Di tuoni e TV…

Il cielo borbotta, sempre più grigio e ombroso, forse scocciato pure lui da lunghissimi mesi di abbacinante giallo-blu. Ogni tanto una folata di venticello che scende giù dalle cime montane porta un poco di fresco, ma anche odore di pioggia. In alto i temporali si stanno già scatenando, quaggiù, in valle, qualche goccia fa fumare strade e campi asciutti e paglierini.
Nei giorni scorsi la pioggia, quella vera, è arrivata anche qui portando finalmente un po’ di refrigerio. La sera si sta meglio e al giorno le temperature non vanno oltre i 32/33º C. Forse il mostruoso, soffocante ed esasperante caldo africano ci sta salutando?
Lo spero…
Nel frattempo approfitto di questo nuvoloso pomeriggio per accendere il forno, dopo lunghe settimane di inutilizzo. Frullo, unisco, mescolo, spolverizzo, aggiungo… inforno. E mentre il dolce trascorre i canonici quaranta/quarantacinque minuti a 180º nel forno, termino la visione dell’ultima delle sei puntate che compongono la docuserie Una Squadra.

È la terza volta che la guardo ed ogni volta la trovo perfettamente confezionata. Andata in onda per la prima volta a maggio, sul canale Sky Documentaries e ora disponibile anche on demand e in streaming su NOW, composta da sei episodi da quarantacinque minuti ciascuno, la serie documentario racconta il prima e il dopo della squadra di tennis che nel 1976 vinse la Coppa Davis. Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti, Tonino Zugarelli e la controversa figura di Nicola Pietrangeli, raccontano quel periodo con ironia, professionalità, nostalgia ed anche quel retrogusto dolce amaro che solo il vissuto della vita sa far conoscere. Non sono una esperta di tennis, mi piace guardarlo soprattutto alcuni eventi come Wimbledon e Roland Garros; lo trovo uno sport affascinante poiché è fisico ma senza l’intelligenza di un gioco mentale adeguato finirebbe con l’essere solo un tirarsi palline addosso.
Una Squadra ha ottenuto, giustamente, un enorme successo. Cinque personaggi forti, sicuri, comunque rispettosi, che raccontano il loro tennis inscenando una sorta di gag alla Sandra e Raimondo. Ma non è solo tennis, non è solo uno sport. Poiché nella vita tutto si intreccia, ecco che nella scena si inseriscono vicende sociopolitiche anche di livello internazionale, come l’apartheid ed il regime fascista di Pinochet. E proprio in Cile, nell’episodio sesto, viene raccontato l’incredibile lavoro del diplomatico Tomaso De Vergottini.

«Barattando col regime due prigionieri politici di rilievo come Victor Canteros e Ines Cornejo, con l’arrivo della nazionale a Santiago. La Russia, ad esempio, si era rifiutata per protesta contro le torture e le sparizioni di massa, di disputare una gara di qualificazione al Mondiale del’74 in Cile. In quella circostanza andò in scena la commedia della Fifa, con i cileni che segnarono un gol per validare l’incontro senza avversari e qualificarsi. L’azione di De Vergottini fu, forse, l’opera più importante della nostra diplomazia».

🔗 https://www.larena.it/argomenti/sport/bertolucci-rivive-la-coppa-davis-eravamo-veramente-una-squadra-1.9476971

Una Squadra racconta un episodio del tennis italiano all’interno della Storia comune che riguarda tutti noi. E lo fa con leggerezza ma rendendo giustizia ai personaggi principali, così come a tutto il corollario di storie e situazioni che in quegli anni hanno caratterizzato l’orizzonte sociopolitico. Una Squadra è una docuserie per tutti, non soltanto per gli appassionati di tennis proprio per come viene narrata, con un garbo ed una ironia che catturano riuscendo però a farci sapere qualcosa di un tempo non così lontano.

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