FotoPoesia #21

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HOPE is the thing with feathers
That perches in the soul
And sings the tune without the words
And never stops at all
And sweetest – in the Gale is heard
And sore must be the storm
That could abash the little Bird
That kept so many warm
I’ve heard it in the chillest land
And on the strangest Sea
Yet never in Extremity,
It asked a crumb of me.

La SPERANZA è quella cosa piumata
che si viene a posare sull’anima
Canta melodie senza parole
e non smette mai
E la senti dolcissima nel vento
E dura deve essere la tempesta
capace di intimidire il piccolo uccello
che ha dato calore a tanti
Io l’ho sentito nel paese più gelido
e sui mari più alieni
Eppure mai, nemmeno allo stremo
ho chiesto una briciola di me.




Hope is the thing with feathers/La Speranza è quella cosa piumata

La vita di Emily Dickinson fu costellata da numerose problematiche, tra cui una salute traballante, una ossessione per il tema della morte ed una spiritualità molto personale e conflittuale, oltre che un forte desiderio di solitudine e vita ritirata. Tra tutte però svettava la passione per la poesia. Dopo la sua morte, la sorella Lavinia scoprì nella sua camera un vero tesoro. Emily aveva scritto centinaia di poesie, molte delle quali raccolte in volumetti improvvisati su fogli di carta che essa stessa cuciva insieme con ago e filo, ora denominati fascicoli. Questa poesia fa parte del Fascicolo 13, che ne conteneva circa una ventina e che probabilmente furono composte attorno al 1861/62.

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FotoPoesia #20

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Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.
Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.
Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.
Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro
ognuno è solo.


Hermann Hesse – Nella Nebbia

Scrittore, poeta, filosofo, pittore, premio Nobel nel 1946, Hermann Hesse nasce nel 1877 in quello che oggi è il Land di Baden-Württemberg. Cresciuto in una situazione ambientale e personale difficile, tenta anche il suicidio, trova apparentemente conforto nel suo interesse per temi quali spiritualismo, vegetarianesimo, filosofia orientale ed affronta entrambe le guerre mondiali restando sempre fedele alla sua morale, al rifiuto di far abbracciare arte e politica e, soprattutto, al suo essere pacifista a modo suo. Colpito più volte da depressioni ed esaurimenti, prova a cercare rimedio e nuova linfa presso sanatori, case di cura e persino un pellegrinaggio in terre orientali. Tre matrimoni, due divorzi, tre figli, varie raccolte di poesie ed altrettanti racconti, una trentina di romanzi, saggi, biografie, la produzione artistica di Hesse è vasta, profonda, acculturata. I protagonisti delle sue storie affrontano un percorso di vita travagliato quanto lo fu il suo, alla perenne ricerca di Conoscenza, di Serenità Interiore, di un significato della vita stessa che però, spesso, rifugge il proprio inseguitore. Hesse muore dopo lunga malattia, nell’agosto 1962 nella sua residenza di Montagnola, nel Canton Ticino.

FotoPoesia #19

The flower that smiles to-day
To-morrow dies;
All that we wish to stay
Tempts and then flies.
What is this world’s delight?
Lightning that mocks the night,
Brief even as bright.

Virtue, how frail it is!
Friendship how rare!
Love, how it sells poor bliss
For proud despair!
But we, though soon they fall,
Survive their joy, and all
Which ours we call.

Whilst skies are blue and bright,
Whilst flowers are gay,
Whilst eyes that change ere night
Make glad the day;
Whilst yet the calm hours creep,
Dream thou—and from thy sleep
Then wake to weep.



Il fiore che oggi sorride
domani morirà
ciò che desideriamo
durevole ci tenta e va
via. Che cosa e’ la gioia
del mondo? Un lampo che irride
alla notte, breve come la propria luce.
La virtù come e’ fragile
l’amicizia come e’ rara
l’amore ci da’ una povera
felicità in cambio di orgoglio
e pena. Ma noi, benché cadano
subito, alla loro gioia sopravviviamo
e a tutto quello che diciamo nostro.
Mentre i cieli sono azzurri e
di luce, mentre i fiori sono lieti
mentre gli occhi che prima
di sera cambieranno fanno sereno
il giorno, mentre ancora camminano
calme le ore, sogna tu, e dal tuo
sonno svegliati poi, per piangere.



Percy Bysshe Shelley – The Flower That Smiles Today/Mutevolezza

Ode scritta da Shelley e facente parte della raccolta Alastor; or, The Spirit of Solitude: And Other Poems, composta tra settembre e dicembre 1815 e pubblicata l’anno successivo. Il filo conduttore della raccolta sarebbe il viaggio fisico e metafisico che il Poeta compie alla ricerca della Verità, tra luoghi tangibili e visioni oniriche.

Il fiore ritratto dovrebbe essere un esemplare di Lathyrus Tuberosus, cicerchia tuberosa. Appartenente alla specie Lathyrus ed a sua volta alla famiglia delle Fabaceae o Leguminosæ (la stessa di pisello, tamarindo, lenticchia), un tempo veniva usato nella produzione di profumi ed il tubero nell’alimentazione (cosa oggi ostacolata dalla bassa resa anche se il fiore è comunque oggetto di studi, ricerche e ibridazioni per coltivazione). Ricco di nutrienti, tra i quali asparagina ed alte dosi di calcio e vitamina C, fiorisce tra luglio ed agosto e viene usato anche per il suo aspetto e per il buon profumo.

FotoPoesia #18

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I hear a voice low in the sunset woods;
Listen, it says: “Decay, decay, decay!”
I hear it in the murmuring of the floods,
And the wind sighs it as it flies away.
Autumn is come; seest thou not in the skies,
The stormy light of his fierce lurid eyes?
Autumn is come; his brazen feet have trod,
Withering and scorching, o’er the mossy sod.
The fainting year sees her fresh flowery wreath
Shrivel in his hot grasp; his burning breath
Dries the sweet water-springs that in the shade
Wandering along, delicious music made.
A flood of glory hangs upon the world,
Summer’s bright wings shining ere they are furled.


Fanny Kemble – I Hear a Voice Low in the Sunset Woods

Frances Anne Kemble, detta Fanny, nacque nel novembre 1809 in una famiglia che di teatro viveva (ma non solo, infatti la sorella Adelaide fu una famosissima cantante lirica). Lei stessa fu attrice, oltre che scrittrice di memorie, poesie, opere di viaggio e teatrali. Non solo parte di una grande famiglia di attori e cantanti, ma anche allieva delle migliori scuole e dei migliori insegnanti dell’epoca. Fanny respirava teatro e cultura a 360º. All’età di vent’anni compie il debutto ufficiale al Covent Garden Theatre, nei panni di Giulietta nel dramma di William Shakespeare.
In tour teatrale negli Stati Uniti, conobbe, e sposò poi, Pierce Mease Butler discendente di possessori di piantagioni di cotone nel sud. Quando Fanny, con le figlie avute nel frattempo, poté recarsi in Georgia, dove il marito aveva i possedimenti, rimase scioccata dalla schiavitù e dalle orrende condizioni a cui gli schiavi erano costretti. Prese appunti per tutto il periodo, ma poté pubblicare il suo Journal of a Residence on a Georgian Plantation in 1838–1839 soltanto dopo il divorzio, l’inizio della guerra civile e la maggiore età delle figlie (che l’ex-marito, pure incallito fedifrago, durante il problematico matrimonio usava come minaccia per scoraggiarla). Di nuovo libera, riprese a recitare in teatro con numerose esibizioni su testi shakespeariani. Viaggiò e scrisse memorie di viaggio. Tradusse testi di altre lingue come Alexandre Dumas e fu cara amica di Henry James, il quale ricevette da lei lo spunto e le idee per Washington Square. Finì il suo percorso terreno nel gennaio 1893 a Londra.

FotoPoesia #17

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Les choses qui chantent dans la tête
Alors que la mémoire est absente,
Êcoutez, c’est notre sang qui chante…
Ô musique lontaine et discrète!
Êcoutez! c’est notre sang qui pleure
Alors que notre âme s’est enfuie,
D’une voix jusqu’alors inouïe
Et qui va se taire tout à l’heure.
Frère du sang de la vigne rose,
Frère du vin de la veine noire,
Ô vin, ô sang, c’est l’apothéose!
Chantez, pleurez! Chassez la mémoire
Et chassez l’âme, et jusqu’aux ténèbres
Magnétisez nos pauvres vertèbres.



Tutto quello che canta nella testa
quando la memoria s’allontana
ascoltate, è il sangue che fa festa…
O musica discreta e lontana!
Ascoltate! Il sangue piange, è lui,
non appena l’anima è fuggita,
con voce sin allora inaudita
e che ben presto ritornerà muta.
Fratello al sangue della vigna rosa,
fratello al vino della vena nera,
o vino, o sangue, oh apoteosi!
Canto e pianto! Scacciate la memoria
e l’anima, e all’orlo delle tenebre
magnetizzate le povere vertebre.


Vendanges/Vendemmia – Paul Verlaine

Incluso da sé stesso nel cerchio dei cosiddetti poète maudit, nell’opera con lo stesso nome, Les poètes maudit, datata 1883 e dedicata anche ad Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé, Auguste Villiers de L’Isle-Adam, Tristan Corbière, Marcellino Desbordes-Valmore, Paul Verlaine (1844-1896) nasce in una famiglia della piccola borghesia e dopo gli zoppicanti studi, che non porterà comunque a termine, inizia a frequentare i café letterari e pubblicare poesie. Attivo nel periodo della Comune di Parigi, parteciperà a riviste e gruppi libertari e filosofici tra cui il famoso movimento parnassiano, per il quale l’arte non deve avere scopi sociali né politici ma soltanto portare e mostrare Bellezza (il nome deriva dal monte Parnasso o Parnàso, situato in Grecia e consacrato al dio Apollo ed alle sue Muse//Apollo era la divinità della poesia, della musica, della profezia e della scienza che illumina l’intelletto) ed il movimento decadentista. Quest’ultimo deriva dal termine décadence, riportato dallo stesso Verlaine nella poesia Langueur/Languore, dove l’autore descrive l’inaridimento esistenziale che lo aveva investito conducendolo all’avversione verso l’epoca a lui contemporanea.
Tra il 1871 ed il 1873 vive vagabondando con l’amico e amante Arthur Rimbaud, la storia tra i due si concluderà in malo modo e Verlaine verrà portato in Belgio per scontare la pena di due anni per il reato di sodomia. Uscito di prigione, vive alti e bassi con riprese di pubblicazione delle sue liriche sempre appassionate ed apprezzate. Divorzia definitivamente dalla moglie, che aveva abbandonato a suo tempo per seguire Rimbaud, inizia poi a frequentare sempre più assiduamente prostituite contraendo malattie veneree. Verlaine cade nell’alcolismo sempre più nero, tentando di strangolare la madre, fatto per cui finirà di nuovo in carcere. Dopo aver scritto liriche dal contenuto mistico, nel periodo della prima prigionia, in quest’ultima fase produce opere erotiche sia a sfondo omosessuale che eterosessuale. Verlaine infine si ammala di polmonite e la sua già precaria condizione di salute lo porta alla morte l’8 gennaio 1896. Viene seppellito presso il cimetière des Batignolles a Parigi.

Je suis l’Empire à la fin de la décadence,
Qui regarde passer les grands Barbares blancs
En composant des acrostiches indolents
D’un style d’or où la langueur du soleil danse.
L’âme seulette a mal au coeur d’un ennui dense.
Là-bas on dit qu’il est de longs combats sanglants.
O n’y pouvoir, étant si faible aux voeux si lents,
O n’y vouloir fleurir un peu cette existence!
O n’y vouloir, ô n’y pouvoir mourir un peu!
Ah ! tout est bu! Bathylle, as-tu fini de rire?
Ah ! tout est bu, tout est mangé! Plus rien à dire!
Seul, un poème un peu niais qu’on jette au feu,
Seul, un esclave un peu coureur qui vous néglige,
Seul, un ennui d’on ne sait quoi qui vous afflige!


Sono l’Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti dove danza
il languore del sole in uno stile d’oro.
Soletta l’anima soffre di noia densa al cuore.
Laggiù, si dice, infuriano lunghe battaglie cruente.
O non potervi, debole e così lento ai propositi,
o non volervi far fiorire un po’ quest’esistenza!
O non potervi, o non volervi un po’ morire!
Ah! Tutto è bevuto! Non ridi più, Batillo?
Tutto è bevuto, tutto è mangiato! Niente più da dire!
Solo, un poema un po’ fatuo che si getta alle fiamme,
solo, uno schiavo un po’ frivolo che vi dimentica,
solo, un tedio d’un non so che attaccato all’anima.


Langueur/Languore – Paul Verlaine

Il vino in foto è un blend Merlot e Sangiovese vinificato rosé. Leggermente fruttato, piacevolmente rotondo, è prodotto dalla giovane azienda toscana Castagnini di Carrara. Qui, ossia sempre in questa foto e per il pranzo, stupendamente abbinato alla parmigiana di melanzane consumata presso l’enoteca e osteria La Luna Brilla di Mulazzo.

Fotopoesia #16

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Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la sua frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro, nella Natura, – lieto come con una donna.


Par les soirs bleus d’été, j’irai dans les sentiers,
Picoté par les blés, fouler l’herbe menue:
Rêveur, j’en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
Je laisserai le vent baigner ma tête nue.
Je ne parlerai pas, je ne penserai rien:
Mais l’amour infini me montera dans l’âme,
Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, – heureux comme avec une femme.

Arthur Rimbaud – Sensazione/Sensation

Nato nel 1854, secondo di cinque figli, all’età di sei anni rimase senza padre poiché l’uomo, dopo la nascita dell’ultimogenita, abbandonò la famiglia lasciando tutte sulle spalle della rigida moglie, che prese a firmarsi Vedova Rimbaud. Annoverato tra i poète maudit, Arthur mostrò doti eccelse fin da bambino, iniziando ben presto a comporre. Vagabondo, fuggì più volte di casa vivendo per strada, VIVENDO in ogni senso possibile. Denigrava il perbenismo, la borghesia, la religione, la morale. Uomo Contro, contro qualunque cosa che non fosse il suo Senso, si appassionò a libri di occultismo e facendo spesso uso di sostanze stupefacenti credette fortemente di vedere Oltre, di poter varcare i confini e le dimensioni. Definendosi come una sorta di Profeta della Poesia, riversò tutti questi suoi pensieri nelle Lettere del Veggente.
All’improvviso, nel 1873, terminò la pubblicazione con l’opera Une saison en enfer. A luglio del 1873 accadde l’incidente con Verlaine, altro poeta maledetto, con il quale aveva tessuto una relazione passionale e complicata. Verlaine ferì Rimbaud, guadagnandosi due anni di reclusione. Tra il 1872 ed il 1874 compose in privato gli ultimi lavori, Illuminations, che poi consegnò a Verlaine nel loro ultimo incontro e che lo stesso Verlaine farà pubblicare nel 1886, ad insaputa dello stesso autore. Rimbaud però continuò il suo pellegrinaggio, impiegandosi in diversi ruoli e lavori, viaggiando per il mondo. A causa di un tumore al ginocchio con conseguente amputazione, ritornò in patria dove morì a Marsiglia il 10 novembre 1891, a trentasette anni.

FotoPoesia #15

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The Fog comes
on little cat feet.
It sits looking
over harbor and city
on silent haunches
and then moves on.





Carl Sandburg, nacque in Illinois nel 1878 e morì nel North Carolina nel 1967. Dopo aver svolto impieghi come consegna latte, facchino, bracciante, muratore, cameriere d’albergo, carbonaio senza mai terminare il college, iniziò la carriera da giornalista con il Chicago Daily News. Partecipò non attivamente alla guerra ispano-americana, si iscrisse al Wisconsin Social Democratic Party e fu segretario del sindaco socialista Seidel di Milwaukee i primi anni del decennio 1910. Grazie alla partecipazione politica conobbe la futura moglie Lilian con la quale ebbe tre figlie. Vincitore di ben tre Pulitzer, scrisse poesie, racconti, libri per ragazzi, antologie sulla musica americana. Sostenitore del movimento per i diritti civili, è stato il primo uomo bianco ad essere onorato dal NAACP con il premio Silver Plaque.

FotoPoesia #14

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Bring me the sunset in a cup,
Reckon the morning’s flagons up
And say how many Dew,
Tell me how far the morning leaps
Tell me what time the weaver sleeps
Who spun the breadth of blue!
Write me how many notes there be
In the new Robin’s ecstasy
Among astonished boughs
How many trips the Tortoise makes
How many cups the Bee partakes,
The Debauchee of Dews!
Also, who laid the Rainbow’s piers,
Also, who leads the docile spheres
By withes of supple blue?
Whose fingers string the stalactite
Who counts the wampum of the night
To see that none is due?
Who built this little Alban House
And shut the windows down so close
My spirit cannot see?
Who’ll let me out some gala day
With implements to fly away,
Passing Pomposity?



Emily Dickinson – Bring Me The Sunset In A Cup


È la quarta poesia di Dickinson che associo ad una mia foto in questa rubrichetta. Trovo che la sua poesia sia semplice e profonda al contempo, dipinge il quadro che ha di fronte illustrandolo al lettore con una vividezza che lo rende tangibile. Per chi come me soffre di sinestesia, leggere una poesia di Emily equivale a vedere un film in un formato di gran lunga superiore al 3D. Un’esperienza cognitiva, ed emotiva, incredibile ed appagante.

FotoPoesia #13

photo by me
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And, like a dying lady lean and pale,
Who totters forth, wrapp’d in a gauzy veil,
Out of her chamber, led by the insane
And feeble wanderings of her fading brain,
The moon arose up in the murky east,
A white and shapeless mass.

Art thou pale for weariness
Of climbing heaven and gazing on the earth,
Wandering companionless
Among the stars that have a different birth,
And ever changing, like a joyless eye
That finds no object worth its constancy?



To The Moon – Percy Bysshe Shelley

Percy Bysshe Shelley nacque nel West Sussex nell’agosto 1792. Una vita segnata da crisi, malattie, vagabondaggi, problematiche legate al suo essere anarchico e radicale. Auto esiliatosi in Italia, sposa in seconde nozze Mary Godwin, la quale nel 1818, due anni dopo il matrimonio, pubblicherà Frankenstein. La storia tra Shelley, la prima moglie Harriet, Mary, famigliari e figli, è praticamente degna di una cupa telenovela…
Come spesso accade, Shelley non raggiunse mai la grande fama mentre era in vita, ma dopo la tragica morte avvenuta in un incidente di barca nel luglio 1822, tra Lerici e Viareggio, iniziò la (ri)valutazione che successivamente lo ha portato ad essere eletto come uno dei più grandi poeti lirici inglesi.

Consiglio di lettura: I Ragazzi che amavano il vento, in formato cartaceo ed eBook, un libriccino di nemmeno centoventi pagine dove vengono accennate le vite di Percy Bysshe Shelley, John Keats, George G. Byron e le rispettive scelte che li condussero in Italia.