Tatiana Eva-Marie – NowListening #15

Svizzera d’origine e d’adozione newyorkese, precisamente Brooklyn, Tatiana Eva-Marie possiede uno stile che è l’incontro felice di chansons française, swing e gypsy jazz. Con la sua Avalon Jazz Band, ha aperto concerti per Norah Jones e suonato in vari paesi di mezzo mondo.

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Don e Phil

La carriera dei fratelli Donald e Phillip iniziò fin da piccoli quando, assieme ai genitori, sotto il nome di The Everly Family, si esibivano in programmi radiofonici. Proprio grazie a questi, vennero notati da un nome importante quale era Chet Atkins. Grazie a lui, dopo un flop con la Columbia Records, riuscirono ad entrare in contatto con l’allora famosa Acuff-Rose Music tramite la quale firmarono un contratto con la Cadence Records, etichetta sotto la quale registrarono Bye-bye Love.
Scritta da Felice e Boudleaux Bryant (coniugi compositori di numerosi pezzi Pop e Country), rifiutata da altri, nella versione dei fratelli Everly raggiunse il secondo posto nella classifica pop (dietro (Let Me Be Your) Teddy Bear di Elvis Presley) e la prima posizione nella classifica Country, vendendo milioni di copie. Nel 1960 passarono alla Warner Bros, dove scrissero e pubblicarono Cathy’s Clown, altro grande successo. Negli anni successivi iniziarono poi vari problemi con Acuff-Rose che sfociarono in termini legali, un tentativo con una loro casa discografica fallito, l’arruolamento nei Marines che li portò fuori dalle scene e problemi di salute per Don. Nel 1968 pubblicarono Roots, un album country-rock che fu molto ben accolto sia da critica che da pubblico, ma questo non li salvò dallo scemare del loro successo e dai problemi fra di loro. Don e Phil si separarono, cercando di ottenere successi personali nelle rispettive carriere soliste. Don partecipò all’album Blue Kentucky Girl di Emmylou Harris, duettando con lei in Everytime You Leave.

Nel settembre 1983 si esibirono di nuovo insieme, alla Royal Albert Hall di Londra, interrompendo così la separazione del duo. L’anno successivo pubblicarono un nuovo album, di nuovo insieme, EB 84, di cui fa parte la canzone On the Wings of a Nightingale scritta e composta per loro da Paul McCartney. Susseguono altri album, altri concerti ma anche lavori in solitaria o con altri artisti, altre collaborazioni tra cui, nel 2003/2004, la partecipazione al reunion tour Old Friends di Simon&Garfunkel (divenuto anche un album live).

Phil muore nel gennaio 2014 a causa di una malattia polmonare, sicuramente dovuta all’essere stato fumatore per gran parte della sua vita. Don, nel 2016, partecipa agli eventi di candidatura di Hillary Clinton. La politica era uno dei molteplici argomenti che li separava e per i quali avevano avuto molti conflitti. Nonostante ciò, l’affetto fraterno tra i due era indiscutibile e la morte di Phil segnò molto il fratello. Don, invece, è morto il 21 agosto 2021, segnando così la definitiva fine degli Everly Brothers.

NowListening #10

Come già raccontato, beh più che un racconto diciamo che erano proprio due righe… Dicevo, come già precedentemente accennato, luglio vede anche il compleanno di una delle più longeve band del panorama musicale inglese e globale. Sto parlando dei Rolling Stones, il cui co-fondatore Mick Jagger, personaggio alquanto eccentrico che tutti conosciamo (anche i non fan della band), oggi compie 78 anni. Come sia arrivato a questo onorevole traguardo resta uno dei grandi misteri…
L’ho già detto nello scorso scritto, i Rolling Stones non sono il mio genere, ma occorre dare a Cesare quel che è di Cesare e quindi riconoscere che come band hanno lasciato importanti impronte nella storia del Rock. Insomma, non sono una fan ma il panorama musicale sarebbe molto più povero se non ci fossero stati.
Oltre a She’s a Rainbow, trovo molto piacevole un pezzo contenuto nel loro primo album, omonimo e datato 1964. Co-scritta da Jagger e Keith Richards, registrata tra gennaio e febbraio (1964) in un piccolo studio del West End, finita nella prima pubblicazione nella versione senza la partecipazione del piano e corretta poi per le uscite successive, uscì successivamente in USA come singolo militando una decina di settimane nella Billboard Hot 100.

I want you back again
I want your love again
I know you find it hard to reason with me
But this time it’s different, darling you’ll see
You got to tell me you’re coming back to me
You got to tell me you’re coming back to me
You said we are through before
You walked out on me before
I tried to tell you but you didn’t want to know
This time you’re different and determined to go
You got to tell me you’re coming back to me
You got to tell me you’re coming back to me
I long for the nights to go by
I hear the knock on my door that never comes
I hear the telephone that hasn’t rung
You got to tell me you’re coming back to me





L’ultimo album…

Il 19 luglio 1977, un martedì di quarantaquattro anni fa, la RCA pubblicava Moody Blue, ventiquattresimo e ultimo studio album di Elvis Presley.

Certificato disco d’oro dalla RIIA pochi mesi dopo, successivamente, ad inizio anni ‘90, doppio disco di platino, Moody Blue ottenne un enorme successo arrivando in testa alla Billboard Top Country Albums e nei primi tre posti della Billboard 200. Stanco e con sempre più problemi di salute, Elvis, che aveva in precedenza scelto dei brani da registrare insieme al produttore Felton Jarvis (produttore anche di nomi quali Carl Perkins, Skeeter Davis, Willie Nelson, Fats Domino e che morì a quarantasei anni nel gennaio 1981 in conseguenza ad un ictus), non si presentò in studio portando Jarvis a decidere di mettere insieme alcuni pezzi provenienti dal concerto in Michigan dell’aprile precedente, altri usciti come singoli e registrazioni fatte da Elvis nello studio di Graceland nel 1976. Tra i brani, una versione di Unchained Melody dove Elvis suona il piano (registrazione del concerto in Michigan); Moody Blue che era uscito come singolo a fine novembre 1976 (registrato a febbraio a Graceland) raggiungendo il primo posto della Billboard Hot Country Singles nel febbraio 1977 (l’ultimo numero 1) ed anche una sua versione di If You Love Me, Let Me Know di Olivia Newton-John. Per abbinare titolo e vinile, la RCA decise di stampare quest’ultimo in colore blu, cosa assai rara all’epoca tanto da far credere a molti che quella decisione fosse per una sorta di tributo/collezione. Successivamente, Moody Blue venne ristampato nel classico nero e poi di nuovo in blu come commemorazione dopo il decesso. Elvis venne trovato morto a Graceland il 16 agosto, nemmeno un mese dopo l’uscita dell’album.


PS: perché non funzionano più i video YT su WordPress?!

A little bit of… Cajun #1

Il 17 luglio 1951 alle ore 14:45 Harry Choates fu dichiarato morto, il decesso avvenne in una cella della Travis County Jail, ad Austin, Texas. Choates si trovava in arresto senza condizionale da tre giorni e l’ordine era giunto dalla contea di Jefferson, partito a causa del mancato pagamento del mantenimento che la ex-moglie aveva richiesto per i figli. Alcolizzato tanto da avere reni e fegato compromessi, Choates, in forzata astinenza in cella, cadde in una forte crisi di delirium tremens arrivando a battere ripetutamente e violentemente la testa contro muri e sbarre. Svenne, entrando poi probabilmente in coma. Vennero chiamati i soccorsi, ma a nulla purtroppo servirono. Choates era famoso per il suo alcolismo che tanti danni e tanti problemi gli aveva causato, dal divorzio all’espulsione da associazioni di musicisti e scuole, dal mancato presentarsi ai concerti alla rottura con varie band musicali.

immagine presa da Google

Il 14 luglio, giorno in cui venne arrestato, Harry Choates avrebbe dovuto salire sul palco della Dessau Hall, dance hall costruita a metà degli anni ‘70 del 1800 dagli abitanti dell’omonima cittadina d’origine tedesca, situata poco a nord di Austin. Dessau Hall divenne, col tempo, famosa nei territori del Texas e della Louisiana per balli e musica Country, Rock e Cajun. Nel corso degli anni vi si esibirono nomi importanti ed emergenti quali Glenn Miller, Hank Williams, Charlie Louvin, Bob Willis, Johnny Cash, Patsy Cline, Loretta Lynn, Willie Nelson ed, ovviamente, Elvis Presley.

immagine presa da Google

Nato in Louisiana nel dicembre 1922, Harry Choates si trasferì agli inizi del 1930 in Texas, a Port Arthur, insieme alla famiglia. La carriera di studente terminò ben presto, Harry, fin da ragazzino, preferiva barcamenarsi tra scorribande, qualche lavoretto, suonare il violino dove capitava e soprattutto bere. Notato da band all’epoca sulla cresta, iniziò anche ad esibirsi con performance Country, Blues e Jazz portando lo Western Swing nella musica Cajun tradizionale. Sposato e divorziato due volte, l’alcolismo fu il suo unico e vero compagno di vita assieme al violino che suonava magistralmente. Sulla lapide della sua tomba, situata nel Calvary Cemetery a Port Arthur, è stata incisa la doppia frase Parrain de la Musique Cajun – The Godfather of Cajun Music, come Choates veniva soprannominato. Probabilmente, uno dei gesti più assurdi dovuti al suo alcolismo cronico fu la vendita dei diritti di Jole Blon per cento dollari ed una bottiglia di whiskey.




Continua…

NowListening #9

Il 9 Luglio 1954 (alcuni dicono forse il 6 o 7…), al 706 Union Avenue a Memphis, Tennessee, all’interno dello Sun Studio, aperto da Sam Phillips nel gennaio 1950 con il nome Memphis Recording Service nello stesso edificio dell’etichetta discografica Sun Records, come B-Side di That’s All Right Mama, Elvis Presley assieme a Scotty Moore e Bill Black, rispettivamente chitarra e basso, registrò una versione di Blue Moon of Kentucky.

Purtroppo non riesco ad inserire nessuno dei video trovati, cliccate quindi QUI e buon ascolto!

La versione di Elvis non rispecchia l’originale lento valzer risultando più rockabilly, più veloce. Scritta nel 1945 da Bill Monroe, considerato il padre del Bluegrass, Blue Moon of Kentucky venne eseguita per la prima volta nell’agosto del 1945 al Grand Ole Opry, ormai noto e famoso appuntamento musicale settimanale da Nashville fondato nel novembre 1925. Registrata l’anno successivo a Chicago per Columbia Records, con chitarra e voce Lester Flatt e Earl Scruggs al banjo ad accompagnare Bill Monroe, venne pubblicata nel 1947 riscuotendo fin da subito un grande successo che la portò a vestire diverse versioni tra cui, appunto, quella rockeggiante di Elvis Presley. E nel 2002 l’originale di Bill Monroe venne scelta dalla Library of Congress per essere inserita nel National Recording Registry.

Blue moon of kentucky keep on shining
Shine on the one that’s gone and proved untrue
Blue moon of kentucky keep on shining
Shine on the one that’s gone and left me blue
It was on a moonlight night
The stars were shining bright
When they whispered from on high
Your love has said good-bye
Blue moon of kentucky keep on shining
Shine on the one that’s gone and said good-bye…

Gli ultimi 42 minuti…

photo by me

Nel novembre 1839 Maria Ann Smith ed il marito Thomas arrivarono in Australia dall’East Essex a bordo della Lady Nugent, andando a vivere nei pressi di Ryde, New South Wales. Maria Ann e Thomas avevano già avuto diversi figli e nella loro nuova casa lei venne conosciuta come Nonnina Smith, molto stimata dalla comunità. Maria Ann amava preparare torte di frutta fresca che ella stessa coltivava. E fu proprio nel suo compost che un giorno del 1868 vide esser spuntata una piantina nuova. Se ne prese cura e nel 1876, dopo la morte di Thomas, Maria Ann era morta nel 1870, il frutticoltore Edward Gallard acquistò parte della fattoria degli Smith sviluppando la piantina di Maria Ann, i cui frutti vennero chiamati in suo onore Granny Smith.
Io adoro le Granny Smith e adoro usarle per cucinare torte, da quelle tipiche italiane all’americana Apple Pie.
Evidentemente la Granny Smith piaceva anche ai Beatles dato che la scelsero come logo della loro Apple Corps Limited, fondata nel 1968 e che a fine anni ‘60 del secolo scorso vedeva la propria sede nel cosiddetto Apple Building, al 3 Savile Road.
E proprio sul tetto dell’Apple Corps il 30 gennaio 1969 i Beatles improvvisarono quella che poi sarebbe risultata la loro ultima performance pubblica. Insieme al tastierista Billy Preston suonarono nove riprese di cinque canzoni per un totale di quarantadue minuti, prima che la polizia entrasse nell’edificio interrompendo l’esibizione.

Reperti (quasi) archeologici

Sono trascorsi quasi trent’anni dal giorno in cui decisi di scostarmi dai miei soliti ascolti ed avventurarmi nell’acquisto della musicassetta (!!) di un gruppo sconosciuto, appartenente ad un genere non propriamente mio, di cui ero rimasta piacevolmente colpita da una canzone ascoltata per caso alla radio. Una canzone orecchiabile, allegra, che mi dava buonumore.
All’epoca, nella mia piccola città, c’era un negozietto di musica, il proprietario e gestore a volte dava l’impressione di sapere mentre altre… il dubbio era ben forte! Quella volta ebbi fortuna. Non riuscendo mai a beccare il momento in cui venivano detti titolo ed autore, riportai il ritornello su un foglietto e tentai la sorte. E vinsi! Insomma, ottenni ciò che cercavo. Tutta felice me ne tornai a casa ma dovetti attendere di essere sola, soprattutto dovetti nascondere bene il nuovo acquisto. E poi finalmente ebbi tempo ed opportunità per inserire la cassetta nel mangianastri, quanto mi sento vecchia ad usare questi termini ma sinceramente c’era un qualcosa che col digitale si è perso. La bellezza dell’imperfezione… Comunque, pigiai il tasto play e mi misi in ascolto.
La canzone che mi interessava, e che era stata causa di quell’acquisto, era la prima del lato B ma non potevo certo saltare di palo in frasca! Mi piacque molto l’ascolto, alcuni pezzi più di altri, ma infine decisi che fosse stata una buona spesa. Ero soddisfatta!
Quello rimase l’unico acquisto e l’unico interesse per quella band, non solo perché apparteneva ad un genere non mio, ma soprattutto ascoltando qualche pezzo degli album successivi, sempre grazie alla radio, li ritrovai anni luce dai miei gusti. Era stata solo quella canzone a colpirmi e la cassetta mi era piaciuta. Punto. Fine esperienza con il gruppo degli Spin Doctors, band newyorkese formatasi nella seconda metà degli anni ‘80 del secolo scorso; inizialmente sotto il nome Trucking Company che comprendeva il chitarrista canadese Eric Schenkman, l’armonicista John Popper ed il cantante Chris Barron, successivamente Popper lasciò ed arrivarono Aaron Comess alla batteria e Mark White al basso. Nella primavera 1989, con questa formazione, nascevano gli Spin Doctors.
A quanto pare sono ancora attivi, tra alti e bassi hanno pubblicato sei studio album e tre live album ed hanno rilasciato dodici singoli, sempre nel loro genere Alternative/Funk/Jam. La canzone che mi colpì era Two Princes che ad oggi rimane uno dei loro più grandi successi internazionali. Fu pubblicata come singolo nel 1993, grazie al successo ottenuto in radio, arrivando settima in classifica USA, prima in Islanda e Svezia, seconda in Canada e terza in Australia. Nella musicassetta era la prima traccia del lato B dello studio album di debutto, uscito il 20 agosto 1991, Pocket Full of Kryptonite; inizialmente vendette 60.000 copie ma diverse stazioni radio iniziarono a passare continuamente il singolo Little Miss Can’t Be Wrong a metà del 1992 e successivamente il già citato Two Princes. Gli ascolti ebbero successo e portarono l’album ai primissimi posti delle classifiche Billboard Heatseekers e Billboard 200. Pocket Full of Kryptonite è stato l’album più venduto degli Spin Doctors ed è stato certificato cinque volte disco di platino dalla RIAA.
Pocket Full of Kryptonite è una citazione dalla traccia di apertura, Jimmy Olsen’s Blues, nella quale il personaggio dei fumetti di Superman cerca di convincere Lois Lane a preferire lui al supereroe in calzamaglia. Il richiamo a Superman si trova anche nella immagine di copertina, una cabina telefonica.

Yeah
One, two princes kneel before you
That’s what I said now
Princes, princes who adore you
Just go ahead now
One has diamonds in his pockets
And that’s some bread now
This one said he wants to buy you rockets
Ain’t in his head now

This one, he got a princely racket
That’s what I said now
Got some big seal upon his jacket
Ain’t in his head now
You marry him, your father will condone you
How ‘bout that now?
You marry me, your father will disown you
He’ll eat his hat now

Marry him, or marry me
I’m the one that loves you, baby, can’t you see?
I ain’t got no future or family tree
But I know what a prince and lover ought to be
I know what a prince and lover ought to be