FotoPoesia #28 – Equinozio d’Autunno, 23 Settembre 2022 ore 3:03 italiane.

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Fall, leaves, fall;
die, flowers, away…
Lengthen day and shorten day;
Every leaf speaks bliss to me
Fluttering from the autumn tree.
I shall smile when wreaths of snow
Blossom where the rose should grow;
I shall sing when night’s decay
Ushers in a drearier day.

Cadete, foglie, cadete;
e voi, fiori, svanite…
Allungati notte, giorno sii breve;
Ogni foglia mi parla di felicità
Volando via dall’albero d’autunno.
E sorriderò quando fiocchi di neve
Sbocceranno dov’era la rosa;
Canterò quando il declino della notte
Annuncerà un giorno ancor più buio.


Emily Brontë

Emily Jane Brontë nasce nel luglio del 1818, in una cittadina dello Yorkshire. Quinta dei sei figli di Patrick e Maria Brontë, prima di lei Maria (1814), Elizabeth (1815), Charlotte (1816) e Branwell (1817) e dopo Anne (1820). Maria ed Elizabeth morirono nel 1825, a pochissima distanza l’una dall’altra. Nel 1821, a causa di un tumore, era morta la madre e le sue veci furono assunte dalla zia Elizabeth. I quattro fratelli sopravvissuti strinsero un forte ed intenso legame, che li vide costruire un mondo immaginario con tanto di nome e personaggi e storie sempre più complesse ed articolate. Scrissero anche poesie e le tre sorelle, nel 1846, pubblicarono Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell, usando degli pseudonimi. Tutte e tre scrissero romanzi, divenuti col tempo parte della letteratura classica vittoriana inglese. Emily pubblicò Cime Tempestose nel 1847 usando il suo pseudonimo di Ellis Bell; inizialmente il romanzo non ottenne successi ed anzi, molte furono le critiche pur dopo la nuova pubblicazione messa in atto da Charlotte nel 1850, ossia due anni dopo la prematura morte di Emily. Ma a Cime Tempestose occorsero diversi anni per iniziare ad essere rivalutato ed apprezzato. Sempre Charlotte, si occupò di far pubblicare le poesie che aveva scoperto aver scritto Emily durante tutta la vita. La poetica della quintogenita di casa Brontë è intensa, vivida, struggente, al contrario del suo carattere schivo e tendente al solitario.

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Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno e d’Estate e l’Equinozio di Primavera, anche l’Equinozio d’Autunno è accompagnato da un sonetto.


Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere.
Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la Staggion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov’alba à caccia
Con corni, Schioppi, e cani escono fuore
Fugge la belva, e Seguono la traccia;
Già Sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ Schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggire, mà oppressa muore.

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FotoPoesia #25 – Solstizio d’Estate, 21 Giugno 2022 ore 11:13 italiane.

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The air around was trembling-bright
And full of dancing specks of light,
While butterflies were dancing too
Between the shining green and blue.
I might not watch, I might not stay,
I ran along the meadow way.

The straggling brambles caught my feet,
The clover field was, oh! so sweet;
I heard a singing in the sky,
And busy things went buzzing by;
And how it came I cannot tell,
But all the hedges sang as well.

Along the clover-field I ran
To where the little wood began,
And there I understood at last
Why I had come so far, so fast
On every leaf of every tree
A fairy sat and smiled at me!


Summer Morning di Rose Fyleman

Contenuta nella raccolta Fairies and Chimneys pubblicata a Londra nel 1918, Summer Morning esprime nella sua semplicità il caldo e luminoso languore di una mattina d’estate.

The air around was trembling-bright
And full of dancing specks of light…

Queste righe danno vivida l’immagine di quei lunghi e voluttuosi raggi di sole, dove, immersi in un fiume dorato, scintillano pulviscoli che paiono magiche polverine lanciate dalle fate dei boschi. E proprio fate sorridenti l’autrice vede su ogni foglia degli alberi del bosco nel quale si addentra, dopo aver calpestato un prato vibrante di erba verde e farfalle colorate, percorrendo un sentierino che vi si inoltra.
Poesia, e raccolta, sono figlie di Rose Amy Fyleman, nata a Nottingham (UK) nel marzo 1877, terzogenita di John Feilmann e Emilie Loewenstein. Figlia di un commerciante di merletti di provenienza ebraica, originario dell’attuale Bassa Sassonia che anglicizzerà il cognome di famiglia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Rose Fyleman ancora bambina vede pubblicare un suo scritto su un giornale locale. Crescendo, affronterà prima un college privato e poi gli studi di canto, rimbalzando tra città quali Parigi, Berlino e Londra. Tuttavia fallirà nel tentativo di diventare cantante d’opera e rientrata a Nottingham farà l’insegnante. Poiché non era soddisfatta delle poesie nei testi scolastici, prese a scriverle essa stessa dedicandosi così anche alla scrittura di fairy poems. Un collega la porterà a tentare una pubblicazione e nel 1918 pubblica il suo primo libro, The Sunny Book, seguito da altri due volumi, Fairies and Chimneys e The Fairy Green. Nella sua lunga vita, morirà nell’agosto 1957 a ottant’anni, pubblicherà molte raccolte divenendo una delle più note e prolifiche scrittrici per ragazzi, verrà invitata in Canada per degli eventi (Winnipeg le ispirò quella che tuttora resta una delle sue più famose poesie, Winnipeg at Christmas), sarà curatrice di una rivista per bambini e tradurrà libri dall’italiano, dal francese e dal tedesco. Prolifica scrittrice, pubblicherà più di sessanta volumi di narrativa, poesia e opere teatrali.

Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno, e gli altri, anche l’Estate è accompagnata da un sonetto.


Sotto dura stagion dal sole accesa Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde ‘l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa Canta la tortorella e ‘l gardellino.
Zeffiro dolce spira, ma contesa Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;
Toglie alle membra lasse il suo riposo Il timore de’ lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:
Tuona e fulmina il cielo grandinoso Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.

FotoPoesia #24 – Solstizio d’Inverno, 21 Dicembre 2021 ore 16:59 italiane.

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Winter is good – his Hoar Delights
Italic flavor yield
To Intellects inebriate
With Summer, or the World
Generic as a Quarry
And hearty – as a Rose
Invited with Asperity
But welcome when he goes.


Buono è l’Inverno – le sue Bianche Delizie
Producono fragranze in corsivo
Per gli Intelletti inebriati
Dall’Estate, o dal Mondo
Generico come una Cava
E vigoroso – come una Rosa
Invitato con Asprezza
Ma gradito quando se ne va.



Winter is good – his Hoar Delights — Emily Dickinson
Traduzione di Giuseppe Ierolli – emilydickinson.it

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Le Quattro Stagioni fanno parte della raccolta di concerti intitolata Il cimento dell’armonia e dell’inventione, scritta da Antonio Vivaldi tra il 1724 ed il 1725. Il concerto numero 4, detto L’Inverno, si accentra sulla pioggia scrosciante e sulla furia del vento, ma anche sulla pace interiore che questa gelida stagione reca. Avete mai camminato in un campo innevato? Ecco, quella è la pace invernale…
Ogni stagione è accompagnata da sonetti, anonimi o forse scritti da Vivaldi stesso.

Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al Severo Spirar d’orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento,
E pel Soverchio gel batter i denti.

Passar al foco i dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento.

Caminar sopra il ghiaccio e a passo lento
Per timore di cadere bene.
Gir forte Sdrucciolar, cader a terra
Di nuovo ir sopra ‘l ghiaccio e correr forte
Sin ch’il ghiaccio si rompe, e si disserra.
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea, e tutti i venti in guerra
Quest’è ‘l verno, ma tal, che gioia apporte.

Equinozio d’Autunno – 22 Settembre 2021 ore 20:21

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;
To bend with apples the moss’d cottage-trees,
And fill all fruit with ripeness to the core;
To swell the gourd, and plump the hazel shells
With a sweet kernel; to set budding more,
And still more, later flowers for the bees,
Until they think warm days will never cease,
For summer has o’er-brimm’d their clammy cells.

Who hath not seen thee oft amid thy store?
Sometimes whoever seeks abroad may find
Thee sitting careless on a granary floor,
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;
Or on a half-reap’d furrow sound asleep,
Drows’d with the fume of poppies, while thy hook
Spares the next swath and all its twined flowers:
And sometimes like a gleaner thou dost keep
Steady thy laden head across a brook;
Or by a cyder-press, with patient look,
Thou watchest the last oozings hours by hours.

Where are the songs of spring? Ay, where are they?
Think not of them, thou hast thy music too,
While barred clouds bloom the soft-dying day,
And touch the stubble-plains with rosy hue;
Then in a wailful choir the small gnats mourn
Among the river sallows, borne aloft
Or sinking as the light wind lives or dies;
And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;
Hedge-crickets sing; and now with treble soft
The red-breat whistles from a garden-croft;
And gathering swallows twitter in the skies.



Tempo di nebbie e d’ubertà matura,
Dell’almo sole amico prediletto;
Tu che, seco, la vite ti dai cura
Di far felice d’uve, intorno al tetto,
E di pomi i muscosi alberi adorni,
Gonfi la zucca, e alle nocciuòle un sapido
Gheriglio infondi, e i frutti empi di nettare,
E ancor fai gemme, ultimi fior per l’api,
Ond’esse credon che coi caldi giorni
Sopra la terra Estate ognor soggiorni,
Per cui trabocca ogni umida celletta.

Chi non ti ha visto tra le tue ricchezze?
Talor chi cerca scopre te: sei colco
Su un’aia, pigro, ventilanti brezze
Fra i tuoi crini asolando; o presso un solco
Mezzo-mietuto, mentre il tuo falcetto
Lascia di tagliar l’erba e i fiori attorti,
T’infondono i papaveri il sopore;
O, attraversando un rivo, il capo eretto,
Come spigolatrice, a volte porti;
O, ad un torchio di sidro, gli occhi assorti
Tu fissi al gemitio per ore ed ore.

Dove son, dove i cantici di Maggio?
Non pensarvi, hai tu pur tua melodia:
Quando, affocando il dì che muor, d’un raggio
Roseo le stoppie opaca nube stria,
Un coro di zanzare si querela
Tra i salci fluviali, in basso o in suso
Spinte, secondo il vento cada o aneli,
E dai borri gli agnelli adulti belano,
Cantano i grilli, ed un gorgheggio effuso
Fa il pettirosso da un giardino chiuso,
Rondini a stormi stridono pei cieli.


John Keats – To autumn/All’autunno

Considerato uno dei maggiori rappresentanti del Romanticismo, John Keats nacque a Londra nell’ottobre 1795 e morì giovanissimo a venticinque anni. Rimasto orfano da bambino, studiò medicina trovando però un malcontento da cui venne liberato soltanto quando lasciò gli sudi per dedicarsi completamente alla sua grande passione: la poesia. Tra il 1818 e 1819 pubblicò la maggior parte delle sue opere, pregnanti di sensuale bellezza che sapeva cogliere in ogni aspetto del quotidiano, del vissuto. Seppe stringere grandi ed importanti amicizie che lo accompagnarono nel suo artistico percorso; da Percy Bysshe Shelley al pittore Benjamin Haydon, da Horace Smith (co-fondatore della Smith&Wesson) a William Hazlitt (scrittore, filosofo e saggista). Nel febbraio 1821 morì di tubercolosi, nell’appartamento a Piazza di Spagna in cui risiedeva da alcuni mesi.

Le Quattro Stagioni fanno parte della raccolta di concerti intitolata Il cimento dell’armonia e dell’inventione, scritta da Antonio Vivaldi tra il 1724 ed il 1725. Il concerto numero 3, detto L’Autunno, si accentra sulla figura del dio Bacco, e le scene legate ai tre movimenti vedono la vendemmia, la festa del dopo raccolto e la caccia. Ogni stagione è accompagnata da sonetti.


Celebra il Vilanel con balli e Canti Del felice raccolto il bel piacere E del liquor di Bacco accesi tanti Finiscono col Sonno il lor godere.

Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti L’aria che temperata dà piacere, E la Staggion ch’ invita tanti e tanti D’ un dolcissimo sonno al bel godere.

I cacciator alla nov’alba à caccia Con corni, Schioppi, e cani escono fuore Fugge la belva, e Seguono la traccia; Già Sbigottita, e lassa al gran rumore De’ Schioppi e cani, ferita minaccia Languida di fuggire, mà oppressa muore.