Nubolando #2

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The clouds,
the only birds that never sleep.

Victor Hugo

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Nubolando #1

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Amo gironzolare a caccia di nuvole. Naso all’insù, rischiando di inciampare, cosa che è già accaduta svariate volte, scandaglio il cielo in qualunque condizione cercando ispirazione, attrazione. A volte è lei che chiama, altre la scovo dopo un lungo rimpiattino…
Nù-vo-la, dal latino nūbĭla, maschile di nubilus, nuvoloso. Come avevo gia accennato, in meteorologia una nuvola è una idrometeora, come lo è la nebbia, e lo studio delle nuvole si chiama nefologìa. Hanno ispirato poeti, fatto sognare innamorati, scatenato mille fantasie degne delle più grandi fiabe… è bello un cielo limpido e terso, ma quando appare una nuvola è come il ritorno di un vecchio amico che può portare doni di qualunque genere. È semplicemente un ammasso di goccioline di vapore acqueo, ma la Bellezza della Scienza è anche questo. Conoscere un fenomeno, non significa amarlo meno né esserne meno affascinati anzi, l’esatto opposto!
Ho pensato così ad una rubrichetta su questa mia caccia alle nubi armata di intenti fotografici ed ho pensato di chiamarla nubolando
A volte potrà essere accompagnata da una poesia o da un brano o da un pensiero o dal nulla. Così, giusto per avere ricordi nuvoleschi

Queste nubi risalgono a qualche mese fa. Mi è parso l’inizio di una danza, perfetto per dare il via alla rubrichetta.

Rosa di sera…

Ieri mi sono fatta una bella passeggiata verso l’imbrunire ed il cielo mi ha regalato colori bellissimi…

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Sembrava di osservare un quadro. Eccezione per quei fili… 😒 Per alcuni minuti i colori sono stati accesissimi ed era un po’ strano, poiché sono giorni di forte umidità e colori spenti e grigi. E poi c’era la luna, ancora in fase gibbosa crescente. La luna piena è prevista per domani, martedì 8, e sarà anche eclissi lunare ahimè non visibile dall’Italia, ma online ci sono molti siti dove ovviare come ad esempio Virtual Telescope Project.

Una tazza di tè

È sempre l’ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze.

Bianconiglio aveva ragione. Ci sono tè diversi per diversi momenti della giornata ed anche per diversi stati d’animo. Dopo una giornata stancante o per una pausa rinfrancante, una delle mie coccole preferite è una tazza di chai.

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Masala Chai, letteralmente tè con misto di spezie (masala infatti è un mix di spezie usato nella cucina indiana), è una bevanda tipica dell’India conosciuta praticamente ovunque. Esistono preparati in bustine e sfusi per infusione, da aggiungere al mix di acqua e latte. Tra le marche migliori che ho provato c’è Vahdam, con una lunga storia alle spalle. Tuttavia, da gran amante delle spezie, non resto mai senza e le uso praticamente ovunque, mi piace preparare il chai da me. Non si dice chai tea o tè chai, dato che chai GIÀ significa tè. Ha origine dal mandarino chà e dal persiano chay; se volete approfondire l’etimologia, date un’occhiata qui.
Preparare una tazza di chai è davvero facile; non c’è una ricetta unica per il masala, come in ogni luogo esistono varianti da zona a zona. Dopo aver letto, guardato video, provato, la versione che prediligo prevede due tazze di acqua in un pentolino, su fuoco medio, a cui aggiungo 2 o 3 chiodi di garofano, un paio di pezzetti di zenzero fresco, 2 o 3 pezzetti di stecca di cannella, 3 o 4 baccelli di cardamomo verde pestati. Porto a bollore a fiamma viva, abbasso e mescolando ogni tanto lascio cuocere qualche minuto, affinché le spezie siano morbide ed abbiano rilasciato tutti i sentori. Di solito calcolo dai 4 ai 6 minuti, a seconda della intensità che voglio ottenere. A questo punto aggiungo un cucchiaino abbondante di Assam, tè nero coltivato nell’omonima regione storica indiana (a volte uso il Darjeeling, altro tè nero indiano, ma per il chai prediligo l’Assam) e lascio cuocere non più di due minuti, fiamma al minimo, poiché non voglio dar troppo accento al tipico sapore astringente. Trascorso questo tempo aggiungo un paio di cucchiai di latte, comunque non più di tre, faccio bollire alzando la fiamma e appena bolle spengo e allontano dal fornello. Lascio riposare un poco, con un colino filtro nella tazza e con calma mi gusto il mio chai.

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Un preparato, bustina o sfuso, è sicuramente più veloce ma il tè è un rituale, un momento di calma, di relax, una pausa zen…
Ieri nel primo pomeriggio soffiava un bel venticello che teneva il cielo limpido. I raggi del sole carezzavano i rami del mio alberello ed io me ne stavo seduta alla finestra, con il mio chai appena tolto dai fornelli ed in sottofondo il Concerto per Violino e Orchestra n° 3 di Camille Saint-Saëns (il movimento degli alberi imposto dal vento fa sempre risuonare nella mia testa il paradisiaco suono del violino…).
Un intenso momento zen.

Violin Concert n°3 – sec. mov. Andantino Quasi Allegretto

Questo post è stato, involontariamente, suggerito da Paola.

FotoPoesia #31

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April brings the primrose sweet, scatters daises at our feet… Aprile porta la dolcezza della primula, sparge margherite ai nostri piedi…

Sara Coleridge

The Months è parte della raccolta intitolata Pretty Lessons in Verse for Good Children e pubblicata nel 1834. L’autrice, Sara Coleridge, nata nel Cumberland nel 1802, era figlia del noto filosofo e poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, uno dei fondatori del Romanticismo inglese insieme all’amico William Wordsworth.

The Months
January brings the snow,
makes our feet and fingers glow.
February brings the rain, Thaws the frozen lake again.
March brings breezes loud and shrill, stirs the dancing daffodil.
April brings the primrose sweet, Scatters daises at our feet.
May brings flocks of pretty lambs, Skipping by their fleecy damns.
June brings tulips, lilies, roses,
Fills the children’s hand with posies.
Hot July brings cooling showers, Apricots and gillyflowers.
August brings the sheaves of corn, Then the harvest home is borne.
Warm September brings the fruit, Sportsmen then begin to shoot.
Fresh October brings the pheasants, Then to gather nuts is pleasant.
Dull November brings the blast, Then the leaves are whirling fast.
Chill December brings the sleet, Blazing fire, and Christmas treat.

Scrittrice a sua volta e traduttrice, Sara Coleridge sposò nel 1829 il cugino Henry Nelson Coleridge dopo un lunghissimo fidanzamento. Henry era a sua volta uno scrittore, soprattutto piccoli pamphlet e introduzioni ad altre opere e di ritorno da un viaggio alle Barbados in compagnia di uno zio vescovo, anche un libretto sul viaggio comprensivo di pensieri riguardanti l’emancipazione degli schiavi. Sara pubblicò numerosi scritti per bambini, tra cui Phantasmion, a Fairy Tale, considerato dalla critica ‘the first fairytale novel written in English’. Henry e Sara ebbero cinque figli ed Henry, alla morte del suocero e zio, ebbe il compito di editare e pubblicarne tutte le opere. Ma Henry morì nel 1843, lasciando tutto in carico alla vedova. Sara portò avanti egregiamente il lavoro di entrambi gli uomini, aggiungendo sue composizioni agli scritti paterni prima della pubblicazione. Scoprì di avere un tumore al seno nel 1850 e nel tempo che le rimase iniziò a scrivere una autobiografia, Memoirs and Letters of Sara Coleridge, che venne poi conclusa e pubblicata dalla figlia Edith, a sua volta scrittrice. Edith, assieme al fratello Herbert, furono gli unici due figli di Sara ed Henry a divenire adulti. Herbert fu filologo e tecnicamente fece parte del gruppo di editori di quello che sarebbe stato l’Oxford English Dictionary. Sara morì nel maggio 1852, a causa del cancro.

La foto è stata scattata pochi giorni fa, a fine ottobre.

FotoPoesia #29

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Del follaje erizado
caíste
completa,
de madera pulida,
de lúcida caoba,
lista
como un violín que acaba
de nacer en la altura,
y cae
ofreciendo sus dones encerrados,
su escondida dulzura,
terminada en secreto
entre pájaros y hojas,
escuela de la forma,
linaje de la leña y de la harina,
instrumento ovalado
que guarda en su estructura
delicia intacta y rosa comestible.
En lo alto abandonaste
el erizado erizo
que entreabrió sus espinas
en la luz del castaño,
por esa partidura
viste el mundo,
pájaros
llenos de sílabas,
rocío
con estrellas,
y abajo
cabezas de muchachos
y muchachas,
hierbas que tiemblan sin reposo,
humo que sube y sube.
Te decidiste,
castaña,
y saltaste a la tierra,
bruñida y preparada,
endurecida y suave
como un pequeño seno
de las islas de América.
Caíste
golpeando
el suelo
pero
nada pasó,
la hierba
siguió temblando, el viejo
castaño susurró como las bocas
de toda una arboleda,
cayó una hoja del otoño rojo,
firme siguieron trabajando
las horas en la tierra.
Porque eres
sólo
una semilla,
castaño, otoño, tierra,
agua, altura, silencio
prepararon el germen,
la harinosa espesura,
los párpados maternos
que abrirán, enterrados,
de nuevo hacia la altura
la magnitud sencilla
de un follaje,
la oscura trama húmeda
de unas nuevas raíces,
las antiguas y nuevas dimensiones
de otro castaño en la tierra.



Dal fogliame irto
sei caduta
completa,
del colore del legno lucidato,
dello splendido mogano,
veloce
come un violino
appena nato sull’altura,
e cade
offrendo i suoi doni rinchiusi,
la sua nascosta dolcezza,
finendo segretamente
fra uccelli e foglie,
scuola della forma,
lignaggio della legna e della farina, strumento ovato
che custodisce nella sua struttura
delizia intatta e rosa commestibile.
In alto hai abbandonato
l’irto riccio
che ha socchiuso le sue spine
alla luce del castagno;
da quella fenditura
hai osservato il mondo,
uccelli
pieni di sillabe,
la rugiada
con le stelle, e, sotto,
teste di ragazzi
e ragazze,
erbe che tremano senza riposo,
fumo che sale e sale.
Ti sei decisa,
castagna,
e sei saltata a terra,
brunita e pronta,
dura e dolce
come un piccolo seno
delle isole d’America.
Sei caduta
battendo
sul suolo
ma
non ti sei infranta,
l’erba
continuava a ondeggiare,
il vecchio castagno ha sussurrato come le bocche
di tutto un albereto,
è caduta una foglia dell’autunno rosso,
impassibili, hanno continuato a lavorare
le ore sulla terra.
Perché sei
soltanto
un seme,
castagno, autunno, terra,
acqua, altura, silenzio
hanno preparato il germe,
il farinoso spessore,
le palpebre materne
che apriranno, interrate,
nuovamente verso l’alto
la semplice magnificenza
di un fogliame,
l’oscura trama umida
di nuove radici,
le antiche e nuove dimensioni
di un altro castagno sulla terra.


Pablo Neruda – Oda a una castaña en el suelo/Ode a una castagna caduta al suolo

Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, nasce nel luglio 1904 e muore nel settembre 1973. Poeta e politico cileno, Premio Nobel per la letteratura nel 1971, viene considerato uno dei nomi più importanti della letteratura latino-americana. Inizia a pubblicare giovanissimo sotto lo pseudonimo di Pablo Neruda, in omaggio al poeta ceco Jan Neruda. Per necessità e poi per passione, si ritrovò ad entrare prima nel corpo diplomatico cileno e poi attivista politico con piena partecipazione al partito comunista. Durante il periodo diplomatico, conobbe e sposò Maria Antonieta Hagenaar Vogelzang, detta da lui Maruca, ed in Spagna il poeta Federico García Lorca la cui uccisione sconvolse molto il poeta cileno. Ma in Spagna avvenne un’altra morte tremenda, quella della figlia, tragedia che contribuì alla fine del matrimonio. Il secondo, fu con l’attivista politica Delia del Carril. Il terzo, con la cantante e scrittrice Matilde Urrutia. 

La vita politica di Neruda fu ricca, piena di alti e bassi, di esili e rientri in patria, di innamoramenti per personaggi e correnti che poi rivalutò con amarezza, viaggi, conoscenze, amicizie, lotte… ed ogni cosa che lo toccava, nel bene e nel male, che stuzzicava la sua profonda anima poetica, diveniva ispirazione per i suoi scritti sempre prolifici. Con il suo stile carnale, vivido, passionale, in versi liberi e semplici, Neruda dà forma ad una potente celebrazione della Vita e di tutte le cose che la caratterizzano, dall’elemento naturale all’uomo tiranno all’amore passionale. 

Gli ultimi periodi della sua esistenza furono molto tribolati a causa del colpo di stato di Pinochet, dell’assassinio dell’amico e compagno Allende e della conseguente vessazione da parte del generale golpista e del suo esercito, contro cui ovviamente era schierato. In procinto di un nuovo esilio, venne ricoverato morendo poco dopo. Ufficialmente a causa delle conseguenze del tumore alla prostata di cui soffriva da tempo, ma nel corso degli anni numerose discussioni al riguardo sono emerse. Molti sostengono fu un assassinio politico. 

FotoPoesia #28 – Equinozio d’Autunno, 23 Settembre 2022 ore 3:03 italiane.

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Fall, leaves, fall;
die, flowers, away…
Lengthen day and shorten day;
Every leaf speaks bliss to me
Fluttering from the autumn tree.
I shall smile when wreaths of snow
Blossom where the rose should grow;
I shall sing when night’s decay
Ushers in a drearier day.

Cadete, foglie, cadete;
e voi, fiori, svanite…
Allungati notte, giorno sii breve;
Ogni foglia mi parla di felicità
Volando via dall’albero d’autunno.
E sorriderò quando fiocchi di neve
Sbocceranno dov’era la rosa;
Canterò quando il declino della notte
Annuncerà un giorno ancor più buio.


Emily Brontë

Emily Jane Brontë nasce nel luglio del 1818, in una cittadina dello Yorkshire. Quinta dei sei figli di Patrick e Maria Brontë, prima di lei Maria (1814), Elizabeth (1815), Charlotte (1816) e Branwell (1817) e dopo Anne (1820). Maria ed Elizabeth morirono nel 1825, a pochissima distanza l’una dall’altra. Nel 1821, a causa di un tumore, era morta la madre e le sue veci furono assunte dalla zia Elizabeth. I quattro fratelli sopravvissuti strinsero un forte ed intenso legame, che li vide costruire un mondo immaginario con tanto di nome e personaggi e storie sempre più complesse ed articolate. Scrissero anche poesie e le tre sorelle, nel 1846, pubblicarono Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell, usando degli pseudonimi. Tutte e tre scrissero romanzi, divenuti col tempo parte della letteratura classica vittoriana inglese. Emily pubblicò Cime Tempestose nel 1847 usando il suo pseudonimo di Ellis Bell; inizialmente il romanzo non ottenne successi ed anzi, molte furono le critiche pur dopo la nuova pubblicazione messa in atto da Charlotte nel 1850, ossia due anni dopo la prematura morte di Emily. Ma a Cime Tempestose occorsero diversi anni per iniziare ad essere rivalutato ed apprezzato. Sempre Charlotte, si occupò di far pubblicare le poesie che aveva scoperto aver scritto Emily durante tutta la vita. La poetica della quintogenita di casa Brontë è intensa, vivida, struggente, al contrario del suo carattere schivo e tendente al solitario.

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Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno e d’Estate e l’Equinozio di Primavera, anche l’Equinozio d’Autunno è accompagnato da un sonetto.


Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere.
Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la Staggion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov’alba à caccia
Con corni, Schioppi, e cani escono fuore
Fugge la belva, e Seguono la traccia;
Già Sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ Schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggire, mà oppressa muore.

Medievalis

Oggi, in quel di Pontremoli, cittadina di antiche origini adagiata su colli sotto l’arco appenninico, ha termine il programma di Medievalis.

Pontremoli
Campanone, Duomo, Castello
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Medievalis, ha il suo cuore nella rievocazione storica della concessione del diploma di Libero Comune alla Comunità di Pontremoli avvenuta nel 1226 da parte dell’Imperatore Federico II, che definì il borgo “clavis et ianua”(chiave e porta) delle comunicazioni tra la Lombardia e la Toscana.

🔗 https://visitlunigiana.it/events/medievalis-pontremoli-2022/

Al mattino, attorno alle 9:30, s’apre il mercato con banchi particolari. Quest’anno è stato il primo dopo la chiusura dovuta alla pandemia COVID ed anche il numero dei banchi ne ha un po’ risentito, essendoci stata presenza un poco minore rispetto agli anni passati.

Nel pomeriggio poi iniziano varie manifestazioni come gli sbandieratori, le rievocazioni di episodi storici, dimostrazioni con rapaci, musica e danza ma anche presentazioni di libri quasi sempre di carattere locale. Di Medievalis ne hanno parlato anche al TGRegionale.

Ovviamente, inutile dirlo, ci sono anche molte postazioni dove poter mangiare, anche con menù che richiamano, pur scherzosamente, antiche libagioni…
Io ormai vado solo al mattino, appena apre il mercato, quando l’affluenza non è ancora pesante. Non sono mai stata un tipo da feste, ma negli ultimi anni con la fibromialgia in peggioramento tendo a partecipare ancora meno. La confusione mi causa stress ed affaticamento. Per non parlare di un netto peggioramento del comportamento delle persone in generale ed in questi frangenti dei turisti! Dopo un bel giretto, un piccolo bottino ed un caffè, me ne sono tornata nella tranquillità della mia casetta.

Il bottino come sempre è composto da sapori e profumi; saponi artigianali, profumatori, incensi e spezie. Di queste ho fatto una bella scorta! Sarei stata tutto il giorno a sniffare alla bancarella delle spezie!

Tra i peperoncini ho preso il Wiri Wiri, piccole sferette dal sentore caldo e fruttato che raggiungono 100.000/300.000 sulla Scala di Scoville a seconda del luogo di raccolta e coltivazione e del periodo. Il Wiri Wiri è originario della foresta pluviale della Guyana, di cui è parte della cucina tipica in molte ricette tra cui salse, zuppe, stufati. E, a quel che ricordo, è bannato in alcuni stati come gli USA poiché pare perfetto anche per il traffico di droga.
Non vedo l’ora di trovare qualche ricetta e provarlo… il peperoncino!