FotoPoesia #28 – Equinozio d’Autunno, 23 Settembre 2022 ore 3:03 italiane.

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Fall, leaves, fall;
die, flowers, away…
Lengthen day and shorten day;
Every leaf speaks bliss to me
Fluttering from the autumn tree.
I shall smile when wreaths of snow
Blossom where the rose should grow;
I shall sing when night’s decay
Ushers in a drearier day.

Cadete, foglie, cadete;
e voi, fiori, svanite…
Allungati notte, giorno sii breve;
Ogni foglia mi parla di felicità
Volando via dall’albero d’autunno.
E sorriderò quando fiocchi di neve
Sbocceranno dov’era la rosa;
Canterò quando il declino della notte
Annuncerà un giorno ancor più buio.


Emily Brontë

Emily Jane Brontë nasce nel luglio del 1818, in una cittadina dello Yorkshire. Quinta dei sei figli di Patrick e Maria Brontë, prima di lei Maria (1814), Elizabeth (1815), Charlotte (1816) e Branwell (1817) e dopo Anne (1820). Maria ed Elizabeth morirono nel 1825, a pochissima distanza l’una dall’altra. Nel 1821, a causa di un tumore, era morta la madre e le sue veci furono assunte dalla zia Elizabeth. I quattro fratelli sopravvissuti strinsero un forte ed intenso legame, che li vide costruire un mondo immaginario con tanto di nome e personaggi e storie sempre più complesse ed articolate. Scrissero anche poesie e le tre sorelle, nel 1846, pubblicarono Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell, usando degli pseudonimi. Tutte e tre scrissero romanzi, divenuti col tempo parte della letteratura classica vittoriana inglese. Emily pubblicò Cime Tempestose nel 1847 usando il suo pseudonimo di Ellis Bell; inizialmente il romanzo non ottenne successi ed anzi, molte furono le critiche pur dopo la nuova pubblicazione messa in atto da Charlotte nel 1850, ossia due anni dopo la prematura morte di Emily. Ma a Cime Tempestose occorsero diversi anni per iniziare ad essere rivalutato ed apprezzato. Sempre Charlotte, si occupò di far pubblicare le poesie che aveva scoperto aver scritto Emily durante tutta la vita. La poetica della quintogenita di casa Brontë è intensa, vivida, struggente, al contrario del suo carattere schivo e tendente al solitario.

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Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno e d’Estate e l’Equinozio di Primavera, anche l’Equinozio d’Autunno è accompagnato da un sonetto.


Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere.
Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la Staggion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov’alba à caccia
Con corni, Schioppi, e cani escono fuore
Fugge la belva, e Seguono la traccia;
Già Sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ Schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggire, mà oppressa muore.

VideoPoesia #1

vid by me

A drop fell on the apple tree,
Another on the roof;
A half a dozen kissed the eaves,
And made the gables laugh.

A few went out to help the brook,
That went to help the sea.
Myself conjectured, Were they pearls,
What necklaces could be!

The dust replaced in hoisted roads,
The birds jocoser sung;
The sunshine threw his hat away,
The orchards spangles hung.

The breezes brought dejected lutes,
And bathed them in the glee;
The East put out a single flag,
And signed the fete away.



Una Goccia cadde sul Melo
Un’altra – sul Tetto
Una Mezza Dozzina baciarono le Gronde
E fecero ridere i Frontoni
Alcune si spinsero oltre per aiutare il Ruscello
Che andava ad aiutare il Mare
Io Congetturavo che fossero Perle
Che Collane sarebbero state

La Polvere fu rimpiazzata, nelle Strade in Salita
Gli Uccelli cantarono giocosi
La Luce del Sole gettò via il Cappello
I Cespugli – sparsero lustrini

Le Brezze portarono afflitti Liuti
E li bagnarono nel Gaudio
Poi l’Oriente espose un’unica Bandiera
E siglò la fine della Festa



Traduzione di Giuseppe Ierolli
Summer Shower – Emily Dickinson

FotoPoesia #26

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I think that I shall never see
A poem lovely as a tree.
A tree whose hungry mouth is prest
Against the earth’s sweet flowing breast;
A tree that looks at God all day,
And lifts her leafy arms to pray;
A tree that may in Summer wear
A nest of robins in her hair;
Upon whose bosom snow has lain;
Who intimately lives with rain.
Poems are made by fools like me,
But only God can make a tree.


Non credo che vedrò mai
una poesia bella come un albero.
Un albero la cui bocca bramosa sia attaccata
al dolce seno fluente di madre Terra.
Un albero rivolto a Dio per tutto il giorno,
che innalza al cielo le sue frondose braccia
in segno di preghiera.
Un albero che in estate può indossare
un nido di pettirossi tra i capelli.
Sopra il cui cuore la neve si stende leggera,
che vive intimamente con le piogge.
Le poesie sono scritte dagli sciocchi come me,
ma solo Dio può creare un albero.

Traduzione di filastrocche.it


Trees – Joyce Kilmer

Alfred Joyce Kilmer nasce nel dicembre 1886 a New Brunswick, New Jersey. Quarto e ultimo figlio di Frederick Barnett Kilmer, medico e chimico impiegato dalla Johnson and Johnson Company e inventore del borotalco per bambini, e la scrittrice e compositrice Annie Ellen Kilburn. Il periodo scolastico è costellato di ottimi risultati che lo portano prima in quella che oggi è la Rutgers University e poi alla Columbia University. Qui, diviene editore del giornale del campus e membro attivo di un gruppo letterario e di uno di dibattito. Nel maggio 1908 si laurea, il mese seguente sposa la compagna di lungo corso, Aline Murray, giovane poetessa con la quale avrà cinque figli. Anche la vita dopo la laurea segue dei passi simili al periodo degli studi; inizia come insegnante di latino, scrive saggi, recensioni e poesie che riesce a far pubblicare. Decide quindi di trasferirsi a New York per dedicarsi esclusivamente al mondo letterario. Lavora per i primi tempi presso la casa editrice Funk and Wagnalls, dedicandosi alla preparazione di una edizione del The Standard Dictionary. Nel 1911 pubblica la prima raccolta di versi, Summer of Love. Nell’anno successivo diviene conferenziere e soprattutto scrittore speciale per il New York Times Review of Books e il New York Times Sunday Magazine. Il successo ed il riconoscimento esplodono e si confermano nel 1913, quando, in agosto, sulla rinomata rivista Poetry, viene pubblicata la poesia Trees/Alberi; l’anno successivo vede luce la raccolta Trees and Other Poems. La fede cattolica per Kilmer era molto importante, pregare per la figlioletta Rose malata di poliomielite era un qualcosa che compiva quotidianamente. Rose muore nel 1917, poco prima della nascita del fratellino Christopher e del dispiegamento del padre in Europa. Infatti, Kilmer si era arruolato nella Guardia Nazionale finendo poi reclutato nell’Esercito. Avrebbe dovuto scrivere un libro sulla guerra, di cui aveva già stipulato contratto e deciso il titolo, ma durante il periodo in Francia, dove il suo reggimento giunse in novembre, riuscì soltanto a buttare giù qualche bozza e qualche verso. Il più notevole di questi lavori resta la commemorativa Rouge Bouquet. Il valore e la forza mostrati prima ai tempi scolastici e poi lavorativi, si mostrano anche indossando la divisa. Kilmer viene subito apprezzato per le sue capacità ed il suo impegno, ottenendo sul campo il grado di sergente. Il 30 luglio 1918 viene messo a capo di una squadra per la ricerca del posizionamento di punti di attacco tedeschi; muore sul campo trafitto al capo probabilmente dalla pallottola di un cecchino, nei pressi del villaggio di Seringes-et-Nesles. Aveva trentun anni. Viene poi sepolto allo Oise-Aisne American Cemetery and Memorial. A New Brunswick, presso l’Elmwood Cemetery, viene eretto un cenotafio in sua memoria.

Naso all’insù

Tra oggi, domenica 10 Luglio, e martedì 12, il nostro cielo sarà teatro di un bellissimo e affascinante spettacolo. La compagnia di attori sarà quella delle Pegàsidi e delle Capricornidi, più volgarmente denominate stelle cadenti. Saranno messe un po’ in ombra dalla regina del cielo notturno, la Luna infatti si trova in fase di gibbosa crescente e sarà piena il 13. Da giorni fioccano titoli sulla Luna Piena del Cervo, così nominata la fase di plenilunio che coinciderà con il trovarsi al perigeo, ovvero alla minima distanza dalla Terra, del nostro satellite. Lo sciame meteorico delle Pegàsidi è giovane, veloce e, leggendo un po’ sui vari siti tra cui UAI, seppur conosciuto già nell’800, ha una origine ancora non molto chiara. Al contrario, quello delle Capricornidi, scoperto attorno al 1935, è uno sciame più lento e brillante e nonostante la luna in fase crescente sarà poco disturbato dal nostro satellite, che resterà basso sull’orizzonte. Per entrambi gli sciami il radiante, il punto nel cielo notturno dal quale sembrano provenire le così dette stelle cadenti, apparirà attorno alle 23/23:30.
Quindi occhio al cielo!

Ah, Moon — and Star!
You are very far —
But were no one
Farther than you —
Do you think I’d stop
For a Firmament —
Or a Cubit — or so?
I could borrow a Bonnet
Of the Lark —
And a Chamois’ Silver Boot —
And a stirrup of an Antelope —
And be with you — Tonight!
But, Moon, and Star,
Though you’re very far —
There is one — farther than you —
He — is more than a firmament — from Me —
So I can never go!


Ah, Luna – e Stella!
Siete molto lontane
Ma se nessuno fosse
Più lontano di voi
Credete che mi bloccherei
Per un Firmamento
O un Cubito – o altro?
Potrei prendere il Berretto
Dell’Allodola
E gli Stivali Argentei di un Camoscio
E la staffa di un’Antilope
E sarei con voi – stanotte!
Ma, Luna, e Stella,
Benché siate molto lontane
C’è qualcuno – più lontano di voi
Egli – è a più di un firmamento – da me
Così non potrò mai andarci!



Emily DickinsonTraduzione di Giuseppe Ierolli.

FotoPoesia #25 – Solstizio d’Estate, 21 Giugno 2022 ore 11:13 italiane.

pic by me

The air around was trembling-bright
And full of dancing specks of light,
While butterflies were dancing too
Between the shining green and blue.
I might not watch, I might not stay,
I ran along the meadow way.

The straggling brambles caught my feet,
The clover field was, oh! so sweet;
I heard a singing in the sky,
And busy things went buzzing by;
And how it came I cannot tell,
But all the hedges sang as well.

Along the clover-field I ran
To where the little wood began,
And there I understood at last
Why I had come so far, so fast
On every leaf of every tree
A fairy sat and smiled at me!


Summer Morning di Rose Fyleman

Contenuta nella raccolta Fairies and Chimneys pubblicata a Londra nel 1918, Summer Morning esprime nella sua semplicità il caldo e luminoso languore di una mattina d’estate.

The air around was trembling-bright
And full of dancing specks of light…

Queste righe danno vivida l’immagine di quei lunghi e voluttuosi raggi di sole, dove, immersi in un fiume dorato, scintillano pulviscoli che paiono magiche polverine lanciate dalle fate dei boschi. E proprio fate sorridenti l’autrice vede su ogni foglia degli alberi del bosco nel quale si addentra, dopo aver calpestato un prato vibrante di erba verde e farfalle colorate, percorrendo un sentierino che vi si inoltra.
Poesia, e raccolta, sono figlie di Rose Amy Fyleman, nata a Nottingham (UK) nel marzo 1877, terzogenita di John Feilmann e Emilie Loewenstein. Figlia di un commerciante di merletti di provenienza ebraica, originario dell’attuale Bassa Sassonia che anglicizzerà il cognome di famiglia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Rose Fyleman ancora bambina vede pubblicare un suo scritto su un giornale locale. Crescendo, affronterà prima un college privato e poi gli studi di canto, rimbalzando tra città quali Parigi, Berlino e Londra. Tuttavia fallirà nel tentativo di diventare cantante d’opera e rientrata a Nottingham farà l’insegnante. Poiché non era soddisfatta delle poesie nei testi scolastici, prese a scriverle essa stessa dedicandosi così anche alla scrittura di fairy poems. Un collega la porterà a tentare una pubblicazione e nel 1918 pubblica il suo primo libro, The Sunny Book, seguito da altri due volumi, Fairies and Chimneys e The Fairy Green. Nella sua lunga vita, morirà nell’agosto 1957 a ottant’anni, pubblicherà molte raccolte divenendo una delle più note e prolifiche scrittrici per ragazzi, verrà invitata in Canada per degli eventi (Winnipeg le ispirò quella che tuttora resta una delle sue più famose poesie, Winnipeg at Christmas), sarà curatrice di una rivista per bambini e tradurrà libri dall’italiano, dal francese e dal tedesco. Prolifica scrittrice, pubblicherà più di sessanta volumi di narrativa, poesia e opere teatrali.

Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno, e gli altri, anche l’Estate è accompagnata da un sonetto.


Sotto dura stagion dal sole accesa Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde ‘l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa Canta la tortorella e ‘l gardellino.
Zeffiro dolce spira, ma contesa Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;
Toglie alle membra lasse il suo riposo Il timore de’ lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:
Tuona e fulmina il cielo grandinoso Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.

FotoPoesia #23

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I bring an unaccustomed wine
To lips long parching
Next to mine,
And summon them to drink;
Crackling with fever, they essay,
I turn my brimming eyes away,
And come next hour to look.
The hands still hug the tardy glass.
The lips I w’d have cooled, alas
Are so superfluous cold
I w’d as soon attempt to warm
The bosoms where the frost has lain
Ages beneath the mould.
Some other thirsty there may be
To whom this w’d have pointed me
Had it remained to speak.
And so I always bear the cup
If, haply, mine may be the drop
Some pilgrim thirst to slake.
If, haply, any say to me
“Unto the little, unto me,”
When I at last awake.


Porto un vino inconsueto
A labbra da tempo inaridite
Vicine alle mie,
E le incito a bere;
Crepitanti dalla febbre, tentano,
Io distolgo i miei occhi traboccanti,
E torno dopo un’ora a controllare.
Le mani stringono ancora il tardivo bicchiere
Le labbra che avrei voluto rinfrescare, ahimè
Sono così esageratamente fredde
Farei prima a tentare di scaldare
Petti dove il gelo si è insediato
Da secoli sottoterra.
Alcuni altri assetati potrebbero esserci
Ai quali costui mi avrebbe indirizzato
Gli fosse rimasta la parola.
E così porto sempre la coppa
Se, per caso, mia potesse essere la goccia
Che spegne la sete di qualche pellegrino.
Se, per caso, qualcuno mi dicesse
“All’umile, a me”,
Quando alla fine mi risveglierò.



Emily Dickinson – I bring an unaccustomed wine/Porto un vino inconsueto

Nella foto: vino corposo, ben strutturato, caldo, avvolgente, dai sentori speziati, di prugne e ciliegie, il Nero di Troia è originario della Puglia in cui sarebbe giunto, stando alla leggenda, dalla Grecia grazie al mitologico Diomede. Oggi è stato compagno impeccabile durante un gustoso pranzo, mentre fuori imperversavano neve e pioggia.

FotoPoesia #21

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HOPE is the thing with feathers
That perches in the soul
And sings the tune without the words
And never stops at all
And sweetest – in the Gale is heard
And sore must be the storm
That could abash the little Bird
That kept so many warm
I’ve heard it in the chillest land
And on the strangest Sea
Yet never in Extremity,
It asked a crumb of me.

La SPERANZA è quella cosa piumata
che si viene a posare sull’anima
Canta melodie senza parole
e non smette mai
E la senti dolcissima nel vento
E dura deve essere la tempesta
capace di intimidire il piccolo uccello
che ha dato calore a tanti
Io l’ho sentito nel paese più gelido
e sui mari più alieni
Eppure mai, nemmeno allo stremo
ho chiesto una briciola di me.




Hope is the thing with feathers/La Speranza è quella cosa piumata

La vita di Emily Dickinson fu costellata da numerose problematiche, tra cui una salute traballante, una ossessione per il tema della morte ed una spiritualità molto personale e conflittuale, oltre che un forte desiderio di solitudine e vita ritirata. Tra tutte però svettava la passione per la poesia. Dopo la sua morte, la sorella Lavinia scoprì nella sua camera un vero tesoro. Emily aveva scritto centinaia di poesie, molte delle quali raccolte in volumetti improvvisati su fogli di carta che essa stessa cuciva insieme con ago e filo, ora denominati fascicoli. Questa poesia fa parte del Fascicolo 13, che ne conteneva circa una ventina e che probabilmente furono composte attorno al 1861/62.

FotoPoesia #20

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Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.
Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.
Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.
Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro
ognuno è solo.


Hermann Hesse – Nella Nebbia

Scrittore, poeta, filosofo, pittore, premio Nobel nel 1946, Hermann Hesse nasce nel 1877 in quello che oggi è il Land di Baden-Württemberg. Cresciuto in una situazione ambientale e personale difficile, tenta anche il suicidio, trova apparentemente conforto nel suo interesse per temi quali spiritualismo, vegetarianesimo, filosofia orientale ed affronta entrambe le guerre mondiali restando sempre fedele alla sua morale, al rifiuto di far abbracciare arte e politica e, soprattutto, al suo essere pacifista a modo suo. Colpito più volte da depressioni ed esaurimenti, prova a cercare rimedio e nuova linfa presso sanatori, case di cura e persino un pellegrinaggio in terre orientali. Tre matrimoni, due divorzi, tre figli, varie raccolte di poesie ed altrettanti racconti, una trentina di romanzi, saggi, biografie, la produzione artistica di Hesse è vasta, profonda, acculturata. I protagonisti delle sue storie affrontano un percorso di vita travagliato quanto lo fu il suo, alla perenne ricerca di Conoscenza, di Serenità Interiore, di un significato della vita stessa che però, spesso, rifugge il proprio inseguitore. Hesse muore dopo lunga malattia, nell’agosto 1962 nella sua residenza di Montagnola, nel Canton Ticino.

Equinozio d’Autunno – 22 Settembre 2021 ore 20:21

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;
To bend with apples the moss’d cottage-trees,
And fill all fruit with ripeness to the core;
To swell the gourd, and plump the hazel shells
With a sweet kernel; to set budding more,
And still more, later flowers for the bees,
Until they think warm days will never cease,
For summer has o’er-brimm’d their clammy cells.

Who hath not seen thee oft amid thy store?
Sometimes whoever seeks abroad may find
Thee sitting careless on a granary floor,
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;
Or on a half-reap’d furrow sound asleep,
Drows’d with the fume of poppies, while thy hook
Spares the next swath and all its twined flowers:
And sometimes like a gleaner thou dost keep
Steady thy laden head across a brook;
Or by a cyder-press, with patient look,
Thou watchest the last oozings hours by hours.

Where are the songs of spring? Ay, where are they?
Think not of them, thou hast thy music too,
While barred clouds bloom the soft-dying day,
And touch the stubble-plains with rosy hue;
Then in a wailful choir the small gnats mourn
Among the river sallows, borne aloft
Or sinking as the light wind lives or dies;
And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;
Hedge-crickets sing; and now with treble soft
The red-breat whistles from a garden-croft;
And gathering swallows twitter in the skies.



Tempo di nebbie e d’ubertà matura,
Dell’almo sole amico prediletto;
Tu che, seco, la vite ti dai cura
Di far felice d’uve, intorno al tetto,
E di pomi i muscosi alberi adorni,
Gonfi la zucca, e alle nocciuòle un sapido
Gheriglio infondi, e i frutti empi di nettare,
E ancor fai gemme, ultimi fior per l’api,
Ond’esse credon che coi caldi giorni
Sopra la terra Estate ognor soggiorni,
Per cui trabocca ogni umida celletta.

Chi non ti ha visto tra le tue ricchezze?
Talor chi cerca scopre te: sei colco
Su un’aia, pigro, ventilanti brezze
Fra i tuoi crini asolando; o presso un solco
Mezzo-mietuto, mentre il tuo falcetto
Lascia di tagliar l’erba e i fiori attorti,
T’infondono i papaveri il sopore;
O, attraversando un rivo, il capo eretto,
Come spigolatrice, a volte porti;
O, ad un torchio di sidro, gli occhi assorti
Tu fissi al gemitio per ore ed ore.

Dove son, dove i cantici di Maggio?
Non pensarvi, hai tu pur tua melodia:
Quando, affocando il dì che muor, d’un raggio
Roseo le stoppie opaca nube stria,
Un coro di zanzare si querela
Tra i salci fluviali, in basso o in suso
Spinte, secondo il vento cada o aneli,
E dai borri gli agnelli adulti belano,
Cantano i grilli, ed un gorgheggio effuso
Fa il pettirosso da un giardino chiuso,
Rondini a stormi stridono pei cieli.


John Keats – To autumn/All’autunno

Considerato uno dei maggiori rappresentanti del Romanticismo, John Keats nacque a Londra nell’ottobre 1795 e morì giovanissimo a venticinque anni. Rimasto orfano da bambino, studiò medicina trovando però un malcontento da cui venne liberato soltanto quando lasciò gli sudi per dedicarsi completamente alla sua grande passione: la poesia. Tra il 1818 e 1819 pubblicò la maggior parte delle sue opere, pregnanti di sensuale bellezza che sapeva cogliere in ogni aspetto del quotidiano, del vissuto. Seppe stringere grandi ed importanti amicizie che lo accompagnarono nel suo artistico percorso; da Percy Bysshe Shelley al pittore Benjamin Haydon, da Horace Smith (co-fondatore della Smith&Wesson) a William Hazlitt (scrittore, filosofo e saggista). Nel febbraio 1821 morì di tubercolosi, nell’appartamento a Piazza di Spagna in cui risiedeva da alcuni mesi.

Le Quattro Stagioni fanno parte della raccolta di concerti intitolata Il cimento dell’armonia e dell’inventione, scritta da Antonio Vivaldi tra il 1724 ed il 1725. Il concerto numero 3, detto L’Autunno, si accentra sulla figura del dio Bacco, e le scene legate ai tre movimenti vedono la vendemmia, la festa del dopo raccolto e la caccia. Ogni stagione è accompagnata da sonetti.


Celebra il Vilanel con balli e Canti Del felice raccolto il bel piacere E del liquor di Bacco accesi tanti Finiscono col Sonno il lor godere.

Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti L’aria che temperata dà piacere, E la Staggion ch’ invita tanti e tanti D’ un dolcissimo sonno al bel godere.

I cacciator alla nov’alba à caccia Con corni, Schioppi, e cani escono fuore Fugge la belva, e Seguono la traccia; Già Sbigottita, e lassa al gran rumore De’ Schioppi e cani, ferita minaccia Languida di fuggire, mà oppressa muore.