Nubolando #2

pic by me

The clouds,
the only birds that never sleep.

Victor Hugo

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Nubolando #1

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Amo gironzolare a caccia di nuvole. Naso all’insù, rischiando di inciampare, cosa che è già accaduta svariate volte, scandaglio il cielo in qualunque condizione cercando ispirazione, attrazione. A volte è lei che chiama, altre la scovo dopo un lungo rimpiattino…
Nù-vo-la, dal latino nūbĭla, maschile di nubilus, nuvoloso. Come avevo gia accennato, in meteorologia una nuvola è una idrometeora, come lo è la nebbia, e lo studio delle nuvole si chiama nefologìa. Hanno ispirato poeti, fatto sognare innamorati, scatenato mille fantasie degne delle più grandi fiabe… è bello un cielo limpido e terso, ma quando appare una nuvola è come il ritorno di un vecchio amico che può portare doni di qualunque genere. È semplicemente un ammasso di goccioline di vapore acqueo, ma la Bellezza della Scienza è anche questo. Conoscere un fenomeno, non significa amarlo meno né esserne meno affascinati anzi, l’esatto opposto!
Ho pensato così ad una rubrichetta su questa mia caccia alle nubi armata di intenti fotografici ed ho pensato di chiamarla nubolando
A volte potrà essere accompagnata da una poesia o da un brano o da un pensiero o dal nulla. Così, giusto per avere ricordi nuvoleschi

Queste nubi risalgono a qualche mese fa. Mi è parso l’inizio di una danza, perfetto per dare il via alla rubrichetta.

Rosa di sera…

Ieri mi sono fatta una bella passeggiata verso l’imbrunire ed il cielo mi ha regalato colori bellissimi…

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Sembrava di osservare un quadro. Eccezione per quei fili… 😒 Per alcuni minuti i colori sono stati accesissimi ed era un po’ strano, poiché sono giorni di forte umidità e colori spenti e grigi. E poi c’era la luna, ancora in fase gibbosa crescente. La luna piena è prevista per domani, martedì 8, e sarà anche eclissi lunare ahimè non visibile dall’Italia, ma online ci sono molti siti dove ovviare come ad esempio Virtual Telescope Project.

FotoPoesia #28 – Equinozio d’Autunno, 23 Settembre 2022 ore 3:03 italiane.

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Fall, leaves, fall;
die, flowers, away…
Lengthen day and shorten day;
Every leaf speaks bliss to me
Fluttering from the autumn tree.
I shall smile when wreaths of snow
Blossom where the rose should grow;
I shall sing when night’s decay
Ushers in a drearier day.

Cadete, foglie, cadete;
e voi, fiori, svanite…
Allungati notte, giorno sii breve;
Ogni foglia mi parla di felicità
Volando via dall’albero d’autunno.
E sorriderò quando fiocchi di neve
Sbocceranno dov’era la rosa;
Canterò quando il declino della notte
Annuncerà un giorno ancor più buio.


Emily Brontë

Emily Jane Brontë nasce nel luglio del 1818, in una cittadina dello Yorkshire. Quinta dei sei figli di Patrick e Maria Brontë, prima di lei Maria (1814), Elizabeth (1815), Charlotte (1816) e Branwell (1817) e dopo Anne (1820). Maria ed Elizabeth morirono nel 1825, a pochissima distanza l’una dall’altra. Nel 1821, a causa di un tumore, era morta la madre e le sue veci furono assunte dalla zia Elizabeth. I quattro fratelli sopravvissuti strinsero un forte ed intenso legame, che li vide costruire un mondo immaginario con tanto di nome e personaggi e storie sempre più complesse ed articolate. Scrissero anche poesie e le tre sorelle, nel 1846, pubblicarono Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell, usando degli pseudonimi. Tutte e tre scrissero romanzi, divenuti col tempo parte della letteratura classica vittoriana inglese. Emily pubblicò Cime Tempestose nel 1847 usando il suo pseudonimo di Ellis Bell; inizialmente il romanzo non ottenne successi ed anzi, molte furono le critiche pur dopo la nuova pubblicazione messa in atto da Charlotte nel 1850, ossia due anni dopo la prematura morte di Emily. Ma a Cime Tempestose occorsero diversi anni per iniziare ad essere rivalutato ed apprezzato. Sempre Charlotte, si occupò di far pubblicare le poesie che aveva scoperto aver scritto Emily durante tutta la vita. La poetica della quintogenita di casa Brontë è intensa, vivida, struggente, al contrario del suo carattere schivo e tendente al solitario.

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Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno e d’Estate e l’Equinozio di Primavera, anche l’Equinozio d’Autunno è accompagnato da un sonetto.


Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere.
Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la Staggion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov’alba à caccia
Con corni, Schioppi, e cani escono fuore
Fugge la belva, e Seguono la traccia;
Già Sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ Schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggire, mà oppressa muore.

Di limoni e attimi di pace…

Ovunque io vada, qualunque sia la durata del mio stare fuori casa, il Kindle è sempre con me. A seconda dell’ispirazione del momento riprendo una delle letture in corso oppure sfoglio pigramente qualche poesia. In questi giorni tocca a Rimbaud, Una Stagione all’Inferno.
Dopo una bella passeggiata tra faggeto e laghi, al fresco ventilato di 21/22º C di Cerreto Laghi, località situata sull’Appennino Reggiano (sezione del Tosco-Emiliano), decidiamo una sosta in un bar. Un tè caldo ed una poesia, pausa perfetta. Quindi chiedo un tè. Di norma portano una piccola selezione di bustine, affinché tu decida quale gusto scegliere. Invece mi ritrovo una tazza contenente poca acqua, una fetta di limone ed una unica bustina di tè, tra l’altro insapore. Orrore! Limone nel tè! Il mio cervello rischia un corto circuito. Afferro il cucchiaino cercando di prelevare svelta l’intrusa fettina, borbottando, un po’ troppo a voce alta, solo i barbari mettono il limone nel tè! I barbari!

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La fortuna di vivere circondata dagli Appennini mi permette gitarelle come questa. In circa un’ora o poco più d’auto, spazio dal versante ligure a quello parmense o reggiano. La zona che prediligo è quella più a nord, ma al Cerreto vengo spesso. L’anno scorso ho preso anche dei freschissimi mirtilli. Camminare nel bosco, osservare le lievi increspature della superficie lacustre agitarsi debolmente sotto il soffio della frizzante brezza, ascoltare i suoni degli animali, respirare gli odori del sottobosco, sono momenti preziosi che riportano pace e armonia.

Seduta sulle rive del lago, all’ombra dei faggi, ho osservato per un po’ due piccoli storni; il primo di anatrelle che, mostrando buffamente il piumato bianco derrière, buttavano la parte anteriore sott’acqua in cerca di prede; il secondo, piccoli uccelli non ben identificati, roteava dando alternanza ai singoli in un armonico tuffarsi nel lago sicuramente a caccia di cibo. Purtroppo l’unico video che sono riuscita a fare è risultato molto sfocato, ma in quei frangenti non ho pensato a ritentare, mi sono semplicemente goduta la visione. Proprio come quando stavo prendendo l’ultima foto qua sopra, quella che ritrae le Alpi Apuane. Lo strìdere inconfondibile dei rapaci mi ha fatta alzare lo sguardo e poco dopo eccolo là, un magnifico falco che si librava leggiadro e potente sfruttando le correnti. Attimi preziosi congelati nel tempo e nella memoria. Momenti che allontanano le brutture del mondo, proprio come quelli trascorsi in compagnia di un libro.

…ubriaco d’universo…

Dalla mia terrazza, ogni sera d’estate, le prime due stelle che si accendono sono Arturo e Vega.
Arturo è proprio sopra il tetto e si riconosce per la sfumatura aranciata, mentre Vega, dal tono bianco azzurro, pare stargli quasi di fronte. Il cielo è ancora di un intenso blu chiaro quando loro si palesano.
Arctūrus, da noi distante 36,7 anni luce, classificata stella gigante, è la stella più luminosa della costellazione detta Boote (il Pastore) e la quarta più luminosa del cielo notturno osservabile ad occhio nudo. Già citata da Omero ed Esiodo, il nome deriva da Àrktos-urá ossia coda dell’Orsa e questo perché è posizionata proprio lì accanto come se la seguisse o conducesse. In Hawaii e Polinesia, Arturo era chiamata Hōkūleʻa, stella della gioia, ed era fondamentale punto di riferimento per la navigazione. Arturo per i romani poteva essere associata a eventi negativi o comunque sfortunati, mentre stando ad una delle tante leggende greche fu Zeus a tramutare Callisto nell’Orsa Maggiore; la giovane era una delle ancelle della dea Artemide ma anziché restare vergine cedette a Zeus, dalla loro unione nacque Arcade. Per proteggere Callisto dalle ire della consorte Era, il padre degli dei la trasformò in un’orsa, la quale prese a vagare alla ricerca dell’amato figlio. Molti anni trascorsero e infine Callisto trovò Arcade, questi però credendo di essere attaccato si difese scoccando delle frecce. Zeus, dall’alto dell’Olimpo, vedendo ciò che stava per accadere, trasformò madre e figlio in Orsa Maggiore e costellazione di Boote/Arturo (in alcune versioni, Arcade divenne l’Orsa Minore).
Vega, il cui nome deriva dall’arabo an-nasr al-wāqi‘ ossia Aquila che plana, è una stella bianca e dista da noi 25 anni luce. È la stella più brillante della costellazione della Lira e la quinta più luminosa del cielo notturno visibile ad occhio nudo. Vega fa parte del cosiddetto Triangolo Estivo, ben visibile da giugno ai primi giorni di gennaio nel nostro emisfero, assieme ad Altair, costellazione dell’Aquila e Deneb, nella costellazione del Cigno. Usata come punto di riferimento per varie misurazioni stellari, Vega è estremamente importante nell’astronomia e nella storia. A causa del fenomeno della precessione (in pratica la Terra trottoleggia e così facendo varia l’orientamento dell’asse di rotazione), Vega ha ricoperto il ruolo di Polaris/Stella Polare circa dodicimila anni fa e di nuovo lo sarà tra poco più di tredicimilacinquecento. Conosciuta fin da tempi assai remoti, Vega è stata la seconda stella ad essere immortalata su un dagherrotipo; infatti, dopo il Sole, fu lei a venire ritratta dopo lunga esposizione presso l’Harvard College Observatory grazie a due pionieri dell’astrofotografia, il direttore dell’osservatorio William Cranch Bond ed il fotografo di Boston John Adams Whipple.

La sera di giovedì 14, due sere fa, mentre osservavo il passaggio della ISS, International Space Station, ho avuto la fortuna di vedere ben tre stelle cadenti! La prima e la terza sono state praticamente meno di un attimo, ma la seconda mi ha regalato una bellissima istantanea: la ISS era proprio sopra la terrazza e solcava un cielo limpidissimo punteggiato di stelle, ad una estremità del Triangolo Estivo, ed in sequenza i tre frammenti di meteora sono apparsi. Purtroppo ieri non ha replicato e chissà stasera! Io sono sempre sulla terrazza, davanti a me il Triangolo attorniato da stelle e costellazioni, in attesa che l’applicazione mi avvisi dell’imminente passaggio della ISS. Incrocio le dita!

Quale canto s’è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle
Quale festa sorgiva
di cuore a nozze
Sono stato
uno stagno di buio
Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio
Ora sono ubriaco
d’universo



Giuseppe Ungaretti – La notte bella

In diretta da… 4,6 miliardi di anni fa!

Con più di un’ora di ritardo, verso la mezzanotte di ieri, il presidente Joe Biden ha partecipato alla conferenza stampa assieme alla vice-presidente Harris e all’amministratore NASA Bill Nelson, mostrando la prima immagine catturata dal telescopio Webb. Pochi minuti, carichi di meraviglia ed emozione.

Jonathan McDowell, astrofisico dell’Harvard–Smithsonian Center for Astrophysics, spiega QUI con parole semplici e comprensibili cosa questa prima immagine, chiamata Webb’s First Deep Field, ci mostra e cosa significa per la ricerca. E per la Storia!

It is the deepest image of our universe that has ever been taken

Bill Nelson

Il Webb’s First Deep Field è il primo campo profondo raffigurante l’immagine dell’ammasso di galassie denominato tecnicamente SMACS J0723.3-7327, collocato nella costellazione minore dell’emisfero meridionale a sua volta battezzata Pesce Volante. Ciò che vediamo è l’insieme di una esposizione di circa dodici ore e diverse lunghezze d’onda, catturata tramite la NIRCam (Near-Infrared Camera) in dotazione al telescopio. La porzione immortalata, stando alla NASA, sarebbe grande quanto un granello di sabbia e ci arriva dal passato di 4,6 miliardi di anni fa.

NASA’s Webb’s First Deep Field

Tra meno di un’ora, NASA TV ci mostrerà tutta l’intera serie delle prime immagini ottenute, ed ovviamente elaborate, dal James Webb Space Telescope lanciato in orbita nel dicembre 2021. Sono già in fremente attesa!

La prima immagine

In questi giorni il cielo notturno sta dando un po’ di spettacolo, sciami meteorici e luna piena allieteranno le sere donandoci un bel sorriso e magari rinfrancandoci un po’ da questo torrido caldo africano, che pare proprio essersi affezionato. Mercoledì 13 ci sarà anche la Luna Piena (che trovandosi al perigeo ci apparirà più grande e più luminosa), la quale poi si dedicherà a qualche affascinante balletto con alcuni dei pianeti del nostro sistema solare. Ad aprire le danze con la Luna sarà Saturno, venerdì 15, la coppia sarà in congiunzione alle 22:16 ore italiane. Con congiunzione s’intende l’evento apparente che si verifica quando due o più oggetti sono visibili molto vicini. Il 19, verso le tre di notte, toccherà a Luna e Giove. Alle 18:46 del 21 la congiunzione che potremo vedere sarà quella tra Luna e Marte. Alle 16:12 del 26, Luna e Venere; il nostro satellite si troverà in fase crescente e se avremo la fortuna di un cielo limpido e terso anche questa coppia la potremo osservare ad occhio nudo, meglio con un binocolo astronomico però! Purtroppo la congiunzione del 29 tra Luna e Mercurio sarà un po’ difficile da osservare dal nostro emisfero. Tornando agli sciami meteorici, dal 18 al 28 dovrebbero susseguirsi le Aquilidi, radiante compreso tutta la notte e picco di visibilità nei giorni 18 e 19; le o-Draconidi, generate probabilmente dalla meteora C/1919 Q2 Metcalf scoperta nell’agosto del 1919 dal Reverendo Joel Hastings Metcalf, astronomo statunitense che scoprì numerosi corpi celesti. La notte tra il 19 ed il 20 sarà quella di massima attività per lo sciame delle Cignidi, spesso non granché luminoso che, come suggerisce il nome (e cosa valida per i nomi di tutti gli sciami meteorici), sarà visibile nell’area della costellazione del Cigno. La notte che accompagnerà la fine di luglio e l’inizio di agosto sarà anche quella con la maggiore attività delle a-Andromedidi; sciame poco studiato poiché spesso confuso con Capricornidi e Perseidi, sarà osservabile tutta la notte anche grazie all’assenza della Luna. Se di quest’ultima volete essere sicuri di non perdere lo spettacolo di mercoledì 13, collegatevi a QUESTO link per vederlo live su YouTube. Magari da voi pioverà! Incrociamo le dita… 🤞🏻

foto presa dal web

La NASA ha comunicato che questa sera ore 23 italiane (5pm di Washington D.C.), il presidente USA Joe Biden mostrerà l’immagine denominata Webb’s First Deep Field; anteprima degli eventi di domani, martedì 12, e dei giorni successivi, l’immagine mostrerà ciò che il James Webb Space Telescope ha catturato dalla sua postazione. L’antipasto, che mostrerà le immagini più profonde mai catturare prima, un vero viaggio nel tempo!, sarà visibile sul sito della NASA e su NASA TV, in diretta. Io sarò ovviamente collegata, ed altrettanto ovviamente dalla terrazza con in sottofondo il cielo stellato, e voi?