Goodbye, my furryfriend…

2019 – 2021

Addio, amico mio. Addio, mio piccolo peloso amico. Mi mancheranno le nostre coccole, le nostre risate, il suono della mia voce mentre ti chiamavo allegramente pazzerello mio. Mi mancherà non poterti più prendere in braccio e sentire le fusa forti che emettevi. Mi mancheranno i tuoi limpidi e birbanti e dolci occhi verdi. Addio.

Chi ben comincia…

Un’abitudine è qualcosa che puoi fare senza pensare, il che spiega perché molti di noi ne hanno così tante.

Frank A. Clark.

Abitùdine. Dal latino hăbĭtŭdo/dĭnis, a sua volta derivante da hăbĭtŭs; quindi abito ma anche tendenza a ripetere determinate azioni; atteggiamento, condizione. In Filosofia qualità individuale.
Ci sono abitudini buone ed abitudini cattive, seppur tutto dipenda non molto dai propri gusti ma dalle usanze, dalle consuetudini e convenzioni della società nella quale viviamo. Tradizione ed abitudine italiana vede la giornata iniziare con la classica colazione cappuccino e brioche. Ho sempre mangiato poche brioches, troppo dolci e molto poco nutrienti, meglio una fetta di pane integrale! Sicuramente qualcuno penserà alla famosa frase di Maria Antonietta, S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche. Purtroppo la altrettanto famosa regina di Francia, moglie di Luigi XVI, è stata vittima di attacchi soprattutto postumi al fine di esautorarla agli occhi della popolazione e, perché no, del globo intero.
La frase, che sulla bocca di Maria Antonietta è un falso storico, in realtà si ritroverebbe nel Libro VI delle Confessioni di Jean-Jacques Rousseau, quando il filosofo e scrittore svizzero ricorda un aneddoto a proposito di una panetteria in cui desiderava entrare.
Infine mi ricordai il ripiego suggerito da una grande principessa a cui avevano detto che i contadini non avevano pane e che rispose: che mangino brioche. Comprai brioche.
Il Libro VI delle Confessioni rientra nella parte in cui Rousseau descrive il periodo 1712/1740-41; Maria Antonietta nacque nel 1755 e giunse in Francia soltanto nel 1770, quindi temporalmente impossibile. La frase, così o modificata in qualche termine, è stata messa su bocche di vari personaggi, da Maria Teresa d’Asburgo ad un imperatore cinese. C’è chi dice che sia invece tutta farina del sacco di Rousseau…
A proposito di farina, insieme a uova, burro, latte, zucchero, lievito, è l’ingrediente per preparare la brioche. Brioche deriva dal normanno brier, ossia impastare. Ed è proprio nella Normandia del XVI secolo che si possono ritrovare tracce certe del piccolo dolcetto somigliante ad un pandoro rovesciato che si declina in moltissime varianti. In Italia brioche viene usato come sinonimo di cornetto, ma non sono la stessa cosa. Il cornetto è la versione italiana dell’austriaco kipferl, che leggenda vuole esser stato creato da pasticceri austriaci per festeggiare la vittoria sull’esercito dell’Impero Ottomano (Vienna, 1683) dandogli proprio forma di mezzaluna. In realtà il kipferl sarebbe molto più vecchio, ma il mistero avvolge sempre pietanze così lontane… Dall’Austria il dolcetto a mezzaluna arrivò in Italia, assumendo il nome e la forma del cornetto. Più tardi, grazie alle Viennoiserie, conquista anche il territorio francese prendendo il nome croissant ed aggiungendo più burro negli ingredienti.
Tornando alla Battaglia di Vienna nel 1683, cos’altro poteva mancare dopo l’invenzione del padre del cornetto? Il cappuccino, ovviamente! Leggenda vuole che il frate Marco d’Aviano si trovasse a Vienna mandato da Papa Innocenzo XI con il delicato incarico di ricreare una coalizione cristiana; entrato in una caffetteria in cerca di una pausa di ristoro ordinò un caffè, ma trovandolo particolarmente amaro chiese qualcosa per addolcirlo. Il latte aggiunto rese la bevanda di un colore simile al saio indossato dal frate, il cameriere, notando la cosa, esclamò kapuziner!, ed il resto sarebbe storia. Sarebbe perché altra leggenda vede l’ex-soldato Franciszek Jerzy Kulczycki aprire una caffetteria con la scorta di caffè turco abbandonato dall’esercito Ottomano, ma poiché il caffè turco è molto forte ecco che il caffè servito veniva edulcorato con latte (o panna?) e miele.
Con il tempo e la diffusione si iniziò ad aggiungere spezie e panna montata, poi arrivò la schiuma che divenne parte must con l’invenzione delle macchine da espresso, all’inizio del XX secolo.
Quindi, d’ora in poi, ad ogni cappuccino con o senza cornetto ricordate che quel momento di mattutina dolcezza è frutto di una cruenta battaglia svoltasi tra l’11 e 12 settembre 1683 presso Kahlenberg, collina viennese che in italiano diventa Monte Calvo, che vide 17.000 morti (15.000 della coalizione composta da Impero ottomano, Principato di Transilvania, Khanato di Crimea, Principato di Valacchia e Principato di Moldavia).
E in quanto a me beh, niente cornetto ma sicuramente è tempo di riprendere l’abitudine di scribacchiare per il blog.

È solo una piccola foto…

È un semplice scatto da iPhone, una panoramica che racchiude l’Appennino Tosco-Emiliano, a sinistra, e le Alpi Apuane a destra. L’immagine è stata scattata dai Prati di Logarghena che si adagiano sull’alto versante del Monte Braiola. Logarghena significa picnic, scampagnate, greggi e mandrie (un tempo moltissime, oggi di meno), giunchiglie e funghi, ma anche ricordi di quando bambina correvo tra boschi e torrenti, facendo gare di arrampicata sugli alberi. E poi via, in mezzo ai cavalli, felice quando mi permettevano di montarne uno, il più dolce e tranquillo. Il buongiorno segnato dagli scampanellii delle pecore portate al pascolo, le colazioni con il latte munto poche ore prima, il pane cotto nei forni a legna locali, i formaggi delle mucche che pascolavano placide all’ombra… ricordi di una vita che sembra un sogno lontano e che oggi i moderni cittadini forse vedono, ridacchiando, sugli schermi di computer o telefonini. Una vita fatta di lentezza, di godersi le cose, di ginocchia sbucciate e mele rubate sui rami mentre si andava a raccogliere fiori nei prati. Una vita che non scambierei con nessuna tecnologia moderna, che non potrà mai darti il sapore dei fili d’erba masticati, seduti all’ombra di un piccolo alberello mentre grilli e cicale cantano la canzone delle pigri estate di montagna.

Foto e testo dedicate a Nonna Pitilla.

Caro Alfred ti scrivo…

Da qualche settimana un nuovo personaggio si è palesato nella vita di quartiere. Beh insomma, definirlo quartiere è alquanto pretenzioso… Riformulo. (schiarimento di voce con sistemazione occhiali).
Da qualche settimana un nuovo personaggio si è palesato nella vita di questa zona del paese. Inizialmente il suo comportamento è stato preso con divertimento dagli abitanti, un qualcosa di nuovo ed un po’ strambo, diventando poi ultimamente fastidioso ed anche potenzialmente pericoloso. Il personaggio in questione è un rappresentante di Corvus Cornix, Specie tra le 5.300 appartenenti all’Ordine Passeriformes. Superfamiglia Corvoidea, Genere Corvus.
Uccelli longevi dalla vispa intelligenza, onnivori con tendenza opportunistica, possiedono un vasto range di vocalizzi con cui comunicano soprattutto con i conspecifici, sono in grado di fabbricare utensili con cui potersi procacciare il cibo ed anche se alcune specie sono di tendenza solitaria, di norma sono gregari e moderatamente sociali e sono anche monogami.
La cornacchia grigia, specie di appartenenza del nostro personaggio, è un uccello diurno gregario. Trascorre molto tempo a socializzare e rinforzare i rapporti con gli appartenenti al proprio gruppo. È chiassosa, quel craaak craaak ripetuto più volte può essere davvero fastidioso. Uniti in gruppo possono diventare pericolosi, arrivando ad attaccare cani, gatti, altri uccelli ed anche persone, soprattutto nelle stagioni della nidificazione.

Giorno dopo giorno, il nuovo personaggio ha iniziato a presentarsi su finestre, balconi, giardini e orti, gazebo di vari paesani. Un po’ in disparte, quasi con educazione, osservava e se gli veniva allungato del cibo manifestava soddisfazione. E la gente, divertita, ha iniziato a viziarlo un po’. Dal mattino alla sera, su e giù per questo lato del paese, la cornacchia riceveva un fiorone (siconio, falso frutto derivante dall’omonima infiorescenza del Fico), una prugna, pezzetti di brioche, avanzi vari di cibo ed anche acqua. Vizi su vizi e la cornacchia ha iniziato a manifestare invadenza, pretendendo ostinatamente arrivando a soffiare e beccare nel caso non venga soddisfatta. Ha iniziato a rubare e non solo cibo. Accendini, chiavi, cannucce, piccole posate. Da gatti e cani prima stava alla larga e se non la consideravi se ne andava, ultimamente niente pare intimorirla. Si butta contro qualunque cosa, emettendo quel sibilo stridulo a becco aperto in chiara motivazione minacciosa. Noi non le abbiamo mai dato cibo né altro, quando arriva il turno del nostro terrazzo ci premuriamo solo che non accada nulla al gatto. E come noi molti altri, ma l’invadenza e l’essere molesta stanno purtroppo aumentando.

Nel film hitchcockiano datato 1963 e tratto dall’omonimo racconto di Daphne du Maurier (autrice di Rebecca la prima moglie, Mia cugina Rachele, Jamaica Inn), a mostrare comportamenti angoscianti e in odor di terrorismo erano pappagalli, galline, gabbiani, tutta una quantità di varie specie di uccelli. Cabine telefoniche non ce ne sono più, impossibilitati ad una chiamata d’urgenza, o a veder comparire un mantello rosso su calzamaglia blu, non vorremo essere costretti a retrocedere in silenzio salendo sulle auto per abbandonare il nostro paesello, sotto il giogo di una mefistofelica cornacchia.

Occhi(o) al Cielo!

Il 14 dicembre 2009 io compivo trentasei anni e gli U.S.A. mandavano in orbita il telescopio Wide-field Infrared Survey Explorer, WISE, oggi censito all’interno dell’Explorers Program con il termine Explorer 92. La missione del programma di esplorazione spaziale è iniziata con il lancio di Explorer 1 nel 1958, quando ancora il progetto era in mano alla Marina americana, U.S. Navy, e faceva parte del più ampio Project Vanguard. Con Explorer 6 il programma passò in gestione alla NASA con varie collaborazioni. E se ve lo state chiedendo sì, l’Explorer 1 sopracitato, lanciato in orbita il 1º febbraio 1958, progettato e costruito dal JPL (Jet Propulsion Laboratory) della CalTech (proprio quella di The Big Bang Theory), fu il terzo satellite artificiale lanciato in orbita dall’Uomo, il primo per gli U.SA. (i primi due furono Sputnik 1 e Sputnik 2). Ma torniamo al nostro WISE.

Dopo la fine della missione principale, WISE è stato più volte posto in ibernazione e riattivato con lo scopo di cercare oggetti vicini alla terra (Near Earth Objects). Questa estensione di missione ha preso il nome NEOWISE (NEO, Near Earth Objects). Il 27 marzo 2020 gli astronomi incappano in un oggetto che quattro giorni dopo, il 31, viene classificato come cometa.

la cometa inizia ad essere visibile all’orizzonte verso il minuto 5:38

C/2020 F3 (NEOWISE) ha un’orbita retrograda, un periodo orbitale di 6.768 anni ed ha raggiunto il perielio (punto di minima distanza dal Sole) il 3 luglio ed il 23 raggiungerà il punto orbitale più vicino al nostro pianeta (circa 104 milioni di chilometri). Quindi questo è proprio il momento di alzare gli occhi al cielo, potendo munirsi di un binocolo e tentare la caccia alla cometa che è visibile anche ad occhio nudo data l’attuale magnitudo che la rende brillante come una stella di prima grandezza. Fino ai primi di agosto potremo osservarla la sera, puntando verso NO.

Scatto della cometa NEOWISE catturato dal cosmonauta Ivan Vagner a bordo della ISS.

Non c’è nessun amico più leale di un libro – E. Hemingway (Fotopoesia #3)

Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.

Tiziano Terzani

Leggere, leggere un libro – per me è questa l’esplorazione dell’universo.

Marguerite Duras

Pablo Neruda – Come dorme un gatto (FotoPoesia #1)

Come dorme bene un gatto
dorme con zampe e di peso,
dorme con unghie crudeli,
dorme con sangue sanguinario,
dorme con tutti gli anelli
che come circoli incendiati
dostruirono la geologia
d’una coda color di sabbia.

Vorrei dormire come un gatto
con tutti i peli del tempo,
con la lingua di pietra focaia,
con il sesso secco del fuoco
e, non parlando con nessuno,
stendermi sopra tutto il mondo,
sopra le tegole e la terra,
intensamente consacrato
a cacciare i topi in sogno.

Ho veduto come vibrava
il gatto nel sonno: correva
la notte in lui come acqua oscura,
e a volte pareva cadere
o magari precipitare
nei desolati ghiacciai,
forse crebbe tanto nel sonno
come un antenato di tigre
e avrebbe saltato nel buio
tetti, nuvole e vulcani.

Dormi, dormi, gatto notturno
con i tuoi riti di vescovo,
e i tuoi baffi di pietra:
ordina tutti i nostri sogni,
guida le tenebre nostre
addormentate prodezze
con il tuo cuore sanguinario
e il lungo collo della tua coda.

{poesia di Neruda, foto mia}

Se sei folle alleva lumache…

CoseDaSapere #1

Plinio il Vecchio nel suo trattato naturalistico Naturalis historia, descrive, tra le altre cose, i vari utilizzi della comune lumaca. Come rimedio per vertigini, accessi di follia, piaghe, scottature e unita al noto garum contro sanguinamenti e dolori di stomaco. Ho usato un termine scorretto da un punto di vista tassonomico; infatti se nell’uso comune lumaca e chiocciola sono sinonimi, volendo essere puntigliosamente corretti seguendo la classificazione della tassonomia biologica, i gasteropodi a cui si riferiva Plinio il Vecchio, Helix Pomatia ed Helix Aspersa, sono chiocciole mentre la lumaca è il nome comune del genere Limax. Limax e Helix sono generi di molluschi appartenenti alla già sopracitata classe dei gasteropodi; i primi, Limax presentano assenza di conchiglia al contrario dei secondi, Helix, la cui conchiglia è generalmente globulare e può presentare diverse colorazioni, dal bianco al bruno a colori brillantissimi. Arion Rufus, Arion Ater, Arion Subfuscus, specie di Limax dai colori rosso, nero, rosso/giallo, arancio, grigio, sono nocive per giardini e orti. H. Pomatia e H. Aspersa sono in genere predatrici delle uova delle sopracitate specie Arion a meno che, a loro volta, non diventino troppo invasive quando ghiotte dei freschi prodotti dell’orto. Questo è un discorso generico, tanto per mettere qualche puntino sulle proverbiali i.

Già in antichità l’Uomo utilizzava le chiocciole sia come rimedio che come nutrimento. In diversi scavi nei pressi di grotte sono stati rinvenuti gusci calcinati risalenti al Mesolitico, già allora le chiocciole venivano arrostite e mangiate. Al giorno d’oggi la bava di Helix Aspersa viene impiegata in cosmesi per i suoi poteri di idratazione e tonicità. Io invece le sposto…

L’ultima volta assieme a me, come mostra la foto qui sopra, c’era uno dei miei aiutanti… Bambina mi ritrovai per caso a calpestare un paio di chiocciole correndo per il prato, dopo un temporale. Così, da allora, quando mi capita di andar per campi sto molto attenta e imbattendomi in questi esserini li prendo delicatamente per la conchiglia e li sposto in una zona più sicura, meno a portata di calpestamento.