Me, myself and… Books #15

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Uno dei titoli in lettura in questi giorni è Italiani per forza. Le leggende contro l’unità d’Italia che è ora di sfatare. Pubblicato nel marzo di quest’anno (per festeggiare i centosessant’anni dell’unità) da Solferino, disponibile sia in versione eBook che cartacea, è frutto della penna di Dino Messina. Giornalista del Corriere della Sera, Messina si è impegnato per più di un anno (diciotto mesi, a detta sua…), in ricerche molto approfondite al fine di cercare chiarezza su molti punti storici che a causa dei social (sempre loro…) sono divenuti perno di disinformazione e fake (termine moderno per indicare le sempre esistite notizie fasulle, che circolano in mezzo a noi dalla notte dei tempi…). Partendo dal mettere in chiaro che, nella maggioranza, il Sud desiderava una indipendenza che ha trovato ampia partecipazione alla conquista del Nord, quindi nessuna imposizione. Il Regno borbonico stava implodendo, flagellato da diverse problematiche ed un governante che rifiutava un ammodernamento necessario e giusto. La partecipazione di briganti e camorristi ed i casi Pontelandolfo e Fenestrelle vengono chiariti punto per punto, riportando dati chiari con testimonianze che Messina è andato personalmente a cercare, spiegando al lettore tutti i dove, i come ed i perché e aggiungendo una corposa bibliografia. L’intenso impegno e lavoro giornalistico sono evidenti pagina dopo pagina, fatte, queste, in uno stile scorrevole, che arriva facilmente al cuore della questione ma che, al contempo, sa informare in modo esaustivo.
Italiani per forza, è sicuramente un titolo da leggere in questo centosessantesimo compleanno. Un titolo che può fungere da porta verso un approfondimento ulteriore, più tecnico e più settoriale poiché i campi in gioco sono stati moltissimi ed il tumultuoso periodo pre, durante e dopo le vicende garibaldine è talmente vasto che non può ridursi ad un unico volume, seppur scritto con fluente capacità. Con Italiani per forza, il giornalista Dino Messina porta il lettore a capire quale sia il giusto metodo d’indagine per ottenere quella verità che è ben testimoniata e che, al contrario delle fake news, sottolinea quanto sia stato fatto per una unità di cui purtroppo si sta perdendo il senso.

Dino Messina era presente sabato nel tardo pomeriggio, alla Festa del Libro di Montereggio. Borgo medievale abbarbicato su un versante montano, circondato da castagneti e torrenti, le cui prime testimonianze si possono ritrovare in documenti datati tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, Montereggio vede fissi una cinquantina scarsi di abitanti e due chiese principali, una dedicata a Sant’Apollinare. È a Montereggio, uno dei tanti borghi da cui partivano i librai viandanti, che nel 1952 nacque il Premio Bancarella. A luglio, in questo piccolo e delizioso borgo, si è tenuto il festival del fumetto denominato Nuvole a Montereggio.

Me, myself and… Books #14

Oggi piove.
Una pioggia fine e intensa che ha rinfrescato parecchio l’aria. Finalmente!

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E mentre fuori continua a piovere, ho messo a cuocere la marmellata con i mirtilli comprati a Cerreto venerdì scorso ed ho finito l’ennesimo libro in lettura.

Di nuovo, un audiolibro.
I 🧡🤎🧡 AUDIOBOOKS‼️

Bill Bryson, nato in Iowa nel 1951, durante i primi anni universitari decise di prendersi una vacanza per girare in Europa. Torna, scrive un libretto sulle sue avventure, riparte (in compagnia del mitico Katz), trova lavoro in un ospedale psichiatrico dove incontra l’infermiera Cynthia che diverrà sua moglie, poi torna in USA assieme a lei per finire definitivamente gli studi universitari e poi, di nuovo, in Gran Bretagna. Trova lavoro come giornalista, insieme a moglie e figli cambia spesso città di residenza, poi torna per qualche anno nel New Hampshire e poi, forse definitivamente forse fino al prossimo prurito, eccolo sbarcare nuovamente in UK. Giornalista per diverse testate, scrittore di testi di saggistica, molto attivo nel campo della comunicazione e della conservazione del territorio, riceve molte lauree ad honorem e nel 2013 viene eletto, primo non britannico nella sua storia, Honorary Fellow della Royal Society. Possiede doppia cittadinanza, USA/UK. Dopo aver viaggiato e scritto quasi una ventina di libri, Bryson, nel 2020, annuncia di ritirarsi dalla scrittura.

Pubblicato in USA nel 1998 e in Italia con Guanda nel 2000, Una passeggiata nei boschi (A Walk in the Woods: Rediscovering America on the Appalachian Trail) racconta di quando Bryson, all’epoca residente nel New Hampshire, decise di percorrere il sentiero escursionistico Appalachian Trail insieme all’amico Katz (pseudonimo di Matt Angerer). Chilometro dopo chilometro, Bryson e Katz si imbattono in tipi eccentrici, luoghi sperduti, veri tuguri ma anche persone gentili e altruiste. Immersi nel verde e nella natura, si rendono conto di quanto su tutto imperi il guadagno economico, il turismo di massa, il pressappochismo. Qualcuno che ama ancora il Camminare, il vivere a contatto con la natura, lo sfidare sé stessi ad una sorta di ritorno alle origini dimenticando, almeno per un po’ di tempo, progresso e modernità, ancora si trova ma è sempre più una minoranza ed anche se rincuora, il toccare con mano quanto danno la nostra specie abbia inflitto alle altre e all’ambiente fa male, dà molto da riflettere. Con la sua solita verve, l’ironia a tratti pungente ma mai noiosa, con il suo saper divulgare non tediando ma anzi portando attenzione su temi importanti, Bryson ci regala l’ennesimo suo libro di viaggio, viaggio fisico e metafisico che muove il corpo e stuzzica la mente.

Me, myself and… Books #13

Qualche giorno fa ho raccolto della menta, che, assieme ad altri ingredienti e grazie al mortaio, è diventata un pesto fresco consumato durante il pranzo, il quale ha avuto come accompagnamento i capitoli finali di Viva il Latino di Nicola Gardini.

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Pubblicato nel maggio 2016 ed edito da Garzanti, Viva il latino nasce dalla penna di Nicola Gardini, molisano naturalizzato milanese, classe 1965, attualmente professore all’Università di Oxford, con alle spalle studi tra nuovo e vecchio mondo, latinista e scrittore e poeta e pittore…
Il latino, lingua italica d’antica origine indoeuropea, per Gardini è una passione che nasce da bambino e che tutt’ora arde e questo innamoramento traspare parola dopo parola, capitolo dopo capitolo. L’autore parla del suo incontro con il latino, del suo coinvolgimento, dei suoi studi. Parla con fervore dell’importanza che il latino ha avuto, ed ancora HA, nella storia italica e mondiale, la Bellezza ch’esso ha portato, che ha testimoniato nel corso dei secoli attraverso opere, proclami, poemi.


Viva il latino è un titolo presente in formato cartaceo, eBook e audio e proprio quest’ultimo, grazie ad Audible, ho ascoltato tramite la voce dell’autore stesso. E la voce ha dato maggior enfasi al profondo amore e rispetto che Gardini nutre per il latino. È stato come presenziare ad una lezione durante la quale l’insegnante inebria gli alunni con la passione per la Conoscenza, portata in essere tramite un’antica lingua non più parlata ma ancora pulsante. Viva il latino è una dichiarazione d’amore, un’ode moderna ad una complessa amante, che può essere apprezzata da chi ha studiato il latino ma anche da chi, purtroppo, non ha avuto questo privilegio coltivando tuttavia, nel proprio piccolo orticello, la gioia e la curiosità per il Sapere, per la Storia.
Tutto ha una storia, le parole per descriverla in primis ed il latino È parte fondamentale della storia delle parole. E della storia in sé.

Voce e saggio di Gardini, hanno fatto da sfondo ad un piatto di tartare di salmone, avocado, riso nerone, il tutto condito con il pesto alla menta di cui ho accennato ad inizio articolo. Il riso nero è originario della Cina e il nerone, integrale dal gusto aromatico e dalla lunga bollitura (circa quaranta minuti), è una varietà italiana che si differenzia dal Venere per grandezza del chicco. La varietà nerone viene coltivata nella Pianura Padana, nelle province di Novara e Vercelli. Poiché ha un indice glicemico molto più basso rispetto al classico riso bianco, può essere consumato da coloro che soffrono di diabete ed iperglicemia (in quantità controllate, ovviamente).

L’uomo Ezechiele

Gli hai detto come noi soffriamo? – chiese.
– Avevo cominciato a dirglielo, -l’arrotino rispose.
E l’uomo Ezechiele: – Bene, digli che non soffriamo per noi stessi.
– Questo lo sa, – l’arrotino rispose.
E l’uomo Ezechiele: – Digli che non abbiamo nulla da soffrire per noi stessi, non malanni sulle spalle, né fame, e che pure soffriamo molto, oh molto!
E l’arrotino: – Lo sa! Lo sa!
E l’uomo Ezechiele: – Domandagli se davvero lo sa.
E l’arrotino a me: – Vero che lo sapete?
Io assentii col capo. E l’uomo Ezechiele si alzò in piedi, batté le mani, chiamò: – Nipote Achille!
Dal fitto dei finimenti si affacciò il ragazzo che ci aveva urtato nel corridoio. – Perché, – l’uomo Ezechiele gli disse, – non stai qui ad ascoltare le parole nostre?
Il ragazzo era molto piccolo, con riccioli biondi come lo zio. – Ascoltavo, zio Ezechiele, – rispose.
L’uomo Ezechiele approvò e di nuovo si rivolse all’arrotino.
– Dunque, – disse, – il vostro amico sa che noi soffriamo per il dolore del mondo offeso.
– Lo sa, – l’arrotino disse.
L’uomo Ezechiele si mise a riepilogare: – Il mondo è grande ed è bello, ma è molto offeso. Tutti soffrono ognuno per se stesso, ma non soffrono per il mondo che è offeso e cosi il mondo continua ad essere offeso.


Elio Vittorini – Conversazione in Sicilia

Pavese su Radio3

Da ieri, lunedì 16 agosto, grazie ad Ad Alta Voce, di Rai Radio3, si può ascoltare la bella e sapiente voce dell’attore teatrale e cinematografico pugliese Tommaso Ragno leggere La Bella Estate di Cesare Pavese.
Dal lunedì al venerdì, ore 17, per una ventina di minuti, più o meno, all’interno del programma Fahrenheit che parla di libri e tutto ciò che vi ruota attorno, la rubrica Ad Alta Voce trasmette da anni, in formato audiolettura, i classici della letteratura italiana e mondiale. La rubrica si può ascoltare in diretta alla radio o in streaming; le varie puntate vengono caricate sui podcast ad esempio dell’omonima app di Radio3, Google Podcast, Apple, eccetera.

Nel 1950 Cesare Pavese vinse il Premio Strega con La Bella Estate, raccolta di tre racconti scritti in tempi diversi e pubblicata da Einaudi nel 1949. Della raccolta, i cui tre sono vividi racconti di formazione, Ad Alta Voce ha fatto uno speciale in audiolettura che termina proprio con il racconto che dà il titolo al trittico, e che potete trovare QUI.
I racconti sono La bella estate scritto nel 1940 (l’innocenza giovanile di Ginia si scontra con l’ambiguo mondo artistico); Il diavolo sulle colline del 1948 (tre amici che vagabondando incontrano, e si scontrano, con la frangia anticonformista che li proietterà in una nuova consapevolezza) e Tra donne sole, datato 1949 (Clelia, la sua scalata ad una vita migliore ed il ritrovarsi davanti ad una storia opposta).

Parigi, 27 luglio 1824

Nato nell’edificio sito al numero 1 di Place Boieldieu, nel quartiere di Vivienne nel arrondissement, Alexandre Dumas, detto Dumas figlio per distinguerlo dal famoso ed ingombrante padre, venne riconosciuto ufficialmente da parte paterna solo nel marzo 1831 all’età di sette anni. La madre era una sartina che viveva nello stesso edificio del padre, di nome Catherine Laure Labay. Dumas figlio ebbe sempre forti contrasti col padre e con la propria storia, cosa che viene ritrovata nelle opere dove si ritrova una forte disgregazione famigliare ed un buon stampo moralistico, con forte sostegno ad ingiustizie sociali quali figli illegittimi e donne usate ed abbandonate. Dumas figlio discende da una famiglia davvero pittoresca, quasi da romanzo. Il nonno paterno, Thomas Alexandre Davy de la Pailleterie, era un generale dell’esercito che combatté durante la Rivoluzione francese distinguendosi in battaglie come la Campagna d’Italia e la Campagna d’Egitto. Thomas Alexandre, conosciuto poi col soprannome Général Dumas, era figlio del marchese Alexandre-Antoine, il quale prestò servizio nell’esercito nella colonia che sarebbe l’odierna Haiti, e della schiava Marie Cessette, soprannominata la femme du mas. Ed è proprio da questo soprannome che, per motivi non ancora ben chiari, Thomas Alexandre arricchì il proprio cognome: Dumas Davy de la Pailleterie. Quando Marie morì, Alexandre-Antoine vendette tutti e quattro i suoi figli lasciando però il primogenito, per l’appunto Thomas Alexandre, con la clausola di poter essere riscattato cosa che fece più tardi, portando con sé il figlio in Francia e dandogli l’adeguata educazione.
A tutto questo, che pare già un romanzo ottocentesco, va aggiunta la storia personale di Dumas figlio. Nonostante i contrasti col padre, da questi ricevette sostegno economico anche dopo aver abbandonato gli studi (al collegio incontrò e conobbe Edmond de Goncourt) ed aver iniziato una vita da vero dandy. Tra il 1844 ed il 1845 ebbe una relazione con Marie Duplessis, demi-mondaine (in italiano arrampicatrice sociale) che fu l’amante anche di Franz Liszt e su cui ispirò la figura di Marguerite Gautier della La Dame aux camélias; fu grande ammiratore ed amico di George Sand, Louis Pasteur e Jules Verne; ebbe una relazione controversa e chiacchierata con la principessa Narychkine che poté sposare solo nel 1864 dopo la morte del regale consorte; ebbe due figlie con Nadejda von Knorring, questo il nome di nascita della principessa Narychkine, una nata durante la relazione extraconiugale (Colette) e l’altra nel periodo matrimoniale (Jeannine); Grand officier de la Légion d’honneur ricevette nel 1874 la nomina di membro dell’Académie française. Ebbe in seguito una relazione extraconiugale che ebbe come conseguenze l’allontanamento di Nadejda che portò ovviamente ad una lite con le due figlie. Henriette, il nome dell’amante, divorziò dal legittimo marito, cinque anni dopo Nadejda morì e Dumas figlio poté convolare a seconde nozze nel giugno 1895. Cinque mesi dopo, morì nella sua casa sita al numero 1 di rue Champflour a Marly-le-Roi e venne sepolto nel cimitero di Montmartre.

Ormai questa copia cartacea vecchia è praticamente inutilizzabile, tante volte è stata sfogliata d’averla ridotta davvero male. La trovai in una bancarella, non ricordo nemmeno quanti anni fa…
In questo periodo sto pensando di acquistare una bella versione nuova, sono indecisa su alcune e devo valutare bene. Ovviamente non possono mancare versioni eBook e audio, per avere La Signora delle Camelie sempre con me. Ed altrettanto ovviamente non può mancare la trasposizione operistica, qui nell’edizione 2005 con Anna Netrebko (Violetta Valéry/Marguerite Gautier) e Rolando Villazón (Alfredo Germont/Armand Duval). Di La Dame aux camélias sono state fatte trasposizioni teatrali, cinematografiche, televisive, balletti e composizioni musicali. Durante la sua vita, Dumas figlio ha composto una dozzina abbondante di romanzi e racconti, una trentina tra opere e adattamenti e collaborazioni teatrali ed anche alcuni saggi sociali.

Grazie a Raffa, la quale mi ha ricordato che oggi è il 27! Il mio cervello bacato era fermo al 25… 🙄

Me, myself and… Books #12

Il titolo originale pare un incrocio tra uno scioglilingua ed una formula magica, di quelle che una volta pronunciate appare un portale extradimensionale in grado di condurti in luoghi lontani e fantasiosi. Ed è proprio quello che mi è capitato perdendomi tra le pagine del libro in questione o meglio, ascoltandolo squisitamente letto dall’attore Vinicio Marchioni che con tono accattivante e voce bassa e roca porta in vita la storia di Long John Silver.
Pubblicato per la prima volta in Svezia nel 1995 dalla Norstedts Förlag, casa editrice tra le più antiche del paese, in Italia arriva tre anni più tardi grazie ad Iperborea. Long John Silver è l’immaginario pirata de L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson e quello narrato da Björn Larsson è l’altrettanto fittizio racconto della storia della sua lunga e avventurosa vita, fatta di ombre e luci, odio e amore, vendette e giustizie. John Silver non è né buono né cattivo, ma solo un Uomo che vuole Vivere, che ama la Vita in ogni sua sfaccettatura. Leggendo La vera storia del pirata Long John Silver, sentiamo il sole bruciare sulla pelle, il rumore dello sciabordìo contro le sponde della nave, respiriamo l’odore salmastro trasportato dalla brezza marina che gonfia le vele e ci conduce lontano, verso lidi ignoti dove la libertà è una condizione che deve essere ottenuta e mantenuta lottando contro abusi e soprusi da parte di capitàni perfidi ma capaci, tempeste che affondano navi, compagni pronti a venderti per un goccio di rum, taglie inflitte dalla Reale Marina pronta ad appenderti al più alto cappio. Ma, leggendo La vera storia del pirata Long John Silver, veniamo incantati anche dall’evidente lavoro dell’autore che mostra un impegno ed una passione veramente degni di nota. Luoghi, nomi, tecniche, modi di dire… tutto perfettamente studiato e riportato nel giusto contesto. Oltre ad essere un racconto avventuroso, con punte di filosofia della vita, La vera storia del pirata Long John Silver è anche un divertente manuale marittimo e di pirateria.
Ho letto, pardon ascoltato La vera storia del pirata Long John Silver con ventitré anni in ritardo rispetto all’uscita e forse è stato meglio così, questo ritengo sia un romanzo con più strati, più significati, uno di quelli il cui messaggio cambia a seconda dell’età in cui lo si affronta.
Si può trovare in versione cartacea, le edizioni Iperborea sono piccoli gioielli, in versione eBook ma anche audiolibro sia su Audible che Storytel grazie ad Emons Edizioni.

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L’ultimo capitolo dell’audiolibro è letto proprio dall’autore, Björn Larsson, che racconta la genesi del romanzo che in Italia ha ottenuto un grandissimo successo. E proprio quest’ultima parte l’ho ascoltata mentre il cielo si annuvolava, senza tuttavia togliere il caldo di luglio, gustando e rinfrescandomi con il mio frozen yogurt arancia e cocco senza saccarosio; Fage 0%, bevanda al cocco senza zuccheri aggiunti, polpa e buccia di una arancia frullati, un poco di eritritolo per dolcificare, poi in freezer mescolando ogni tanto per mantenere lo yogurt morbido e compatto. Uno snack o un dessert goloso e salutare.

Here we go again…

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È tornata. Dal 1º giugno meteorologica, dal 21 anche quella astronomica che dura all’incirca una novantina di giorni. Il caldo tuttavia era già qui a fine maggio, piombato su questi lidi nel giro di 24/48 ore con temperature attorno ai 30º C ed un alto tasso di umidità. In pratica, dal piumone al ventilatore. Non tollero il caldo, oltre i 23/24º si spegne l’interruttore del pensiero e tutto ciò che vedo e sento è caffè freddo e tè freddo. E pochi cibi freddi.
L’estate è fatta di luce e per me luce è rumore, come se qualcuno urlasse e scalciasse e graffiasse dall’alba al tramonto trovando pace e silenzio solo con l’avvento del crepuscolo vespertino. Causa sinestesia, l’alba equivale ad un grido che si prolunga per tutto il giorno e che sfuma, per morirvi, in quella che viene nominata Golden Hour serale (c’è quella mattutina, anche), quando il sole si trova molto basso all’orizzonte e tutto è soffuso d’una luce calda, morbida, soave… dorata, appunto. L’etimologia di estate risale all’antica lingua indoeuropea sanscrita, con la radice aidh il cui significato equivale a infiammare, ardere. Dal sanscrito si arriva al greco, aitho ardere e poi al latino, aestus/aestās ossia calore/calore bruciante. Bello… (…)
L’estate è la stagione che meno preferisco; c’è, occorre sopportarla, qualcosa di buono pure lo ha ma ne farei volentieri a meno. Oggi tuttavia è una giornata abbastanza ventilata, perfetta quindi per crogiolarsi sulla sdràio, in terrazza, armati di tè freddo e libro. In questo periodo sto portando avanti svariate letture: Lettere di Jane Austen, edito da Parole d’Argento Edizioni e che posseggo in vari formati e varie edizioni; Lettere di Fëdor Dostoevskij, a cura di Alice Farina e edito da Il Saggiatore; Pillole di Storia Antica di un giovane appassionato e studioso di Storia; YEAR OF WONDER: Classical Music for Every Day, edito da Neri Pozza, orrendamente, ed incomprensibilmente, tradotto in italiano con Un anno con Mozart, di Clemency Burton-Hill; Specchi nel Cervello edito da Raffaello Cortina. Quest’ultimo è stato scritto a quattro mani dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, vincitore di numerosi premi, famoso a livello internazionale, da poco eletto membro della Royal Society e scopritore dei neuroni specchio, e da Corrado Sinigaglia docente di Filosofia della Scienza. È un testo sicuramente complesso e non di così facile digestione, ma estremamente affascinante (in parole povere, i neuroni specchio sono neuroni, cellule altamente specializzate, che vengono attivati sia da azioni compiute da noi stessi sia dalle medesime azioni osservate e portate in essere da qualcuno che stiamo osservando), che porto avanti nelle ore pomeridiane. Year of Wonder è una piacevole compagnia mattutina, durante la colazione; l’autrice ha creato su Spotify la relativa playlist che accompagna la lettura del pezzo ch’ella stessa ha selezionato per quel giorno. Ho scoperto molti nomi prima sconosciuti, ma ho avuto l’ennesima conferma che l’arte contemporanea non fa per me. I due titoli epistolari sono simili eppur diversi al contempo: Fëdor Dostoevskij è un fiume in piena, critico e pensatore con una penna sferzante che scrive di getto, con passione e spesso pessimismo; Jane Austen, anch’ella un fiume in piena, è leggera, civettuola, ironica e spesso caustica, fine e sempre positiva anche nei momenti tragici. Il primo è più da lettura invernale, con un buon tè forte ed il fuoco che scoppietta confortante. La seconda da tè profumato e leggero, consumato ad un grazioso tavolino sotto un ciliegio in fiore in una tiepida e ventosa giornata primaverile. Pillole di Storia Antica è il parto di Costantino Andrea De Luca, giovanissimo appassionato e studioso di Storia innamoratosi di questa materia fin da bambino e che ha iniziato sui social per poi approdare alla Newton Compton. Potete trovarlo proprio su Facebook se avete un account, io non l’ho quindi mi limito ad apprezzare queste piccole pillole davvero ben scritte e documentate.
Prossimamente, mi auguro di riuscire a riportare qui qualche pensiero su ciascuna di queste letture.

Me, myself and… Books #11

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Concordo poco con la scelta del titolo italiano, in originale The Reluctant Mr. Darwin: An Intimate Portrait of Charles Darwin and the Making of His Theory of Evolution. Ecco, queste parole che compongono il titolo dicono chiaramente di cosa tratta il libro. Una breve biografia del padre dell’evoluzione tramite selezione naturale, un racconto del lungo periodo di gestazione e del perché tale periodo fu così lungo. Charles Darwin iniziò l’estenuante processo mentale che lo porterà alla più grande rivoluzione nel campo delle scienze della vita, durante il lungo viaggio a bordo del brigantino Beagle. Dal suo rientro in quel di Falmouth in Cornovaglia (2 Ottobre 1836) al giorno della pubblicazione di On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life (24 novembre 1859), trascorsero parecchi anni. Parecchi. Tramite questo volumetto pubblicato nel 2006, David Quammen ci parla dell’incubazione della teoria della trasmutazione (termine che Darwin preferiva ad evoluzione), dei mille e continui dubbi del suo autore, dei conflitti personali e dei drammi famigliari. The Reluctant Mr. Darwin è il ritratto chiaro ed esaustivo di un uomo complicato, pieno di domande e sempre alla ricerca del come e del perché. Un uomo allergico alla fama, alla socialità, alle manifestazioni in suo onore, che prediligeva lo studio continuo ed incessante sulla Vita. Trovo perfetto questo titolo come antipasto, da godere grazie alla sportiva e frizzante capacità divulgativa di Quammen, da leggere come introduzioni alla immensa bibliografia riguardante Charles Darwin.




In questa foto, The Reluctant Mr. Darwin è accompagnato da una delle mie colazioni preferite: oats pancake, fiocchi d’avena integrali, albume, latte vaccino, eritritolo (non uso saccarosio), lievito di birra fresco; una frullatina, riposo notturno in fondo al frigo e poi direttamente in padella per pancake soffici, leggeri e gustosamente sani. E in questa stagione delle belle e profumate fragole. Nutrimento per il corpo e nutrimento per la mente.

Me, myself and… Books #10

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Fuori il cielo è grigio e carico di nubi minacciose, gonfiate da un vento freddo a tratti molto forte. Chissà se era lo stesso cielo di centocinquantadue anni fa, quando George Eliot, pseudonimo di Mary Anne Evans coniugata Cross (1819 – 1880), scrittrice britannica tra le più importanti dell’età vittoriana, dovette accantonare la stesura del romanzo ambientato nella fittizia Middlemarch a causa della malattia del figlio dell’amante. Iniziato nel 1869, due anni dopo venne fuso all’altro racconto a cui Eliot diede vita nel 1870 e che vedeva come protagonista la figura di Dorothea. Nel 1872 il romanzo nella sua interezza venne pubblicato in otto libri e due anni più tardi, nel 1874, uscì in un unico volume ottenendo grande successo. Un’opera ambiziosa, che tratta dell’allora status femminile, di religione, di ipocrisia, di riforme. Un romanzo che come protagonista ha una città intera, la sua crescita, il suo sviluppo, il suo evolvere, visto attraverso personaggi quali Dorothea, Lydgate, Featherstone, la famiglia Vincy e tutta una serie di personaggi minori. Troppi. Veramente troppi. Un caos, nel vero senso della parola. Affrontare le lunghe, lunghissime pagine è stata davvero una scalata all’Everest. Nell’edizione Garzanti cartacea ne conta 1072…
Ho già accennato ai troppi personaggi che mi hanno causato un senso di confusione tale da darmi quasi il mal di testa. È un romanzo che ho trovato caotico, che abbisognerebbe, per i miei gusti, di una bella sfoltita. Le vicende del giovane medico Tertius Lydgate, il suo interesse per la medicina, per il progresso della scienza, passionale e orgoglioso, il matrimonio con Rosamund Vincy che pur apparendo come donna elegante e delicata dimostra una indole superficiale, egoista e incapace di scendere a compromessi. Mary Garth, schietta e gentile con idee molto salde, quasi l’opposto della bella Rosamund. Dorothea Brooke, intelligente e piena di ideali, incapace di uniformarsi allo standard femminile dell’epoca. Già questi nomi basterebbero a dare vita ad un intreccio interessante, ma George Eliot ne aggiunge molti altri, dando al coro troppe voci che finiscono per stridere l’una con l’altra. Aggiungiamo poi le riforme che all’epoca furono molte e molto discusse. Troppo. Un romanzo che per me è equivalso ad una discoteca. Ho apprezzato l’accuratezza, il realismo, le storie di Dorothea e Lydgate, l’impotenza dell’intelletto nei confronti dell’eterna ipocrisia del genere umano, ma ho fatto fatica in molti capitoli e molti passaggi, perdendomi per le strade di Middlemarch senza la più pallida idea del dove stessi andando e da dove provenissi. Saggistica e Classici sono le mie letture preferite, ma, ovviamente, non può piacere tutto.
Mi piace però questo Earl Grey Imperiale di La Via del Tè, qui in versione bustina poiché si tratta dell’omaggio che inseriscono negli ordini, l’ultimo dei quali mi è arrivato proprio in questi giorni. Un tè classico perfetto per una giornata da cielo grigio.