Una vita come… una serie TV!

Il 3 Aprile 2016 sugli schermi britannici, grazie alla rete ITV, andò in onda il primo episodio della serie The Durrells. Il 3 Aprile 2020 sull’italiana La EFFE, appartenente al gruppo Feltrinelli, è andato in onda l’episodio finale, il così detto series finale. In tutto ventisei, suddivisi in quattro stagioni. È una serie che ho visto con piacere, apprezzando soprattutto i personaggi e la fotografia, un’ambientazione stupenda!, trovando puntate più fiacche ed altre più divertenti, sottotrame più interessanti ed altre un po’ noiose. La serie è basata sui tre libri che compongono The Corfu Trilogy, scritta da Gerald Durrell (di cui ho fatto cenno qui) e riguardante i quattro anni (1935-1939) che la sua famiglia trascorse nell’isola greca. Nel 1935, Louisa Durrell, vedova con problemi finanziari, porta i suoi quattro figli a vivere a Corfù, lasciandosi alle spalle la grigia Inghilterra per abbracciare il sole della Grecia.

Uno dei personaggi che più mi ha incuriosita è Lawrence, il fratello maggiore.

A dargli volto nella serie TV è stato il giovane attore trentenne, ovviamente inglese, Josh O’Connor.

L’attore non lo conoscevo, l’autore invece solo per nome, correlato al fratello naturalista/zoologo/scrittore Gerald.

Lawrence, soprannominato Larry, colto, ironico, intellettuale, è la spalla di Louisa. Non solo il figlio maggiore, ma il confidente, supporto fondamentale di una vita problematica e zoppicante. Nato nel febbraio 1912 nel Punjab, da genitori facenti parte dei numerosi coloni, all’età di undici anni viene spedito in Inghilterra per proseguire gli studi ma non si dimostra uno studente modello, giungendo a fallire gli esami per l’ammissione universitaria. Autodidatta, iniziò ben presto a scrivere poesie e la prima raccolta, Quaint Fragments, gli venne pubblicata nel 1931 all’età di diciannove anni. Nel 1928 il padre morì a causa di una emorragia cerebrale e tutta la famiglia Durrell fece ritorno in Inghilterra. L’anno della svolta fu il 1935: a gennaio sposò Nancy Myers, a marzo convinse madre e moglie e resto della famiglia ad andare in Grecia e successivamente si imbatté in Tropico del Cancro, titolo autobiografico di debutto di Henry Miller. Lawrence, entusiasta della lettura, gli scrisse e fu l’inizio di una profonda e prolifica amicizia di una vita.

Ancora nel 1935 gli viene pubblicato il primo romanzo, d’ispirazione in parte autobiografica, Pied piper of lovers.

Nell’estate del 1937, Larry e Nancy si recarono a Parigi. Qui iniziarono una profonda collaborazione con Henry Miller, Anaïs Nin e Alfred Perles. Un legame, il loro, che aveva radici nel loro essere intellettuali contro e che li portò a sostenersi nei rispettivi lavori che nacquero e si evolsero durante questo periodo e che vennero collegati sotto l’etichetta The Villa Seurat Series. Larry stava già lavorando da qualche tempo al nuovo materiale e l’influenza degli altri scrittori ed in particolare di Henry Miller, gli fecero produrre The Black Book che per i forti contenuti erotici incontrò numerosi problemi di pubblicazione. Fu la Obelisk Press, lingua inglese ma sede a Parigi, che pubblicò il romanzo nel 1938. The Black Book vide la sua prima pubblicazione statunitense nel 1960, mentre per quella in suolo britannico dovette attendere il 1973. Sulle pagine del The Observer, l’articolo che ne parlava diceva this is a wild, passionate, brilliantly gaudy and flamboyant extravaganza. Flamboyant extravaganza! Al solo pronunciarle, queste due parole danno un senso di ricchezza, stilosità, eccentricità, che fanno venire voglia di leggerlo anche perché, il protagonista, ha nome Lawrence Lucifer…

Nel 1939 scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Louisa e gli altri tre figli fanno ritorno in Inghilterra, Lawrence e Nancy invece decidono di restare a Corfù dove l’anno successivo nacque la loro unica figlia, Penelope. Il 6 aprile 1941, alle ore sei del mattino, la 12ª armata tedesca superò le frontiere della Bulgaria e della Jugoslavia per dare inizio all’invasione della Grecia. Larry, Nancy e Penelope erano fuggiti passando da Creta per approdare poi ad Alessandria d’Egitto. Il loro legame già in difficoltà subì un tracollo, nel 1942 si separarono e successivamente Nancy e Penelope si trasferirono a Gerusalemme. Durante il periodo della guerra, Larry prestò servizio come addetto stampa presso le ambasciate britanniche, inizialmente al Cairo e poi ad Alessandria. E proprio ad Alessandria incontrò l’ebrea alessandrina Eve Cohen che gli ispirò il personaggio di Justine, appartenente al suo più noto lavoro: The Alexandria Quartet.

tutte le immagini provengono da Google

Continua…

#serietv Dix Pour Cent

La nostra specie ama le storie. Ascoltarle, creale, modificarle, raccontarle… il narrare è un’arte che ci accompagna dalla cosiddetta notte dei tempi. Abbiamo dato vita a racconti orali, racconti scritti, racconti ascoltati e racconti guardati. Per questo il romanzo è il genere letterario più venduto e letto in tutto il globo. E per questo film e serie televisive non conoscono tramonto, anche se attualmente assistiamo ad un declino dovuto a svariate ragioni, tra cui la primaria è l’aver reso intensivo qualunque contesto della vita, ma questo è un altro discorso. Fin da ragazzina ho amato romanzi, film, serie tv o come si diceva ai miei tempi, telefilm.
Negli ultimi tempi la qualità di tutti e tre i generi è veramente scesa in forte picchiata. Il buon gusto ormai è merce rara ed antiquata.
Tuttavia, vado sempre alla ricerca di qualcosa che attiri la mia attenzione, riscontri i miei gusti (molto selettivi) e solletichi la mia curiosità. Tendo a non considerare i tam tam mediatici e dei social, ogni volta che ho provato nel 95% dei casi è stata una (vomitevole) delusione. D’altronde, sono riusciti anche a rovinare James Bond…
Ma torniamo al tema del post.


Con molto ritardo ho scoperto una serie francese. I francesi o si odiano o si amano, non so se esistano vie di mezzo…
Esordita nel 2015 sulla rete France 2, Dix Pour Cent prende il titolo dalla classica percentuale che gli agenti richiedono agli attori che rappresentano. In italiano Chiami il mio agente!, internazionalmente Call my agent!, la serie è stata subito un successo su cui ben presto sono planati gli artigli di Netflix, che l’ha inserita nel suo catalogo portandola a conoscenza a livello globale. Il successo è aumentato stagione dopo stagione ed ora, in attesa di un ritorno ad una sempre più vicina normalità causa pandemia COVID-19 (checché ne dicano novax e ignoranti vari, ne usciremo solo con una vaccinazione maggioritaria), è attesa non soltanto la QUINTA stagione ma, soprattutto, una versione cinematografica che dovrebbe riprendere gli stessi attori. Una sorta di episodio per il grande schermo, un po’ come Downton Abbey.
Il successo della serie è tale che oltre a Netflix è stata acquistata da reti locali in Portogallo, Spagna, Germania, ad esempio, dove Netflix non la trasmette. E sempre in stati come Spagna, Canada, Italia, Cina, Regno Unito, sono in lavorazione o lo saranno, remake locali. Insomma, un prodotto che per attori e produzione è diventato una gallina dalle uova d’oro. Il film dovrebbe essere una specie di episodio spin-off, che riparte dai fatti accaduti nella quarta stagione e traghetta cast e trama in quella che sarà la quinta stagione televisiva. Al momento le voci sono tante, così come le idee, ma sfruttare un simile successo senza snaturarlo ma facendolo restare valido beh, sarà ardua impresa!
La certezza, per film e quinta stagione, non c’è proprio al 100% poiché Dix Pour Cent era stata ideata per essere una serie limitata a quattro stagioni, ma come al solito successo e visibilità ingolosiscono…
Que Sera, Sera, cantava la splendida Doris Day in L’uomo che sapeva troppo, film del 1956 di Alfred Hitchcock.
Intanto noi possiamo gustarci questi sei episodi per ciascuna stagione, ventiquattro in totale, dove facciamo la conoscenza di un gruppo di colleghi, forse amici?, sicuramente compagni di sventura, un po’ disfunzionali e dai caratteri assai diversi. Mathias, il socio principale, un po’ altezzoso, con misteri e macchinazioni. Andréa, donna forte e autoritaria che scopre qualcosa su sé stessa. Arlette, il cui attuale unico fedele amico è un mordace Jack Russell di nome Jean Gabin che con lei condivide il caratterino… Gabriel, un bonaccione dai modi amichevoli che vede potenziale in Sophia, stravagante centralinista ed aspirante attrice. Noémie e Hervé, assistenti, in quest’ordine, di Mathias e Gabriel, due personaggi non di certo minori, con le loro manie e la loro ben chiara capacità che risulta spesso salvatrice per coloro che assistono. Camille, giovane ventenne che arriva a Parigi in cerca di opportunità e… un piccolo segreto anche per lei. E poi beh, il cast di attori famosi che episodio dopo episodio hanno preso parte, regalandoci dialoghi brillanti, ironici, spesso in auto presa in giro, mai banali, a volte illuminanti. Nomi quali Cécile de France, Françoise Fabian, François Berléand, Isabelle Adjani, Christopher Lambert, Juliette Binoche, Jean Dujardin, Isabelle Huppert, Béatrice Dalle, Monica Bellucci, Sigourney Weaver, Jean Reno… queste star della narrazione televisiva e cinematografica si sono succedute nei vari episodi, mostrando pregi e difetti, capricci e manie, che accomunano tutti quanti noi esseri mortali.
Dix Pour Cent è una serie leggera, divertente, con battute e scene anche spassose. Da vedere uno o due episodi al giorno oppure in una lunga maratona (io sono ancora in corso, indecisa sul rush finale tra le due opzioni, anche se una maratona toglierebbe l’appuntamento giornaliero…), per un piacevole momento di relax fuori dai problemi quotidiani, per tornare a quel piacere insito nella nostra specie dell’amore per le storie, le belle storie sapute raccontare bene.

Se le cose non vanno, c’è sempre il cinema.

Arlette – Dix Pour Cent