Me, myself and… Books #17

Per una questione ambientale ho ridotto drasticamente l’acquisto di libri cartacei, riservandomi lo sfizio solo su precisi titoli e autori. In fondo, per me, un libro È nel suo contenuto ed in ciò che mi trasmette, la copertina, seppur bella, è irrilevante e sniffare l’odore della carta sarà anche evocativo, ma è l’argomento narrato che approfondisce ed eleva e non certo averlo lì a prender polvere su una mensola. Certamente, in Italia si legge molto poco e tra i lettori la percentuale di chi legge non più di un libro al mese è altissima, ma poiché io non rientro in questa statistica e cerco di impegnarmi per quel che posso nel ridurre la mia impronta carbonica individuale, il 90/95% dei miei acquisti libreschi è in digitale e audio. Spesso, parlando di audiolibri, mi sento dire che mi addormento o non mi concentro o che noia, ma quella orale è la più antica forma per tramandare storie e conoscenza appartenente alla nostra specie, quindi il problema sta tutto nella nostra testa…
Nel suo Come Un Romanzo, lo scrittore francese Daniel Pennac, istituisce i dieci diritti del lettore.
– Il diritto di non leggere
– Il diritto di saltare le pagine
– Il diritto di non finire il libro
– Il diritto di rileggere
– Il diritto di leggere qualsiasi cosa
– Il diritto al bovarismo
– Il diritto di leggere ovunque
– Il diritto di spizzicare
– Il diritto di leggere ad alta voce
– Il diritto di tacere
Direi che ad oggi, il saggio uscì in versione originale nell’ormai lontano 1992, possiamo aggiungere un 11) Il diritto di leggere in qualsiasi formato! Ed anche il diritto di approfittare delle moltissime promozioni estive. Io l’ho fatto, concedendomi per quest’anno la quota di cartacei comprati. In realtà la quota è stata un po’ oltrepassata, ma le offerte trovate erano troppo invitanti e vorrà dire che di cartacei sarò a posto per almeno un anno e più!

Ho pensato di consigliare uno o due titoli per le offerte che trovo più ghiotte e di cui io stessa ho approfittato. Non scriverò quindi vere opinioni di libri, ma piuttosto un piccolo suggerimento nel caso qualcuno volesse concedersi un acquisto libresco.
Neri Pozza, dal 5 Luglio al 4 Agosto, parte con Sconti all’orizzonte; tutti i libri del catalogo, escluse le novità degli ultimi sei mesi, hanno uno sconto del 20 % sul prezzo di copertina. Due titoli di cui mi sento di dare lo spunto sono La sesta estinzione. Una storia innaturale di Elizabeth Kolbert e Sul lettino di Freud di Irvin D. Yalom. Elizabeth Kolbert, giornalista classe 1961, ha vinto il Pulitzer proprio con questo titolo dove racconta, con stile comprensibile e arguto, il suo viaggio alla ricerca di risposte e prove all’impatto della nostra specie sul pianeta, sulle altre specie e soprattutto sull’infausto destino che ci siamo auto-costruiti. Irvin David Yalom, classe 1931, psichiatra di scuola esistenzialista e docente presso la Stanford University, in questo titolo usa personaggi fittizi per sbrogliare ciò che accade sul lettino del terapeuta, ciò che si viene a stabilire tra paziente e psicologo/psichiatra ed anche per parlare un po’ della storia della psicoterapia.
Adelphi, oltre a mettere in sconto una lunga lista di libri, regala delle borse in tessuto. Qui ammetto di aver ceduto ad un corposo acquisto, ma Adelphi è una delle mie CE preferite e la scelta è stata assai ardua! Scegliere solo due titoli è davvero, davvero difficile! Némirovsky, Simenon, Sacks, Feynmam, Nabokov, Groucho, Fermor, Quammen, Calasso, Borges, i fratelli Singer, Arbasino, Bennett, Gadda, Sam Kean, Chatwin, Gogol’, Zweig, Colette, Sciascia… troppi! Cercando di restringere il campo a solo due titoli, suggerisco La vita immortale di Henrietta Lacks di Rebecca Skloot e La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell. Quest’ultimo è stato un noto naturalista e zoologo che scrisse sia saggi che romanzi; La mia famiglia e altri animali è il primo titolo della cosiddetta trilogia di Corfù, dove la famiglia Durrell visse tra il 1935 ed il 1939. Con ironia e leggerezza, l’autore parla della madre e dei fratelli in quel periodo greco e della sua sempre più crescente passione per gli animali. La vita immortale di Henrietta Lacks è il racconto di una storia vera e di tutto ciò che ad essa ruota attorno; nel 1951 a Baltimora, Maryland, una giovane donna muore a causa di un tumore alla cervice uterina. Come da comune prassi in quei tempi, dei campioni cellulari vengono prelevati. Potrebbe essere una storia come tante, ma così non è. Le cellule di Henrietta sopravvivono e vengono definite, per alcune specifiche, immortali. L’inizio di una incredibile evoluzione per la ricerca medica, ma al contempo una successione di drammatici eventi per i cinque figli ed il marito che restano orfani e vedovo così prematuramente (queste righe sono parte della opinione che all’epoca scrissi su GoodReads).
Ogni mese Newton Compton mette in offerta degli eBook; per questo luglio ci sono, interessanti,
I magnifici 7 capolavori della letteratura russa, tra gli autori c’è Puškin il padre della letteratura russa; Tutte le fiabe dei fratelli Grimm; Dostoevkij con QUATTRO romanzi, tra cui lo splendido Le Notti Bianche e l’onirico Il sogno di un uomo ridicolo; I magnifici 7 capolavori della letteratura tedesca, con, tra gli altri, Stephen Zweig la cui prosa è pura delizia forbita e Robert Musil, qui al suo esordio letterario.
Il Saggiatore, fino a fine scorte, per l’offerta Un libro bianco vale doppio, dà venti titoli in promozione prendi due paghi uno. L’accoppiata che consiglierei è composta da Il cosmo della mente (dall’infinitamente piccolo all’inspiegabilmente grande, la storia dell’universo e di tutto ciò che esso contiene, Homo Sapiens compreso) e Breve storia dell’ubriachezza, perché l’alcol è onnipresente nella nostra storia, sia essa reale o finzione. In realtà ne avrei mille altri di titolo da evidenziare, ma direi che per il momento basta. Buoni, eventuali, acquisti e soprattutto buone letture!

Me, myself and… Books #16

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Un pomeriggio in cui il caldo è meno opprimente, i colori della Echinopsis sbocciati in tutta la loro vividezza ed ecco che la terrazza diventa il luogo perfetto per una tazzina di buon caffè e l’audiolettura di un racconto di Cesare Pavese.

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Poeta, traduttore, scrittore, nato in un piccolo comune piemontese nel 1908, Pavese termina nel febbraio 1932, ventiquattrenne, la stesura dei dieci racconti che danno vita al ciclo raccolta Ciau Masino. Ambientati in quello che era il suo proprio habitat, il Po e le Langhe, i dieci scritti narrano le vite di due quasi omonimi dai destini opposti; il giornalista Tommaso Ferrero, detto Masino, ed il meccanico Giantommaso Dalmastro soprannominato Masin. Storie semplici, crude, profonde, scapestrate, quasi filosofiche. Storie dove il dialetto locale non è solo un modo di comunicare, ma diventa stretta caratteristica di un mondo unico e sé stante, dove assume le forme di note musicali, dove i due Masino arrivano a rappresentare anche valori estremi dell’autore stesso. Un po’ autobiografia, un po’ Langhe blues, un po’ scritto sperimentale, Ciau Masino, i cui racconti sono intervallati da una poesia che unisce e consegna, furono riposti in un cassetto e pubblicati soltanto postumi nel 1968 da Einaudi, nel volume dei Racconti (che potete trovare QUI).

Echinopsis è un Genere di Succulenta della Famiglia delle Cactaceae, volgarmente famiglia dei cactus, descritta inizialmente nel 1837 dal botanico tedesco Joseph Gerhard Zuccarini, che conta un altissimo numero di specie diverse provenienti dal Sud America. Il nome Echinopsis ha origine greca; ἐχῖνος, echînos, riccio/riccio di mare e ὄψις, ópsis, aspetto, quindi una pianta somigliante al riccio.

Lascio i link dove poter trovare liberi alcuni racconti della raccolta Ciau Masino; i primi due sono di Masino, i successivi due di Masin.
Il Blues delle Cicche
L’acqua del Po
Congedato
I cantastorie

Me, myself and… Books #15

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Uno dei titoli in lettura in questi giorni è Italiani per forza. Le leggende contro l’unità d’Italia che è ora di sfatare. Pubblicato nel marzo di quest’anno (per festeggiare i centosessant’anni dell’unità) da Solferino, disponibile sia in versione eBook che cartacea, è frutto della penna di Dino Messina. Giornalista del Corriere della Sera, Messina si è impegnato per più di un anno (diciotto mesi, a detta sua…), in ricerche molto approfondite al fine di cercare chiarezza su molti punti storici che a causa dei social (sempre loro…) sono divenuti perno di disinformazione e fake (termine moderno per indicare le sempre esistite notizie fasulle, che circolano in mezzo a noi dalla notte dei tempi…). Partendo dal mettere in chiaro che, nella maggioranza, il Sud desiderava una indipendenza che ha trovato ampia partecipazione alla conquista del Nord, quindi nessuna imposizione. Il Regno borbonico stava implodendo, flagellato da diverse problematiche ed un governante che rifiutava un ammodernamento necessario e giusto. La partecipazione di briganti e camorristi ed i casi Pontelandolfo e Fenestrelle vengono chiariti punto per punto, riportando dati chiari con testimonianze che Messina è andato personalmente a cercare, spiegando al lettore tutti i dove, i come ed i perché e aggiungendo una corposa bibliografia. L’intenso impegno e lavoro giornalistico sono evidenti pagina dopo pagina, fatte, queste, in uno stile scorrevole, che arriva facilmente al cuore della questione ma che, al contempo, sa informare in modo esaustivo.
Italiani per forza, è sicuramente un titolo da leggere in questo centosessantesimo compleanno. Un titolo che può fungere da porta verso un approfondimento ulteriore, più tecnico e più settoriale poiché i campi in gioco sono stati moltissimi ed il tumultuoso periodo pre, durante e dopo le vicende garibaldine è talmente vasto che non può ridursi ad un unico volume, seppur scritto con fluente capacità. Con Italiani per forza, il giornalista Dino Messina porta il lettore a capire quale sia il giusto metodo d’indagine per ottenere quella verità che è ben testimoniata e che, al contrario delle fake news, sottolinea quanto sia stato fatto per una unità di cui purtroppo si sta perdendo il senso.

Dino Messina era presente sabato nel tardo pomeriggio, alla Festa del Libro di Montereggio. Borgo medievale abbarbicato su un versante montano, circondato da castagneti e torrenti, le cui prime testimonianze si possono ritrovare in documenti datati tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, Montereggio vede fissi una cinquantina scarsi di abitanti e due chiese principali, una dedicata a Sant’Apollinare. È a Montereggio, uno dei tanti borghi da cui partivano i librai viandanti, che nel 1952 nacque il Premio Bancarella. A luglio, in questo piccolo e delizioso borgo, si è tenuto il festival del fumetto denominato Nuvole a Montereggio.

Me, myself and… Books #14

Oggi piove.
Una pioggia fine e intensa che ha rinfrescato parecchio l’aria. Finalmente!

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E mentre fuori continua a piovere, ho messo a cuocere la marmellata con i mirtilli comprati a Cerreto venerdì scorso ed ho finito l’ennesimo libro in lettura.

Di nuovo, un audiolibro.
I 🧡🤎🧡 AUDIOBOOKS‼️

Bill Bryson, nato in Iowa nel 1951, durante i primi anni universitari decise di prendersi una vacanza per girare in Europa. Torna, scrive un libretto sulle sue avventure, riparte (in compagnia del mitico Katz), trova lavoro in un ospedale psichiatrico dove incontra l’infermiera Cynthia che diverrà sua moglie, poi torna in USA assieme a lei per finire definitivamente gli studi universitari e poi, di nuovo, in Gran Bretagna. Trova lavoro come giornalista, insieme a moglie e figli cambia spesso città di residenza, poi torna per qualche anno nel New Hampshire e poi, forse definitivamente forse fino al prossimo prurito, eccolo sbarcare nuovamente in UK. Giornalista per diverse testate, scrittore di testi di saggistica, molto attivo nel campo della comunicazione e della conservazione del territorio, riceve molte lauree ad honorem e nel 2013 viene eletto, primo non britannico nella sua storia, Honorary Fellow della Royal Society. Possiede doppia cittadinanza, USA/UK. Dopo aver viaggiato e scritto quasi una ventina di libri, Bryson, nel 2020, annuncia di ritirarsi dalla scrittura.

Pubblicato in USA nel 1998 e in Italia con Guanda nel 2000, Una passeggiata nei boschi (A Walk in the Woods: Rediscovering America on the Appalachian Trail) racconta di quando Bryson, all’epoca residente nel New Hampshire, decise di percorrere il sentiero escursionistico Appalachian Trail insieme all’amico Katz (pseudonimo di Matt Angerer). Chilometro dopo chilometro, Bryson e Katz si imbattono in tipi eccentrici, luoghi sperduti, veri tuguri ma anche persone gentili e altruiste. Immersi nel verde e nella natura, si rendono conto di quanto su tutto imperi il guadagno economico, il turismo di massa, il pressappochismo. Qualcuno che ama ancora il Camminare, il vivere a contatto con la natura, lo sfidare sé stessi ad una sorta di ritorno alle origini dimenticando, almeno per un po’ di tempo, progresso e modernità, ancora si trova ma è sempre più una minoranza ed anche se rincuora, il toccare con mano quanto danno la nostra specie abbia inflitto alle altre e all’ambiente fa male, dà molto da riflettere. Con la sua solita verve, l’ironia a tratti pungente ma mai noiosa, con il suo saper divulgare non tediando ma anzi portando attenzione su temi importanti, Bryson ci regala l’ennesimo suo libro di viaggio, viaggio fisico e metafisico che muove il corpo e stuzzica la mente.

Me, myself and… Books #13

Qualche giorno fa ho raccolto della menta, che, assieme ad altri ingredienti e grazie al mortaio, è diventata un pesto fresco consumato durante il pranzo, il quale ha avuto come accompagnamento i capitoli finali di Viva il Latino di Nicola Gardini.

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Pubblicato nel maggio 2016 ed edito da Garzanti, Viva il latino nasce dalla penna di Nicola Gardini, molisano naturalizzato milanese, classe 1965, attualmente professore all’Università di Oxford, con alle spalle studi tra nuovo e vecchio mondo, latinista e scrittore e poeta e pittore…
Il latino, lingua italica d’antica origine indoeuropea, per Gardini è una passione che nasce da bambino e che tutt’ora arde e questo innamoramento traspare parola dopo parola, capitolo dopo capitolo. L’autore parla del suo incontro con il latino, del suo coinvolgimento, dei suoi studi. Parla con fervore dell’importanza che il latino ha avuto, ed ancora HA, nella storia italica e mondiale, la Bellezza ch’esso ha portato, che ha testimoniato nel corso dei secoli attraverso opere, proclami, poemi.


Viva il latino è un titolo presente in formato cartaceo, eBook e audio e proprio quest’ultimo, grazie ad Audible, ho ascoltato tramite la voce dell’autore stesso. E la voce ha dato maggior enfasi al profondo amore e rispetto che Gardini nutre per il latino. È stato come presenziare ad una lezione durante la quale l’insegnante inebria gli alunni con la passione per la Conoscenza, portata in essere tramite un’antica lingua non più parlata ma ancora pulsante. Viva il latino è una dichiarazione d’amore, un’ode moderna ad una complessa amante, che può essere apprezzata da chi ha studiato il latino ma anche da chi, purtroppo, non ha avuto questo privilegio coltivando tuttavia, nel proprio piccolo orticello, la gioia e la curiosità per il Sapere, per la Storia.
Tutto ha una storia, le parole per descriverla in primis ed il latino È parte fondamentale della storia delle parole. E della storia in sé.

Voce e saggio di Gardini, hanno fatto da sfondo ad un piatto di tartare di salmone, avocado, riso nerone, il tutto condito con il pesto alla menta di cui ho accennato ad inizio articolo. Il riso nero è originario della Cina e il nerone, integrale dal gusto aromatico e dalla lunga bollitura (circa quaranta minuti), è una varietà italiana che si differenzia dal Venere per grandezza del chicco. La varietà nerone viene coltivata nella Pianura Padana, nelle province di Novara e Vercelli. Poiché ha un indice glicemico molto più basso rispetto al classico riso bianco, può essere consumato da coloro che soffrono di diabete ed iperglicemia (in quantità controllate, ovviamente).

Me, myself and… Books #12

Il titolo originale pare un incrocio tra uno scioglilingua ed una formula magica, di quelle che una volta pronunciate appare un portale extradimensionale in grado di condurti in luoghi lontani e fantasiosi. Ed è proprio quello che mi è capitato perdendomi tra le pagine del libro in questione o meglio, ascoltandolo squisitamente letto dall’attore Vinicio Marchioni che con tono accattivante e voce bassa e roca porta in vita la storia di Long John Silver.
Pubblicato per la prima volta in Svezia nel 1995 dalla Norstedts Förlag, casa editrice tra le più antiche del paese, in Italia arriva tre anni più tardi grazie ad Iperborea. Long John Silver è l’immaginario pirata de L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson e quello narrato da Björn Larsson è l’altrettanto fittizio racconto della storia della sua lunga e avventurosa vita, fatta di ombre e luci, odio e amore, vendette e giustizie. John Silver non è né buono né cattivo, ma solo un Uomo che vuole Vivere, che ama la Vita in ogni sua sfaccettatura. Leggendo La vera storia del pirata Long John Silver, sentiamo il sole bruciare sulla pelle, il rumore dello sciabordìo contro le sponde della nave, respiriamo l’odore salmastro trasportato dalla brezza marina che gonfia le vele e ci conduce lontano, verso lidi ignoti dove la libertà è una condizione che deve essere ottenuta e mantenuta lottando contro abusi e soprusi da parte di capitàni perfidi ma capaci, tempeste che affondano navi, compagni pronti a venderti per un goccio di rum, taglie inflitte dalla Reale Marina pronta ad appenderti al più alto cappio. Ma, leggendo La vera storia del pirata Long John Silver, veniamo incantati anche dall’evidente lavoro dell’autore che mostra un impegno ed una passione veramente degni di nota. Luoghi, nomi, tecniche, modi di dire… tutto perfettamente studiato e riportato nel giusto contesto. Oltre ad essere un racconto avventuroso, con punte di filosofia della vita, La vera storia del pirata Long John Silver è anche un divertente manuale marittimo e di pirateria.
Ho letto, pardon ascoltato La vera storia del pirata Long John Silver con ventitré anni in ritardo rispetto all’uscita e forse è stato meglio così, questo ritengo sia un romanzo con più strati, più significati, uno di quelli il cui messaggio cambia a seconda dell’età in cui lo si affronta.
Si può trovare in versione cartacea, le edizioni Iperborea sono piccoli gioielli, in versione eBook ma anche audiolibro sia su Audible che Storytel grazie ad Emons Edizioni.

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L’ultimo capitolo dell’audiolibro è letto proprio dall’autore, Björn Larsson, che racconta la genesi del romanzo che in Italia ha ottenuto un grandissimo successo. E proprio quest’ultima parte l’ho ascoltata mentre il cielo si annuvolava, senza tuttavia togliere il caldo di luglio, gustando e rinfrescandomi con il mio frozen yogurt arancia e cocco senza saccarosio; Fage 0%, bevanda al cocco senza zuccheri aggiunti, polpa e buccia di una arancia frullati, un poco di eritritolo per dolcificare, poi in freezer mescolando ogni tanto per mantenere lo yogurt morbido e compatto. Uno snack o un dessert goloso e salutare.

Me, myself and… Books #11

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Concordo poco con la scelta del titolo italiano, in originale The Reluctant Mr. Darwin: An Intimate Portrait of Charles Darwin and the Making of His Theory of Evolution. Ecco, queste parole che compongono il titolo dicono chiaramente di cosa tratta il libro. Una breve biografia del padre dell’evoluzione tramite selezione naturale, un racconto del lungo periodo di gestazione e del perché tale periodo fu così lungo. Charles Darwin iniziò l’estenuante processo mentale che lo porterà alla più grande rivoluzione nel campo delle scienze della vita, durante il lungo viaggio a bordo del brigantino Beagle. Dal suo rientro in quel di Falmouth in Cornovaglia (2 Ottobre 1836) al giorno della pubblicazione di On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life (24 novembre 1859), trascorsero parecchi anni. Parecchi. Tramite questo volumetto pubblicato nel 2006, David Quammen ci parla dell’incubazione della teoria della trasmutazione (termine che Darwin preferiva ad evoluzione), dei mille e continui dubbi del suo autore, dei conflitti personali e dei drammi famigliari. The Reluctant Mr. Darwin è il ritratto chiaro ed esaustivo di un uomo complicato, pieno di domande e sempre alla ricerca del come e del perché. Un uomo allergico alla fama, alla socialità, alle manifestazioni in suo onore, che prediligeva lo studio continuo ed incessante sulla Vita. Trovo perfetto questo titolo come antipasto, da godere grazie alla sportiva e frizzante capacità divulgativa di Quammen, da leggere come introduzioni alla immensa bibliografia riguardante Charles Darwin.




In questa foto, The Reluctant Mr. Darwin è accompagnato da una delle mie colazioni preferite: oats pancake, fiocchi d’avena integrali, albume, latte vaccino, eritritolo (non uso saccarosio), lievito di birra fresco; una frullatina, riposo notturno in fondo al frigo e poi direttamente in padella per pancake soffici, leggeri e gustosamente sani. E in questa stagione delle belle e profumate fragole. Nutrimento per il corpo e nutrimento per la mente.

Me, myself and… Books #10

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Fuori il cielo è grigio e carico di nubi minacciose, gonfiate da un vento freddo a tratti molto forte. Chissà se era lo stesso cielo di centocinquantadue anni fa, quando George Eliot, pseudonimo di Mary Anne Evans coniugata Cross (1819 – 1880), scrittrice britannica tra le più importanti dell’età vittoriana, dovette accantonare la stesura del romanzo ambientato nella fittizia Middlemarch a causa della malattia del figlio dell’amante. Iniziato nel 1869, due anni dopo venne fuso all’altro racconto a cui Eliot diede vita nel 1870 e che vedeva come protagonista la figura di Dorothea. Nel 1872 il romanzo nella sua interezza venne pubblicato in otto libri e due anni più tardi, nel 1874, uscì in un unico volume ottenendo grande successo. Un’opera ambiziosa, che tratta dell’allora status femminile, di religione, di ipocrisia, di riforme. Un romanzo che come protagonista ha una città intera, la sua crescita, il suo sviluppo, il suo evolvere, visto attraverso personaggi quali Dorothea, Lydgate, Featherstone, la famiglia Vincy e tutta una serie di personaggi minori. Troppi. Veramente troppi. Un caos, nel vero senso della parola. Affrontare le lunghe, lunghissime pagine è stata davvero una scalata all’Everest. Nell’edizione Garzanti cartacea ne conta 1072…
Ho già accennato ai troppi personaggi che mi hanno causato un senso di confusione tale da darmi quasi il mal di testa. È un romanzo che ho trovato caotico, che abbisognerebbe, per i miei gusti, di una bella sfoltita. Le vicende del giovane medico Tertius Lydgate, il suo interesse per la medicina, per il progresso della scienza, passionale e orgoglioso, il matrimonio con Rosamund Vincy che pur apparendo come donna elegante e delicata dimostra una indole superficiale, egoista e incapace di scendere a compromessi. Mary Garth, schietta e gentile con idee molto salde, quasi l’opposto della bella Rosamund. Dorothea Brooke, intelligente e piena di ideali, incapace di uniformarsi allo standard femminile dell’epoca. Già questi nomi basterebbero a dare vita ad un intreccio interessante, ma George Eliot ne aggiunge molti altri, dando al coro troppe voci che finiscono per stridere l’una con l’altra. Aggiungiamo poi le riforme che all’epoca furono molte e molto discusse. Troppo. Un romanzo che per me è equivalso ad una discoteca. Ho apprezzato l’accuratezza, il realismo, le storie di Dorothea e Lydgate, l’impotenza dell’intelletto nei confronti dell’eterna ipocrisia del genere umano, ma ho fatto fatica in molti capitoli e molti passaggi, perdendomi per le strade di Middlemarch senza la più pallida idea del dove stessi andando e da dove provenissi. Saggistica e Classici sono le mie letture preferite, ma, ovviamente, non può piacere tutto.
Mi piace però questo Earl Grey Imperiale di La Via del Tè, qui in versione bustina poiché si tratta dell’omaggio che inseriscono negli ordini, l’ultimo dei quali mi è arrivato proprio in questi giorni. Un tè classico perfetto per una giornata da cielo grigio.

Me, myself and… Books #9

Disamina di un autore recentemente sopravvalutato

Era da tempo che gironzolavo attorno a questo titolo e questo autore, di norma quando mi accosto a titolo e autori gridati dal tam tam mediatico finisco (quasi) sempre per pentirmene. Ho altalenanti rapporti con la produzione definita moderna, col postmodernismo o contemporaneo poi… meglio lasciar perdere! Ma cosa c’entra un romanzo del 1965 col postmodernismo?

Quando morì, il 3 marzo 1994, John Edward Williams lasciò incompiuto il quinto romanzo, The Sleep of Reason, dopo averne pubblicati precedentemente quattro più due testi di poesie, The Broken Landscape: Poems (1949) e The Necessary Lie (1965), e curato edizione e introduzione di una antologia, English Renaissance Poetry: A Collection of Shorter Poems from Skelton to Jonson (1963).
Il primo romanzo, Nothing but the Night, venne pubblicato nel 1948 durante il periodo universitario, quando si iscrisse alla University of Denver dove poi conseguì un Bachelor of Arts (1949) e un Master of Arts (1950). Da notare che anche la raccolta di poesie The Broken Landscape risale a questo periodo. Nulla, solo la Notte, nella versione italiana, fu poi successivamente un po’ rinnegato dallo stesso autore e come tutti gli altri suoi romanzi passò in sordina riscuotendo una ben limitata accoglienza. Questo romanzo d’esordio è una palese scopiazzatura di personaggi e situazioni già note all’epoca, un protagonista straziato da una storia personale che lo mostra un po’ come una sorta di filosofeggiante antieroe dall’anima oscura. Confuso, vago, con momenti di patetismo inconsistente alternati a tentativi di lirismo pietosamente falliti a causa di una eccessività fastidiosa e improduttiva.
Nel 1960 pubblicò il secondo romanzo, Butcher’s Crossing, ambientato nel Kansas di frontiera del 1870. Cinque anni prima era ritornato a Denver dopo aver vissuto a Columbia, nel Missouri, dove si era iscritto all’omonima università per conseguire il dottorato in letteratura inglese. Il protagonista di questo romanzo di frontiera, il giovanissimo Will Andrews, lascia gli studi ad Harvard per trovare sé stesso nel lontano e selvaggio ovest. Protagonista e narrazione sono permeati dal trascendentalismo ispirato da Ralph Waldo Emerson, dove il dualismo uomo-natura può aiutare il primo a sconfiggere la corruzione della società (moderna) che corrode la di entrambi naturale bontà.
Mi è stato detto che questo libro l’ho letto cinque anni fa ma io non ne ho alcun ricordo!, nemmeno procedendo con la ‘seconda’ lettura ho avuto alcuna illuminazione. Fatto davvero più unico che raro… La solita prosa semplice, senza fronzoli, abbastanza scarna che in pochissime occasioni riesce tuttavia a dare anche buone descrizioni di accadimenti e ambiente. Il protagonista è un po’ scontato anche nella sua crescita, lo si segue senza troppe pretese. Gli altri personaggi sono assurdamente piatti e funzionali al protagonista, il che mi ha un po’ lasciata interdetta. Su GoodReads ho dato una stella a Nulla, solo la notte e due stelle a Butcher’s Crossing.
Il terzo romanzo arrivò cinque anni dopo, nel 1965, quando ormai era un professore di ruolo alla University of Denver. La frustrazione soprattutto lavorativa del protagonista, Stoner, è in parte autobiografica e recepita da Williams anche in svariati colleghi. Anche Stoner, come i precedenti tre romanzi, ricevette scarsa attenzione da parte di critica e pubblico. Tra l’altro l’autore stesso disse che era quasi certo della scarsa accoglienza che avrebbe ottenuto…
Di nuovo, ho ritrovato uno stile semplice e basilare all’osso, confuso, inadeguato, con costruzione di personaggi che non arrivano e totale incapacità di far pervenire l’ambientazione temporale. William Stoner, il protagonista, cresce in una fattoria ma mandato dal padre all’università, lascerà il percorso iniziale scegliendo l’amore per la letteratura. Un personaggio inetto per una storia inetta. Banale, sterile, a tratti veramente deludente. Un uomo passivo che mani in tasca si risveglia, più o meno, solo per i libri (quando Walker, il cattivo in comico odor di fiaba, si palesa per lordare il suo territorio). Una lettura che non mi ha lasciato nulla, una delle più sopravvalutate che abbia letto ultimamente. Su GoodReads ho assegnato una stella.
Al momento ho deciso di attendere un po’ prima di affrontare Augustus. Pubblicato nel 1972 dalla Viking Press, sette anni dopo Stoner, fu anche l’unico che ebbe un minimo di riscontro. In forma epistolare, il romanzo racconta la storia dell’imperatore romano Augusto, dalla giovinezza alla vecchiaia. Mescolando fatti storici con ricami inventati, Williams tratteggia una sorta di monologo di un Augusto quasi ‘costretto’ a certi comportamenti, a certe decisioni, per un bene superiore che va oltre uomini e periodo. Nel 1973, Augustus condivise il riconoscimento per la miglior fiction del National Book Awards con Chimera di John Barth.

Ad inizio articolo ho accennato al contemporaneo/postmoderno. Ebbene, parlando di Stoner e più in generale di John E. Williams, torno a riprendere un discorso iniziato per l’anniversario della morte di Aretha ed Elvis.
Nel mio pensiero a loro rivolto, ho riportato il termine cultura intensiva, accennando all’attuale sterile globalizzazione paragonabile al Nulla che divora Fantàsia. Stiamo assistendo, già a partire dagli anni ‘90 ma con preponderanza dal 2000, ad una inesorabile e miserevole targetizzazione portata avanti da aziende di vario genere, che siano governi, politica, merchandising… abbigliamento, cinema, televisione, musica, cibo, libri… Una cultura appiattita sul consumo.
Cultura Intensiva, appunto.
Parlando qui di libri e lettura, ciò che sta avvenendo è una scarnificazione di quelle che sono la ricchezza e la profondità della prosa, fino a giungere a elementi di una disarmante semplicità in senso negativo, una miseria di concetti, un impoverimento di linguaggio, storia, personaggi, svolgimento della narrazione. Leggendo autori Classici e precedenti gli anni ‘70/‘80 del Novecento del secolo scorso (definiti Moderni ossia dopo il 1945), nella maggior parte dei casi, anche con una struttura semplice, trame e personaggi trasmettevano un messaggio, potevano essere filosofiche lezioni di vita, spaccati di quella Storia da cui tutti discendiamo ma che non tutti abbiamo vissuto in prima persona. Personaggi con spessore, in negativo e in positivo. Una struttura corposa, studiata, ricca, acculturata. Al contrario, dagli anni ‘90 ma soprattutto dal 2000, la targetizzazione imperante ha portato ad un impoverimento, ad uno spolpare miseramente fino all’osso la struttura del romanzo, rendendolo anche globale nel senso fotocopia di quel già scritto e già visto che rende tutto una sorta di preoccupante e vuota clonazione. È ben risaputo il recente vizietto delle case editrici di creare sondaggi su cui basare sinossi da consegnare per lo sviluppo da mercificare a ghost-writers o autori stessi, all’unico scopo di pubblicare qualunque cosa per tenere alte le vendite ormai standardizzate. Ecco perché è sempre più frequente imbattersi in romanzi che sono già visti, che posseggono una struttura povera e con un linguaggio misero ed adeguato ai fenomeni di analfabetismo funzionale/di ritorno che stanno straziando la nostra Cultura e la nostra Società. Ed ecco che in questa ondata di ‘scarnificazione di quelle che sono la ricchezza e la profondità della prosa’ che porta al conseguente impoverimento della struttura e della storia, le opere di Williams rientrano perfettamente trovando finalmente il consenso non ottenuto quando era in vita.

Scrivere questo mio attento e minuzioso pensiero su Williams e sue opere, ha necessitato un accompagnamento dolce. Crumble di albicocche e mirtilli. Le albicocchine sono dell’alberello di amici dei miei genitori, quest’anno non ne ha fatte molte purtroppo… Mi piace abbinare frutta e spezie e qui ho mescolato albicocche e mirtilli con cannella, chiodi di garofano e cardamomo. Ed anche una spruzzatina di succo di limone. Le briciole le ho fatte con burro (io uso solo Beppino Occelli), farina integrale di farro, farina di grano saraceno, eritritolo (polialcol presente in alimenti fermentati) ed un pizzico delle stesse spezie usate con la frutta a tocchetti. In forno preriscaldato a 170º per un 12/15 minuti e quando il crumble si presenta ben dorato è pronto! È uno dei dolci che preferisco e lo faccio con frutta diversa e spesso sostituendo le farine con avena integrale e frutta secca sminuzzate un po’ grossolanamente. E non vedo l’ora che arrivi il mio amato autunno, dove il crumble sarà di mele e cannella accompagnato da una bella e calda tazza di tè, English Breakfast a colazione o Earl Grey nel pomeriggio. Sicuramente il crumble ha addolcito queste letture!

Me, myself and… Books #8

Ci voleva proprio un luogo da peace of mind per terminare la lettura del Libro segreto di Gabriele d’Annunzio, titolo integrale Cento e cento e cento e cento pagine del Libro segreto di Gabriele d’Annunzio tentato di morire.
Quel cento ripetuto quattro volte indica il numero di pagine che il Vate consegnò al suo editore per la messa in stampa, che avvenne nel 1935.

Immagine tratta da Google

Tentato di morire sarebbe un richiamo all’incidente del 13 agosto 1922, nel quale D’Annunzio cadde dalla finestra della stanza della musica di Villa Cargnacco, poi Vittoriale degli Italiani, riportando gravi ferite e restando in bilico tra vita e morte diversi giorni. D’Annunzio stesso ribattezzò l’accadimento con una sorta di sprezzante ironia, il volo dell’Arcangelo… nel tempo però si sono succedute varie teorie; da quella del complotto politico, all’abuso di droghe, ma la più gettonata, divenuta anche un giallo, resta la spinta, volontaria o meno, da parte di una delle sorelle Baccara. Luisa, amante che gli fu vicina per lungo periodo, stava forse suonando al piano mentre D’Annunzio era alla finestra assieme alla di lei sorella Jolanda. Gesto di respingimento? O di gelosia? Cosa realmente accadde non sarà mai dato sapere, di certo resterà uno dei misteri, a volte tragici a volte strambi, legati al poeta.

La gestazione del Libro Segreto risale a molto tempo prima di quel 1935 nel quale venne stampata la prima edizione. Quella di D’Annunzio è una gravidanza che inizia (forse) dall’incidente nel quale perse l’occhio destro; nel gennaio 1916 costretto ad un ammaraggio in fase di rientro da una missione in quel di Trieste, il poeta perde la vista all’occhio destro finendo costretto a letto bendato anche all’altro. Assistito dalla figlia Renata, al buio, trascrive lo smarrimento, il dolore, l’orrore della guerra e la perdita dei compagni, la sensazione di sconfitta, tutta una serie di emozioni oscure e intimiste su dei cartigli preparati da Renata stessa, con frasi brevi e incisive, elogiando successivamente sé stesso per questa prova in un momento così nero. Ma che sia una sua tipica invenzione, soprattutto la storia dei cartigli, non toglie nulla al frammentismo col quale il poeta riporta un lato così profondo e celato del proprio essere.
Da tempo quindi D’Annunzio stava meditando un libro biografico veramente atipico ricco di interiorità, un testamento col quale gridare una ultima volta al mondo il suo protagonismo, il suo essere eccentrico, poliedrico, unico, con tutti ma da nessuna parte. Amante della passione, dell’amore, del lusso, del Piacere, D’Annunzio divide in due parti il Libro Segreto, Via Crucis e Del Libro segreto; nella prima, tratteggia infanzia, gioventù, crescita, le imprese in guerra, l’ardore per le sue idee politiche, le passioni per le sue donne ed anche quell’incidente dell’estate del 1922. Nella seconda parte, ciò che più giunge al lettore è lo strazio per l’arresa ad un fine vita sempre più imminente, il decadimento del corpo ed anche dello spirito, ma al contempo la visione della morte come una sorta di ultima sfida, di liberazione, di termine di quella roboante recitazione che è stata la sua vita.
Con una prosa frammentata che è quasi un delirio, tra scene mistiche, aforismi apparentemente confusi, evocazioni di forte potenza sensuale (riferiti alla Vita e alla Passione in senso generale), D’Annunzio si spoglia, si denuda emotivamente e mentalmente, mostrandosi in fine per ciò che realmente è. Sicuramente non per tutti, la lettura del Libro Segreto fa sudare ma è un appagamento fisico e mentale. È un atto intimo con l’ultima opera dell’Imaginìfico.

Tutta la vita è senza mutamento.
Ha un solo volto la malinconia.
Il pensiere ha per cima la follia.
E l’amore è legato al tradimento.