FotoPoesia #31

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April brings the primrose sweet, scatters daises at our feet… Aprile porta la dolcezza della primula, sparge margherite ai nostri piedi…

Sara Coleridge

The Months è parte della raccolta intitolata Pretty Lessons in Verse for Good Children e pubblicata nel 1834. L’autrice, Sara Coleridge, nata nel Cumberland nel 1802, era figlia del noto filosofo e poeta inglese Samuel Taylor Coleridge, uno dei fondatori del Romanticismo inglese insieme all’amico William Wordsworth.

The Months
January brings the snow,
makes our feet and fingers glow.
February brings the rain, Thaws the frozen lake again.
March brings breezes loud and shrill, stirs the dancing daffodil.
April brings the primrose sweet, Scatters daises at our feet.
May brings flocks of pretty lambs, Skipping by their fleecy damns.
June brings tulips, lilies, roses,
Fills the children’s hand with posies.
Hot July brings cooling showers, Apricots and gillyflowers.
August brings the sheaves of corn, Then the harvest home is borne.
Warm September brings the fruit, Sportsmen then begin to shoot.
Fresh October brings the pheasants, Then to gather nuts is pleasant.
Dull November brings the blast, Then the leaves are whirling fast.
Chill December brings the sleet, Blazing fire, and Christmas treat.

Scrittrice a sua volta e traduttrice, Sara Coleridge sposò nel 1829 il cugino Henry Nelson Coleridge dopo un lunghissimo fidanzamento. Henry era a sua volta uno scrittore, soprattutto piccoli pamphlet e introduzioni ad altre opere e di ritorno da un viaggio alle Barbados in compagnia di uno zio vescovo, anche un libretto sul viaggio comprensivo di pensieri riguardanti l’emancipazione degli schiavi. Sara pubblicò numerosi scritti per bambini, tra cui Phantasmion, a Fairy Tale, considerato dalla critica ‘the first fairytale novel written in English’. Henry e Sara ebbero cinque figli ed Henry, alla morte del suocero e zio, ebbe il compito di editare e pubblicarne tutte le opere. Ma Henry morì nel 1843, lasciando tutto in carico alla vedova. Sara portò avanti egregiamente il lavoro di entrambi gli uomini, aggiungendo sue composizioni agli scritti paterni prima della pubblicazione. Scoprì di avere un tumore al seno nel 1850 e nel tempo che le rimase iniziò a scrivere una autobiografia, Memoirs and Letters of Sara Coleridge, che venne poi conclusa e pubblicata dalla figlia Edith, a sua volta scrittrice. Edith, assieme al fratello Herbert, furono gli unici due figli di Sara ed Henry a divenire adulti. Herbert fu filologo e tecnicamente fece parte del gruppo di editori di quello che sarebbe stato l’Oxford English Dictionary. Sara morì nel maggio 1852, a causa del cancro.

La foto è stata scattata pochi giorni fa, a fine ottobre.

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FotoPoesia #29

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Del follaje erizado
caíste
completa,
de madera pulida,
de lúcida caoba,
lista
como un violín que acaba
de nacer en la altura,
y cae
ofreciendo sus dones encerrados,
su escondida dulzura,
terminada en secreto
entre pájaros y hojas,
escuela de la forma,
linaje de la leña y de la harina,
instrumento ovalado
que guarda en su estructura
delicia intacta y rosa comestible.
En lo alto abandonaste
el erizado erizo
que entreabrió sus espinas
en la luz del castaño,
por esa partidura
viste el mundo,
pájaros
llenos de sílabas,
rocío
con estrellas,
y abajo
cabezas de muchachos
y muchachas,
hierbas que tiemblan sin reposo,
humo que sube y sube.
Te decidiste,
castaña,
y saltaste a la tierra,
bruñida y preparada,
endurecida y suave
como un pequeño seno
de las islas de América.
Caíste
golpeando
el suelo
pero
nada pasó,
la hierba
siguió temblando, el viejo
castaño susurró como las bocas
de toda una arboleda,
cayó una hoja del otoño rojo,
firme siguieron trabajando
las horas en la tierra.
Porque eres
sólo
una semilla,
castaño, otoño, tierra,
agua, altura, silencio
prepararon el germen,
la harinosa espesura,
los párpados maternos
que abrirán, enterrados,
de nuevo hacia la altura
la magnitud sencilla
de un follaje,
la oscura trama húmeda
de unas nuevas raíces,
las antiguas y nuevas dimensiones
de otro castaño en la tierra.



Dal fogliame irto
sei caduta
completa,
del colore del legno lucidato,
dello splendido mogano,
veloce
come un violino
appena nato sull’altura,
e cade
offrendo i suoi doni rinchiusi,
la sua nascosta dolcezza,
finendo segretamente
fra uccelli e foglie,
scuola della forma,
lignaggio della legna e della farina, strumento ovato
che custodisce nella sua struttura
delizia intatta e rosa commestibile.
In alto hai abbandonato
l’irto riccio
che ha socchiuso le sue spine
alla luce del castagno;
da quella fenditura
hai osservato il mondo,
uccelli
pieni di sillabe,
la rugiada
con le stelle, e, sotto,
teste di ragazzi
e ragazze,
erbe che tremano senza riposo,
fumo che sale e sale.
Ti sei decisa,
castagna,
e sei saltata a terra,
brunita e pronta,
dura e dolce
come un piccolo seno
delle isole d’America.
Sei caduta
battendo
sul suolo
ma
non ti sei infranta,
l’erba
continuava a ondeggiare,
il vecchio castagno ha sussurrato come le bocche
di tutto un albereto,
è caduta una foglia dell’autunno rosso,
impassibili, hanno continuato a lavorare
le ore sulla terra.
Perché sei
soltanto
un seme,
castagno, autunno, terra,
acqua, altura, silenzio
hanno preparato il germe,
il farinoso spessore,
le palpebre materne
che apriranno, interrate,
nuovamente verso l’alto
la semplice magnificenza
di un fogliame,
l’oscura trama umida
di nuove radici,
le antiche e nuove dimensioni
di un altro castagno sulla terra.


Pablo Neruda – Oda a una castaña en el suelo/Ode a una castagna caduta al suolo

Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, nasce nel luglio 1904 e muore nel settembre 1973. Poeta e politico cileno, Premio Nobel per la letteratura nel 1971, viene considerato uno dei nomi più importanti della letteratura latino-americana. Inizia a pubblicare giovanissimo sotto lo pseudonimo di Pablo Neruda, in omaggio al poeta ceco Jan Neruda. Per necessità e poi per passione, si ritrovò ad entrare prima nel corpo diplomatico cileno e poi attivista politico con piena partecipazione al partito comunista. Durante il periodo diplomatico, conobbe e sposò Maria Antonieta Hagenaar Vogelzang, detta da lui Maruca, ed in Spagna il poeta Federico García Lorca la cui uccisione sconvolse molto il poeta cileno. Ma in Spagna avvenne un’altra morte tremenda, quella della figlia, tragedia che contribuì alla fine del matrimonio. Il secondo, fu con l’attivista politica Delia del Carril. Il terzo, con la cantante e scrittrice Matilde Urrutia. 

La vita politica di Neruda fu ricca, piena di alti e bassi, di esili e rientri in patria, di innamoramenti per personaggi e correnti che poi rivalutò con amarezza, viaggi, conoscenze, amicizie, lotte… ed ogni cosa che lo toccava, nel bene e nel male, che stuzzicava la sua profonda anima poetica, diveniva ispirazione per i suoi scritti sempre prolifici. Con il suo stile carnale, vivido, passionale, in versi liberi e semplici, Neruda dà forma ad una potente celebrazione della Vita e di tutte le cose che la caratterizzano, dall’elemento naturale all’uomo tiranno all’amore passionale. 

Gli ultimi periodi della sua esistenza furono molto tribolati a causa del colpo di stato di Pinochet, dell’assassinio dell’amico e compagno Allende e della conseguente vessazione da parte del generale golpista e del suo esercito, contro cui ovviamente era schierato. In procinto di un nuovo esilio, venne ricoverato morendo poco dopo. Ufficialmente a causa delle conseguenze del tumore alla prostata di cui soffriva da tempo, ma nel corso degli anni numerose discussioni al riguardo sono emerse. Molti sostengono fu un assassinio politico. 

FotoPoesia #28 – Equinozio d’Autunno, 23 Settembre 2022 ore 3:03 italiane.

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Fall, leaves, fall;
die, flowers, away…
Lengthen day and shorten day;
Every leaf speaks bliss to me
Fluttering from the autumn tree.
I shall smile when wreaths of snow
Blossom where the rose should grow;
I shall sing when night’s decay
Ushers in a drearier day.

Cadete, foglie, cadete;
e voi, fiori, svanite…
Allungati notte, giorno sii breve;
Ogni foglia mi parla di felicità
Volando via dall’albero d’autunno.
E sorriderò quando fiocchi di neve
Sbocceranno dov’era la rosa;
Canterò quando il declino della notte
Annuncerà un giorno ancor più buio.


Emily Brontë

Emily Jane Brontë nasce nel luglio del 1818, in una cittadina dello Yorkshire. Quinta dei sei figli di Patrick e Maria Brontë, prima di lei Maria (1814), Elizabeth (1815), Charlotte (1816) e Branwell (1817) e dopo Anne (1820). Maria ed Elizabeth morirono nel 1825, a pochissima distanza l’una dall’altra. Nel 1821, a causa di un tumore, era morta la madre e le sue veci furono assunte dalla zia Elizabeth. I quattro fratelli sopravvissuti strinsero un forte ed intenso legame, che li vide costruire un mondo immaginario con tanto di nome e personaggi e storie sempre più complesse ed articolate. Scrissero anche poesie e le tre sorelle, nel 1846, pubblicarono Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell, usando degli pseudonimi. Tutte e tre scrissero romanzi, divenuti col tempo parte della letteratura classica vittoriana inglese. Emily pubblicò Cime Tempestose nel 1847 usando il suo pseudonimo di Ellis Bell; inizialmente il romanzo non ottenne successi ed anzi, molte furono le critiche pur dopo la nuova pubblicazione messa in atto da Charlotte nel 1850, ossia due anni dopo la prematura morte di Emily. Ma a Cime Tempestose occorsero diversi anni per iniziare ad essere rivalutato ed apprezzato. Sempre Charlotte, si occupò di far pubblicare le poesie che aveva scoperto aver scritto Emily durante tutta la vita. La poetica della quintogenita di casa Brontë è intensa, vivida, struggente, al contrario del suo carattere schivo e tendente al solitario.

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Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno e d’Estate e l’Equinozio di Primavera, anche l’Equinozio d’Autunno è accompagnato da un sonetto.


Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere.
Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la Staggion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov’alba à caccia
Con corni, Schioppi, e cani escono fuore
Fugge la belva, e Seguono la traccia;
Già Sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ Schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggire, mà oppressa muore.

FotoPoesia #26

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I think that I shall never see
A poem lovely as a tree.
A tree whose hungry mouth is prest
Against the earth’s sweet flowing breast;
A tree that looks at God all day,
And lifts her leafy arms to pray;
A tree that may in Summer wear
A nest of robins in her hair;
Upon whose bosom snow has lain;
Who intimately lives with rain.
Poems are made by fools like me,
But only God can make a tree.


Non credo che vedrò mai
una poesia bella come un albero.
Un albero la cui bocca bramosa sia attaccata
al dolce seno fluente di madre Terra.
Un albero rivolto a Dio per tutto il giorno,
che innalza al cielo le sue frondose braccia
in segno di preghiera.
Un albero che in estate può indossare
un nido di pettirossi tra i capelli.
Sopra il cui cuore la neve si stende leggera,
che vive intimamente con le piogge.
Le poesie sono scritte dagli sciocchi come me,
ma solo Dio può creare un albero.

Traduzione di filastrocche.it


Trees – Joyce Kilmer

Alfred Joyce Kilmer nasce nel dicembre 1886 a New Brunswick, New Jersey. Quarto e ultimo figlio di Frederick Barnett Kilmer, medico e chimico impiegato dalla Johnson and Johnson Company e inventore del borotalco per bambini, e la scrittrice e compositrice Annie Ellen Kilburn. Il periodo scolastico è costellato di ottimi risultati che lo portano prima in quella che oggi è la Rutgers University e poi alla Columbia University. Qui, diviene editore del giornale del campus e membro attivo di un gruppo letterario e di uno di dibattito. Nel maggio 1908 si laurea, il mese seguente sposa la compagna di lungo corso, Aline Murray, giovane poetessa con la quale avrà cinque figli. Anche la vita dopo la laurea segue dei passi simili al periodo degli studi; inizia come insegnante di latino, scrive saggi, recensioni e poesie che riesce a far pubblicare. Decide quindi di trasferirsi a New York per dedicarsi esclusivamente al mondo letterario. Lavora per i primi tempi presso la casa editrice Funk and Wagnalls, dedicandosi alla preparazione di una edizione del The Standard Dictionary. Nel 1911 pubblica la prima raccolta di versi, Summer of Love. Nell’anno successivo diviene conferenziere e soprattutto scrittore speciale per il New York Times Review of Books e il New York Times Sunday Magazine. Il successo ed il riconoscimento esplodono e si confermano nel 1913, quando, in agosto, sulla rinomata rivista Poetry, viene pubblicata la poesia Trees/Alberi; l’anno successivo vede luce la raccolta Trees and Other Poems. La fede cattolica per Kilmer era molto importante, pregare per la figlioletta Rose malata di poliomielite era un qualcosa che compiva quotidianamente. Rose muore nel 1917, poco prima della nascita del fratellino Christopher e del dispiegamento del padre in Europa. Infatti, Kilmer si era arruolato nella Guardia Nazionale finendo poi reclutato nell’Esercito. Avrebbe dovuto scrivere un libro sulla guerra, di cui aveva già stipulato contratto e deciso il titolo, ma durante il periodo in Francia, dove il suo reggimento giunse in novembre, riuscì soltanto a buttare giù qualche bozza e qualche verso. Il più notevole di questi lavori resta la commemorativa Rouge Bouquet. Il valore e la forza mostrati prima ai tempi scolastici e poi lavorativi, si mostrano anche indossando la divisa. Kilmer viene subito apprezzato per le sue capacità ed il suo impegno, ottenendo sul campo il grado di sergente. Il 30 luglio 1918 viene messo a capo di una squadra per la ricerca del posizionamento di punti di attacco tedeschi; muore sul campo trafitto al capo probabilmente dalla pallottola di un cecchino, nei pressi del villaggio di Seringes-et-Nesles. Aveva trentun anni. Viene poi sepolto allo Oise-Aisne American Cemetery and Memorial. A New Brunswick, presso l’Elmwood Cemetery, viene eretto un cenotafio in sua memoria.

FotoPoesia #25 – Solstizio d’Estate, 21 Giugno 2022 ore 11:13 italiane.

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The air around was trembling-bright
And full of dancing specks of light,
While butterflies were dancing too
Between the shining green and blue.
I might not watch, I might not stay,
I ran along the meadow way.

The straggling brambles caught my feet,
The clover field was, oh! so sweet;
I heard a singing in the sky,
And busy things went buzzing by;
And how it came I cannot tell,
But all the hedges sang as well.

Along the clover-field I ran
To where the little wood began,
And there I understood at last
Why I had come so far, so fast
On every leaf of every tree
A fairy sat and smiled at me!


Summer Morning di Rose Fyleman

Contenuta nella raccolta Fairies and Chimneys pubblicata a Londra nel 1918, Summer Morning esprime nella sua semplicità il caldo e luminoso languore di una mattina d’estate.

The air around was trembling-bright
And full of dancing specks of light…

Queste righe danno vivida l’immagine di quei lunghi e voluttuosi raggi di sole, dove, immersi in un fiume dorato, scintillano pulviscoli che paiono magiche polverine lanciate dalle fate dei boschi. E proprio fate sorridenti l’autrice vede su ogni foglia degli alberi del bosco nel quale si addentra, dopo aver calpestato un prato vibrante di erba verde e farfalle colorate, percorrendo un sentierino che vi si inoltra.
Poesia, e raccolta, sono figlie di Rose Amy Fyleman, nata a Nottingham (UK) nel marzo 1877, terzogenita di John Feilmann e Emilie Loewenstein. Figlia di un commerciante di merletti di provenienza ebraica, originario dell’attuale Bassa Sassonia che anglicizzerà il cognome di famiglia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Rose Fyleman ancora bambina vede pubblicare un suo scritto su un giornale locale. Crescendo, affronterà prima un college privato e poi gli studi di canto, rimbalzando tra città quali Parigi, Berlino e Londra. Tuttavia fallirà nel tentativo di diventare cantante d’opera e rientrata a Nottingham farà l’insegnante. Poiché non era soddisfatta delle poesie nei testi scolastici, prese a scriverle essa stessa dedicandosi così anche alla scrittura di fairy poems. Un collega la porterà a tentare una pubblicazione e nel 1918 pubblica il suo primo libro, The Sunny Book, seguito da altri due volumi, Fairies and Chimneys e The Fairy Green. Nella sua lunga vita, morirà nell’agosto 1957 a ottant’anni, pubblicherà molte raccolte divenendo una delle più note e prolifiche scrittrici per ragazzi, verrà invitata in Canada per degli eventi (Winnipeg le ispirò quella che tuttora resta una delle sue più famose poesie, Winnipeg at Christmas), sarà curatrice di una rivista per bambini e tradurrà libri dall’italiano, dal francese e dal tedesco. Prolifica scrittrice, pubblicherà più di sessanta volumi di narrativa, poesia e opere teatrali.

Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno, e gli altri, anche l’Estate è accompagnata da un sonetto.


Sotto dura stagion dal sole accesa Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde ‘l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa Canta la tortorella e ‘l gardellino.
Zeffiro dolce spira, ma contesa Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;
Toglie alle membra lasse il suo riposo Il timore de’ lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:
Tuona e fulmina il cielo grandinoso Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.

FotoPoesia #24 – Solstizio d’Inverno, 21 Dicembre 2021 ore 16:59 italiane.

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Winter is good – his Hoar Delights
Italic flavor yield
To Intellects inebriate
With Summer, or the World
Generic as a Quarry
And hearty – as a Rose
Invited with Asperity
But welcome when he goes.


Buono è l’Inverno – le sue Bianche Delizie
Producono fragranze in corsivo
Per gli Intelletti inebriati
Dall’Estate, o dal Mondo
Generico come una Cava
E vigoroso – come una Rosa
Invitato con Asprezza
Ma gradito quando se ne va.



Winter is good – his Hoar Delights — Emily Dickinson
Traduzione di Giuseppe Ierolli – emilydickinson.it

❄️❄️❄️

Le Quattro Stagioni fanno parte della raccolta di concerti intitolata Il cimento dell’armonia e dell’inventione, scritta da Antonio Vivaldi tra il 1724 ed il 1725. Il concerto numero 4, detto L’Inverno, si accentra sulla pioggia scrosciante e sulla furia del vento, ma anche sulla pace interiore che questa gelida stagione reca. Avete mai camminato in un campo innevato? Ecco, quella è la pace invernale…
Ogni stagione è accompagnata da sonetti, anonimi o forse scritti da Vivaldi stesso.

Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al Severo Spirar d’orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento,
E pel Soverchio gel batter i denti.

Passar al foco i dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento.

Caminar sopra il ghiaccio e a passo lento
Per timore di cadere bene.
Gir forte Sdrucciolar, cader a terra
Di nuovo ir sopra ‘l ghiaccio e correr forte
Sin ch’il ghiaccio si rompe, e si disserra.
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea, e tutti i venti in guerra
Quest’è ‘l verno, ma tal, che gioia apporte.

FotoPoesia #23

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I bring an unaccustomed wine
To lips long parching
Next to mine,
And summon them to drink;
Crackling with fever, they essay,
I turn my brimming eyes away,
And come next hour to look.
The hands still hug the tardy glass.
The lips I w’d have cooled, alas
Are so superfluous cold
I w’d as soon attempt to warm
The bosoms where the frost has lain
Ages beneath the mould.
Some other thirsty there may be
To whom this w’d have pointed me
Had it remained to speak.
And so I always bear the cup
If, haply, mine may be the drop
Some pilgrim thirst to slake.
If, haply, any say to me
“Unto the little, unto me,”
When I at last awake.


Porto un vino inconsueto
A labbra da tempo inaridite
Vicine alle mie,
E le incito a bere;
Crepitanti dalla febbre, tentano,
Io distolgo i miei occhi traboccanti,
E torno dopo un’ora a controllare.
Le mani stringono ancora il tardivo bicchiere
Le labbra che avrei voluto rinfrescare, ahimè
Sono così esageratamente fredde
Farei prima a tentare di scaldare
Petti dove il gelo si è insediato
Da secoli sottoterra.
Alcuni altri assetati potrebbero esserci
Ai quali costui mi avrebbe indirizzato
Gli fosse rimasta la parola.
E così porto sempre la coppa
Se, per caso, mia potesse essere la goccia
Che spegne la sete di qualche pellegrino.
Se, per caso, qualcuno mi dicesse
“All’umile, a me”,
Quando alla fine mi risveglierò.



Emily Dickinson – I bring an unaccustomed wine/Porto un vino inconsueto

Nella foto: vino corposo, ben strutturato, caldo, avvolgente, dai sentori speziati, di prugne e ciliegie, il Nero di Troia è originario della Puglia in cui sarebbe giunto, stando alla leggenda, dalla Grecia grazie al mitologico Diomede. Oggi è stato compagno impeccabile durante un gustoso pranzo, mentre fuori imperversavano neve e pioggia.

FotoPoesia #22

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La nebbia come conforto della solitudine.
Walter Benjamin – Angelus Novus




Walter Benjamin nacque a Berlino nel 1892 in una agiata famiglia ebraica. Una vita intensa, dettata da entusiasmi intellettuali e sentimentali e divisa tra mille interessi e mille pubblicazioni. Giovanissimo, si unisce alla Jugendbewegung, movimento culturale ed educativo incentrato particolarmente sulle attività all’aperto. Si dedica a svariati studi, matematica e filosofia e misticismo ebraico; pubblica saggi, traduce nomi importanti (Baudelaire), si mantiene facendo critiche e recensioni pubblicando in varie riviste (tentando di fondarne proprie), si interessa di arte e scrive molto su questo argomento intrecciandolo con la sua visione filosofica. L’amante incontrata dopo la crisi del suo matrimonio lo porta ad avvicinarsi al marxismo. Con l’avvento del Terzo Reich sarà costretto a rifugiarsi a Parigi, trovando sostegno anche nell’amico Bertolt Brecht. Per tre mesi viene rinchiuso nel campo di prigionia di Nevers (Francia) in quanto cittadino tedesco. Nel giugno 1940 Parigi viene occupata dai tedeschi e Benjamin fugge in Spagna, con la speranza di imbarcarsi per gli Stati Uniti. A Portbou in Catalogna viene fermato alla frontiera e temendo di essere riportato in Francia, quindi di nuovo in mani tedesche, si suicida.