiana Hayride dove si esibì in diverse serate assieme ad Elvis Presley e Johnny Cash. Sempre nel 1955 uscì Why Baby Why, un pezzo Country-Rockabilly che lo portò per la prima volta in classifica. In vetta alla quale giunse nel 1959 con la rockeggiante White Lightning.

In quei primi anni forma e costruisce voce e impostazione, che saranno poi una sua inequivocabile firma. Inizia così la lunga e altalenante carriera di una delle grandi stelle della Country Music. George si sposerà quattro volte ed avrà quattro figli. Meravigliosi i duetti con una delle consorti, Tammy Wynette, con la quale sarà legato dal 1969 al 1975 e dalla quale avrà Tamala Georgette. I due canteranno insieme anche dopo il divorzio, restando tuttavia legati dopo una lunga serie di problemi e ripetuti tentativi da parte di lui di riconciliazione (come cantò nella bellissima If Drinkin’ Don’t Kill Me Her Memory Will). George ha ereditato dal padre i problemi di alcolismo ai quali aggiunse l’abuso di droghe. Uno dei vari soprannomi, oltre a The Possum, era No Show Jones poiché poteva benissimo capitare non si presentasse a show o registrazioni a causa degli abusi. O che vi si presentasse completamente ubriaco! Fu proprio in uno di questi momenti che conobbe Merle Haggard, altra Country Legend.
Ottantasette studio album, centotrentaquattro singoli di cui una dozzina al N°1, una moltitudine di collaborazioni e duetti tra cui nove album con Tammy Wynette, numerosi premi e riconoscimenti tra cui il Grammy Lifetime Achievement, questi sono alcuni dei numeri della carriera di George Jones, durata sessant’anni tra debutto, salita, discesa, quasi oblio e poi risalita. La lunghissima lotta con droghe, alcol, problemi con la legge, ricoveri. L’aiuto importante da Nancy, quarta e ultima moglie sposata nel 1983 due anni dopo il loro primo incontro. Nell’agosto del 2012 annuncia l’ultimo tour, sessanta città con concerto finale nel novembre dell’anno successivo a Nashville. Non avverrà mai, poiché ad aprile viene ricoverato, dopo alcuni giorni in terapia intensiva muore il 26 all’età di ottantuno anni. Uno degli ultimi grandi, dopo di lui e dopo di loro la Country Music sprofonderà sempre più in sonorità troppo pop e troppo rock.

Ritornando al lontano 1955, al periodo del Louisiana Hayride, durante il quale conobbe Johnny Cash con cui rimase legato da una buona amicizia, troviamo un altro collegamento tra i due.

Johnny Cash, nato J.R. Cash e divenuto John R. Cash quando si arruola nell’Air Force nel 1950, muore il 12 Settembre 2003 a causa di complicazioni legate a diabete e sindrome di Shy-Drager diagnosticatagli nel 1997. Il tracollo fisico aveva ricevuto un ulteriore abbattimento emotivo pochi mesi prima, il 15 maggio, quando muore June Carter Cash, compagna di vita che fu la sua ancora di salvezza. La vita di Johnny Cash non fu meno travagliata di quella dell’amico George Jones, due leggende della Country Music con molti punti in comune tra i quali quel lato oscuro che ha tuttavia contribuito a renderli ciò che erano e per sempre saranno. Ma questa è un’altra storia e il dodici settembre sta quasi per finire…