Senza filtri…

Il cielo ieri sera, durante la mia quotidiana passeggiata, si è nuovamente mostrato meraviglioso… fiabesco.

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Rosa di sera…

Ieri mi sono fatta una bella passeggiata verso l’imbrunire ed il cielo mi ha regalato colori bellissimi…

pic by me

Sembrava di osservare un quadro. Eccezione per quei fili… 😒 Per alcuni minuti i colori sono stati accesissimi ed era un po’ strano, poiché sono giorni di forte umidità e colori spenti e grigi. E poi c’era la luna, ancora in fase gibbosa crescente. La luna piena è prevista per domani, martedì 8, e sarà anche eclissi lunare ahimè non visibile dall’Italia, ma online ci sono molti siti dove ovviare come ad esempio Virtual Telescope Project.

FotoPoesia #28 – Equinozio d’Autunno, 23 Settembre 2022 ore 3:03 italiane.

pic by me

Fall, leaves, fall;
die, flowers, away…
Lengthen day and shorten day;
Every leaf speaks bliss to me
Fluttering from the autumn tree.
I shall smile when wreaths of snow
Blossom where the rose should grow;
I shall sing when night’s decay
Ushers in a drearier day.

Cadete, foglie, cadete;
e voi, fiori, svanite…
Allungati notte, giorno sii breve;
Ogni foglia mi parla di felicità
Volando via dall’albero d’autunno.
E sorriderò quando fiocchi di neve
Sbocceranno dov’era la rosa;
Canterò quando il declino della notte
Annuncerà un giorno ancor più buio.


Emily Brontë

Emily Jane Brontë nasce nel luglio del 1818, in una cittadina dello Yorkshire. Quinta dei sei figli di Patrick e Maria Brontë, prima di lei Maria (1814), Elizabeth (1815), Charlotte (1816) e Branwell (1817) e dopo Anne (1820). Maria ed Elizabeth morirono nel 1825, a pochissima distanza l’una dall’altra. Nel 1821, a causa di un tumore, era morta la madre e le sue veci furono assunte dalla zia Elizabeth. I quattro fratelli sopravvissuti strinsero un forte ed intenso legame, che li vide costruire un mondo immaginario con tanto di nome e personaggi e storie sempre più complesse ed articolate. Scrissero anche poesie e le tre sorelle, nel 1846, pubblicarono Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell, usando degli pseudonimi. Tutte e tre scrissero romanzi, divenuti col tempo parte della letteratura classica vittoriana inglese. Emily pubblicò Cime Tempestose nel 1847 usando il suo pseudonimo di Ellis Bell; inizialmente il romanzo non ottenne successi ed anzi, molte furono le critiche pur dopo la nuova pubblicazione messa in atto da Charlotte nel 1850, ossia due anni dopo la prematura morte di Emily. Ma a Cime Tempestose occorsero diversi anni per iniziare ad essere rivalutato ed apprezzato. Sempre Charlotte, si occupò di far pubblicare le poesie che aveva scoperto aver scritto Emily durante tutta la vita. La poetica della quintogenita di casa Brontë è intensa, vivida, struggente, al contrario del suo carattere schivo e tendente al solitario.

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Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno e d’Estate e l’Equinozio di Primavera, anche l’Equinozio d’Autunno è accompagnato da un sonetto.


Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere.
Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la Staggion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov’alba à caccia
Con corni, Schioppi, e cani escono fuore
Fugge la belva, e Seguono la traccia;
Già Sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ Schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggire, mà oppressa muore.

Medievalis

Oggi, in quel di Pontremoli, cittadina di antiche origini adagiata su colli sotto l’arco appenninico, ha termine il programma di Medievalis.

Pontremoli
Campanone, Duomo, Castello
pic by me

Medievalis, ha il suo cuore nella rievocazione storica della concessione del diploma di Libero Comune alla Comunità di Pontremoli avvenuta nel 1226 da parte dell’Imperatore Federico II, che definì il borgo “clavis et ianua”(chiave e porta) delle comunicazioni tra la Lombardia e la Toscana.

🔗 https://visitlunigiana.it/events/medievalis-pontremoli-2022/

Al mattino, attorno alle 9:30, s’apre il mercato con banchi particolari. Quest’anno è stato il primo dopo la chiusura dovuta alla pandemia COVID ed anche il numero dei banchi ne ha un po’ risentito, essendoci stata presenza un poco minore rispetto agli anni passati.

Nel pomeriggio poi iniziano varie manifestazioni come gli sbandieratori, le rievocazioni di episodi storici, dimostrazioni con rapaci, musica e danza ma anche presentazioni di libri quasi sempre di carattere locale. Di Medievalis ne hanno parlato anche al TGRegionale.

Ovviamente, inutile dirlo, ci sono anche molte postazioni dove poter mangiare, anche con menù che richiamano, pur scherzosamente, antiche libagioni…
Io ormai vado solo al mattino, appena apre il mercato, quando l’affluenza non è ancora pesante. Non sono mai stata un tipo da feste, ma negli ultimi anni con la fibromialgia in peggioramento tendo a partecipare ancora meno. La confusione mi causa stress ed affaticamento. Per non parlare di un netto peggioramento del comportamento delle persone in generale ed in questi frangenti dei turisti! Dopo un bel giretto, un piccolo bottino ed un caffè, me ne sono tornata nella tranquillità della mia casetta.

Il bottino come sempre è composto da sapori e profumi; saponi artigianali, profumatori, incensi e spezie. Di queste ho fatto una bella scorta! Sarei stata tutto il giorno a sniffare alla bancarella delle spezie!

Tra i peperoncini ho preso il Wiri Wiri, piccole sferette dal sentore caldo e fruttato che raggiungono 100.000/300.000 sulla Scala di Scoville a seconda del luogo di raccolta e coltivazione e del periodo. Il Wiri Wiri è originario della foresta pluviale della Guyana, di cui è parte della cucina tipica in molte ricette tra cui salse, zuppe, stufati. E, a quel che ricordo, è bannato in alcuni stati come gli USA poiché pare perfetto anche per il traffico di droga.
Non vedo l’ora di trovare qualche ricetta e provarlo… il peperoncino!

VideoPoesia #1

vid by me

A drop fell on the apple tree,
Another on the roof;
A half a dozen kissed the eaves,
And made the gables laugh.

A few went out to help the brook,
That went to help the sea.
Myself conjectured, Were they pearls,
What necklaces could be!

The dust replaced in hoisted roads,
The birds jocoser sung;
The sunshine threw his hat away,
The orchards spangles hung.

The breezes brought dejected lutes,
And bathed them in the glee;
The East put out a single flag,
And signed the fete away.



Una Goccia cadde sul Melo
Un’altra – sul Tetto
Una Mezza Dozzina baciarono le Gronde
E fecero ridere i Frontoni
Alcune si spinsero oltre per aiutare il Ruscello
Che andava ad aiutare il Mare
Io Congetturavo che fossero Perle
Che Collane sarebbero state

La Polvere fu rimpiazzata, nelle Strade in Salita
Gli Uccelli cantarono giocosi
La Luce del Sole gettò via il Cappello
I Cespugli – sparsero lustrini

Le Brezze portarono afflitti Liuti
E li bagnarono nel Gaudio
Poi l’Oriente espose un’unica Bandiera
E siglò la fine della Festa



Traduzione di Giuseppe Ierolli
Summer Shower – Emily Dickinson

FotoPoesia #26

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I think that I shall never see
A poem lovely as a tree.
A tree whose hungry mouth is prest
Against the earth’s sweet flowing breast;
A tree that looks at God all day,
And lifts her leafy arms to pray;
A tree that may in Summer wear
A nest of robins in her hair;
Upon whose bosom snow has lain;
Who intimately lives with rain.
Poems are made by fools like me,
But only God can make a tree.


Non credo che vedrò mai
una poesia bella come un albero.
Un albero la cui bocca bramosa sia attaccata
al dolce seno fluente di madre Terra.
Un albero rivolto a Dio per tutto il giorno,
che innalza al cielo le sue frondose braccia
in segno di preghiera.
Un albero che in estate può indossare
un nido di pettirossi tra i capelli.
Sopra il cui cuore la neve si stende leggera,
che vive intimamente con le piogge.
Le poesie sono scritte dagli sciocchi come me,
ma solo Dio può creare un albero.

Traduzione di filastrocche.it


Trees – Joyce Kilmer

Alfred Joyce Kilmer nasce nel dicembre 1886 a New Brunswick, New Jersey. Quarto e ultimo figlio di Frederick Barnett Kilmer, medico e chimico impiegato dalla Johnson and Johnson Company e inventore del borotalco per bambini, e la scrittrice e compositrice Annie Ellen Kilburn. Il periodo scolastico è costellato di ottimi risultati che lo portano prima in quella che oggi è la Rutgers University e poi alla Columbia University. Qui, diviene editore del giornale del campus e membro attivo di un gruppo letterario e di uno di dibattito. Nel maggio 1908 si laurea, il mese seguente sposa la compagna di lungo corso, Aline Murray, giovane poetessa con la quale avrà cinque figli. Anche la vita dopo la laurea segue dei passi simili al periodo degli studi; inizia come insegnante di latino, scrive saggi, recensioni e poesie che riesce a far pubblicare. Decide quindi di trasferirsi a New York per dedicarsi esclusivamente al mondo letterario. Lavora per i primi tempi presso la casa editrice Funk and Wagnalls, dedicandosi alla preparazione di una edizione del The Standard Dictionary. Nel 1911 pubblica la prima raccolta di versi, Summer of Love. Nell’anno successivo diviene conferenziere e soprattutto scrittore speciale per il New York Times Review of Books e il New York Times Sunday Magazine. Il successo ed il riconoscimento esplodono e si confermano nel 1913, quando, in agosto, sulla rinomata rivista Poetry, viene pubblicata la poesia Trees/Alberi; l’anno successivo vede luce la raccolta Trees and Other Poems. La fede cattolica per Kilmer era molto importante, pregare per la figlioletta Rose malata di poliomielite era un qualcosa che compiva quotidianamente. Rose muore nel 1917, poco prima della nascita del fratellino Christopher e del dispiegamento del padre in Europa. Infatti, Kilmer si era arruolato nella Guardia Nazionale finendo poi reclutato nell’Esercito. Avrebbe dovuto scrivere un libro sulla guerra, di cui aveva già stipulato contratto e deciso il titolo, ma durante il periodo in Francia, dove il suo reggimento giunse in novembre, riuscì soltanto a buttare giù qualche bozza e qualche verso. Il più notevole di questi lavori resta la commemorativa Rouge Bouquet. Il valore e la forza mostrati prima ai tempi scolastici e poi lavorativi, si mostrano anche indossando la divisa. Kilmer viene subito apprezzato per le sue capacità ed il suo impegno, ottenendo sul campo il grado di sergente. Il 30 luglio 1918 viene messo a capo di una squadra per la ricerca del posizionamento di punti di attacco tedeschi; muore sul campo trafitto al capo probabilmente dalla pallottola di un cecchino, nei pressi del villaggio di Seringes-et-Nesles. Aveva trentun anni. Viene poi sepolto allo Oise-Aisne American Cemetery and Memorial. A New Brunswick, presso l’Elmwood Cemetery, viene eretto un cenotafio in sua memoria.

FotoPoesia #25 – Solstizio d’Estate, 21 Giugno 2022 ore 11:13 italiane.

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The air around was trembling-bright
And full of dancing specks of light,
While butterflies were dancing too
Between the shining green and blue.
I might not watch, I might not stay,
I ran along the meadow way.

The straggling brambles caught my feet,
The clover field was, oh! so sweet;
I heard a singing in the sky,
And busy things went buzzing by;
And how it came I cannot tell,
But all the hedges sang as well.

Along the clover-field I ran
To where the little wood began,
And there I understood at last
Why I had come so far, so fast
On every leaf of every tree
A fairy sat and smiled at me!


Summer Morning di Rose Fyleman

Contenuta nella raccolta Fairies and Chimneys pubblicata a Londra nel 1918, Summer Morning esprime nella sua semplicità il caldo e luminoso languore di una mattina d’estate.

The air around was trembling-bright
And full of dancing specks of light…

Queste righe danno vivida l’immagine di quei lunghi e voluttuosi raggi di sole, dove, immersi in un fiume dorato, scintillano pulviscoli che paiono magiche polverine lanciate dalle fate dei boschi. E proprio fate sorridenti l’autrice vede su ogni foglia degli alberi del bosco nel quale si addentra, dopo aver calpestato un prato vibrante di erba verde e farfalle colorate, percorrendo un sentierino che vi si inoltra.
Poesia, e raccolta, sono figlie di Rose Amy Fyleman, nata a Nottingham (UK) nel marzo 1877, terzogenita di John Feilmann e Emilie Loewenstein. Figlia di un commerciante di merletti di provenienza ebraica, originario dell’attuale Bassa Sassonia che anglicizzerà il cognome di famiglia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Rose Fyleman ancora bambina vede pubblicare un suo scritto su un giornale locale. Crescendo, affronterà prima un college privato e poi gli studi di canto, rimbalzando tra città quali Parigi, Berlino e Londra. Tuttavia fallirà nel tentativo di diventare cantante d’opera e rientrata a Nottingham farà l’insegnante. Poiché non era soddisfatta delle poesie nei testi scolastici, prese a scriverle essa stessa dedicandosi così anche alla scrittura di fairy poems. Un collega la porterà a tentare una pubblicazione e nel 1918 pubblica il suo primo libro, The Sunny Book, seguito da altri due volumi, Fairies and Chimneys e The Fairy Green. Nella sua lunga vita, morirà nell’agosto 1957 a ottant’anni, pubblicherà molte raccolte divenendo una delle più note e prolifiche scrittrici per ragazzi, verrà invitata in Canada per degli eventi (Winnipeg le ispirò quella che tuttora resta una delle sue più famose poesie, Winnipeg at Christmas), sarà curatrice di una rivista per bambini e tradurrà libri dall’italiano, dal francese e dal tedesco. Prolifica scrittrice, pubblicherà più di sessanta volumi di narrativa, poesia e opere teatrali.

Il cimento dell’armonia e dell’inventione è una raccolta per violino e archi scritta tra il 1723 e il 1725 da Antonio Vivaldi; i concerti piu conosciuti sono La primavera, L’estate, L’autunno e L’inverno, ossia Le Quattro Stagioni. Come per il Solstizio d’Inverno, e gli altri, anche l’Estate è accompagnata da un sonetto.


Sotto dura stagion dal sole accesa Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde ‘l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa Canta la tortorella e ‘l gardellino.
Zeffiro dolce spira, ma contesa Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;
Toglie alle membra lasse il suo riposo Il timore de’ lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:
Tuona e fulmina il cielo grandinoso Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.

FotoPoesia #23

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I bring an unaccustomed wine
To lips long parching
Next to mine,
And summon them to drink;
Crackling with fever, they essay,
I turn my brimming eyes away,
And come next hour to look.
The hands still hug the tardy glass.
The lips I w’d have cooled, alas
Are so superfluous cold
I w’d as soon attempt to warm
The bosoms where the frost has lain
Ages beneath the mould.
Some other thirsty there may be
To whom this w’d have pointed me
Had it remained to speak.
And so I always bear the cup
If, haply, mine may be the drop
Some pilgrim thirst to slake.
If, haply, any say to me
“Unto the little, unto me,”
When I at last awake.


Porto un vino inconsueto
A labbra da tempo inaridite
Vicine alle mie,
E le incito a bere;
Crepitanti dalla febbre, tentano,
Io distolgo i miei occhi traboccanti,
E torno dopo un’ora a controllare.
Le mani stringono ancora il tardivo bicchiere
Le labbra che avrei voluto rinfrescare, ahimè
Sono così esageratamente fredde
Farei prima a tentare di scaldare
Petti dove il gelo si è insediato
Da secoli sottoterra.
Alcuni altri assetati potrebbero esserci
Ai quali costui mi avrebbe indirizzato
Gli fosse rimasta la parola.
E così porto sempre la coppa
Se, per caso, mia potesse essere la goccia
Che spegne la sete di qualche pellegrino.
Se, per caso, qualcuno mi dicesse
“All’umile, a me”,
Quando alla fine mi risveglierò.



Emily Dickinson – I bring an unaccustomed wine/Porto un vino inconsueto

Nella foto: vino corposo, ben strutturato, caldo, avvolgente, dai sentori speziati, di prugne e ciliegie, il Nero di Troia è originario della Puglia in cui sarebbe giunto, stando alla leggenda, dalla Grecia grazie al mitologico Diomede. Oggi è stato compagno impeccabile durante un gustoso pranzo, mentre fuori imperversavano neve e pioggia.

FotoPoesia #20

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Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.
Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.
Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.
Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro
ognuno è solo.


Hermann Hesse – Nella Nebbia

Scrittore, poeta, filosofo, pittore, premio Nobel nel 1946, Hermann Hesse nasce nel 1877 in quello che oggi è il Land di Baden-Württemberg. Cresciuto in una situazione ambientale e personale difficile, tenta anche il suicidio, trova apparentemente conforto nel suo interesse per temi quali spiritualismo, vegetarianesimo, filosofia orientale ed affronta entrambe le guerre mondiali restando sempre fedele alla sua morale, al rifiuto di far abbracciare arte e politica e, soprattutto, al suo essere pacifista a modo suo. Colpito più volte da depressioni ed esaurimenti, prova a cercare rimedio e nuova linfa presso sanatori, case di cura e persino un pellegrinaggio in terre orientali. Tre matrimoni, due divorzi, tre figli, varie raccolte di poesie ed altrettanti racconti, una trentina di romanzi, saggi, biografie, la produzione artistica di Hesse è vasta, profonda, acculturata. I protagonisti delle sue storie affrontano un percorso di vita travagliato quanto lo fu il suo, alla perenne ricerca di Conoscenza, di Serenità Interiore, di un significato della vita stessa che però, spesso, rifugge il proprio inseguitore. Hesse muore dopo lunga malattia, nell’agosto 1962 nella sua residenza di Montagnola, nel Canton Ticino.